Enoturismo

Belìce, da Spadafora il progetto casa-cantina per battere la crisi

di Nino Amadore

Enrica Spadafora, 25 anni , laurea in Economia si è dedicata all'azienda di famiglia

2' di lettura

La vigna e il territorio come luoghi da vivere per rinfrancarsi in questi tempi così grigi.  Ovviamente degustando un buon vino. È la filosofia della casa vitivinicola Spadafora, rilanciata una ventina di anni fa da Francesco Spadafora, figlio di don Pietro dei Principi di Spadafora che l’aveva fondata. Oggi il volto di questa azienda è Enrica, 25 anni, laurea in economia e la passione per la campagna e il vino: «Sono profondamente legata alla mia Sicilia e invece di andare via, come purtroppo sono costretti a fare molti miei coetanei, ho deciso di restare qui per dedicarmi al vino e alla terra. Può sembrare strano che alla mia età – dice Enrica – una ragazza decida di passare così tanto tempo in campagna, eppure c'è una bellezza nelle albe, nei tramonti, nel cambio delle stagioni e nella lentezza della natura che mi ha sempre affascinato».

È lei di fatto la regista di un rilancio su un versante per certi aspetti nuovo ma necessario per affrontare le criticità dettate dalla pandemia: il versante che possiamo dire esperienziale con l’idea di far conoscere agli appassionati un luogo affascinante che si trova sì nel territorio del comune di Monreale (che ha il territorio più grande della Sicilia) ma incastonato tra il piccolo centro di Camporeale, tra gli ultimi della provincia di Palermo nella Valle del Belìce, e Alcamo. Un’azienda di 180 ettari di cui 100 vitati, 200 mila bottiglie prodotte l’anno, un giro d’affari derivante dal vino nel 2019 di quasi un milione che fa i conti con il calo della pandemia: «Il 30% della produzione va all’estero e in particolare in Russia, Canada, Australia, Giappone, America, Germania – racconta Enrica –. Abbiamo intanto anche avviato l’e-commerce che è in una fase di rodaggio».

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Da queste parti la caratteristica sembra essere una grande attenzione per la qualità che colloca i vini prodotti da queste parti in una fascia medio-alta del mercato:«Abbiamo per nostra scelta una resa per ettaro molto bassa – racconta Enrica che alla laurea in economia ha sommato alcune specializzazioni e ovviamente un corso di sommelier –, parliamo di 50/60 quintali per ettaro. Una scelta fatta per dare più struttura al vino». La bassa resa si confronta con le grandi soddisfazioni: in cantina un bianco (grillo) di quasi vent’anni fa che mantiene una struttura intatta. Ma la scommesssa del 2022, insieme ovviamente al mantenimento degli standard di produzione, è l’enoturismo con quella che Enrica ha definito la casa-cantina: «L’idea – dice Enrica – è di potenziare l’offerta attraverso visite, degustazione e soggiorni in cantina (la casa- cantina, con possibilità di pernottamento a partire pensiamo dall’estate».

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