MEPHISTO WALTZ

Belle époque


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  Le classi “colte” del passato, pur tra terribili epidemie (dalla Peste nera del 1347-52 che dimezzò la popolazione, alla Spagnola del 1918 con decine di milioni di morti) sapevano come star bene, malgrado certi vizietti che ringalluzzivano il diavolo nei Salotti letterari. Ad esempio andando a “passar le acque”, distruggendo nel fasto delle feste patrimoni interi di grandi famiglie. Primi a modello furono i symposion greci, con la dialettica per tenere i cervelli svegli; poi quelli della Roma imperiale frequentati da Virgilio (70 a.C-19 a.C) Orazio (65 a.C-8 a.C) e Ovidio (43 a.C-18 d.C), fino alle Accademie rinascimentali, evoluzione della tradizione monastica benedettina (Camaldoli, 1012) che attiravano l’Alberti (1404-1472) e il Ficino (1533-1499) nei palazzi medicei, contubernales veneziani di Aldo Manuzio, con le sue meravigliose Edizioni Aldine e il logo del delfino attorcigliato a un’ancora: “Festina lente”. Per arrivare alla diffusione dei salotti del ’600 e ’700, a Parigi in particolare, quasi in toto retti da grandi dame, tra la Marchesa di Rambouillet (1588-1665) e Madame Goffrin (1699-1777). Tutte “salonnière”. Forse le prime femministe antesignane delle quote rosa, senza “me too” per la testa. Derise da Molière (1622-1673), “Les précieuses ridicules” e da Rousseau (1712-1778). Ma Madame De Staël (1766-1817) teneva testa a Napoleone, tra Fouché (1759-1820) e Talleyrand (1754-1838), la miglior controfigura di Belzebù, altro che Andreotti. E poi George Sand con Chopin, fino alla Princesse de Polignac (1865-1943) mecenate di Stravinskij per “Renard” e “Oedipus Rex”. E di Satie, Milhaud, Poulenc, Diaghilev, Rubinstein, Horowitz. E di Ravel che le dedicò la celebre “Pavane pour une infante défunte”. Tutti quanti grandi frequentatori delle Terme, le tedesche, lungo la tangenziale ideale Baden-Baden, Bad Gastein, Bad Ischl, Marienbad, Karlsbad. Luoghi di incontri al vertice, di intrighi politici, di avventure libertine, di Goethe in particolare che però si incontrava con Beethoven. E di Paganini, Liszt, Hugo, Brahms, Chopin, Mahler, Wagner e quant’altri. Tra Tolstoj (1828-1910) e Dostoevskij (1821-1881) che si svenavano giocando con Madame la Roulette. Tutto ciò ebbe fine, un centinaio di anni fa.  Di quel passato sono solo rimaste le epidemie. Col Coronavirus che terrorizza il mondo, ma che il governo dittatoriale cinese ha avuto la capacità di ingabbiare. Encomiabile. Mentre la tragedia del Freccia Rossa unita a crolli di ponti e viadotti ci rimanda a Flaiano (1910-1972): «In Italia alla manutenzione si preferisce l’inaugurazione». Dalla serie, sempre più attenzione all’apparire piuttosto che all’essere.

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