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Ben-Gvir, l’ultranazionalista populista divenuto star della politica israeliana

L'astro nascente della politica israeliana potrebbe assurgere al ruolo di ago della bilancia nelle quinte elezioni politiche in poco più di tre anni e mezzo

dal nostro inviato Roberto Bongiorni

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4' di lettura

GERUSALEMME - Immaginate un politico israeliano deciso ad annettere ad Israele, senza troppi patemi, e subito, tutta la Cisgiordania. Un uomo mosso da una diffidenza mista ad acredine, con tangibili venature di odio nei confronti degli arabi. Un politico accusato 46 volte per reati tra cui fomentazione di disordini, vandalismo, istigazione al razzismo o sostegno a un'organizzazione terroristica. E condannato otto volte.

Immaginatelo tutte le volte che, rigorosamente, invoca l’illegalità dei matrimoni tra un arabo ed un ebreo. O quando sogna un mondo a suo vedere quasi perfetto, dove chi lancerà una molotov sarà condannato a morte, chi scaglierà una pietra nelle manifestazioni subirà una massiccia pena detentiva (azioni tradizionalmente compiute dai dimostranti palestinesi). Dove le pene per le forze dell'ordine che sparano contro i dimostranti (ovviamente palestinesi) saranno ammorbidite, se non annacquate con un provvedimento di immunità.

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Un uomo esentato dal servizio militare in un Paese dove è rigorosamente obbligatorio, e dove il non farlo rappresenta un serio limite alla carriera professionale, proprio a causa delle sue opinioni di estrema destra.

Itamar Ben-Gvir, 46 anni è questo. E molto altro. L'astro nascente della politica israeliana, un populista nazionalista e oltranzista in salsa religiosa, potrebbe assurgere al ruolo di ago della bilancia nelle quinte elezioni politiche in poco più di tre anni e mezzo.

Chi poteva immaginare che lui, capo del partito di estrema destra Otzma Yehudit (Forza Ebraica), entrato in Parlamento nel 2020, e da allora evitato da diversi onorevoli del Likud (il partito conservatore dell'ex premier Benjamin Netanyahu) perché non frequentabile, potesse avere tutto questo peso?

I calcoli spregiudicati di Bibi Netanyahu

In Israele, la sola democrazia del Medio Oriente, tutto è possibile. Merito delle alchimie della politica. E dei calcoli di chi, come Netanyahu, è disposto a far di tutto pur di tornare al potere.

E così, grazie anche alla supervisione di Bibi, il partito estremista di Ben-Gvir è affluito, insieme ad altri due gruppi di estrema destra, nel Partito Sionista Religioso. Una formazione ideata per superare la soglia di sbarramento del 3,25%, ma che oggi rischia di divenire, secondo i sondaggi, addirittura la terza forza del Paese con 15 seggi. Ed in questa compagine , Ben-Gvir, pur non essendo il leader, è il personaggio più emblematico, e mediaticamente più esposto.

Pur di ritornare al potere, e provare a sbarazzarsi di tre procedimenti penali per corruzione di cui si proclama innocente, Netanyahu lo ha corteggiato. Certo, corre voce che faccia molta attenzione a non farsi vedere in pubblico con quest'uomo che circola con la rivoltella sulla cintura, che non ha esitato una volta a puntarla, nonostante fosse circondato dalle sue guardie del corpo, ad una guardia palestinese. In cambio dell'ambita poltrona, Ben-Gvir si sarebbe impegnato a favorire l’approvazione di una legge che annulli i procedimenti penali a carico di Netanyahu.

Il turbolento passato e le relazioni pericolose del giovane Ben-Gvir

Un uomo è anche il suo passato. E quello di Ben Gvir, anche recente, è tutt'altro che rassicurante. Un curriculum che fa venire i brividi non solo a chi simpatizza per i partiti di sinistra, ma anche per i sostenitori dei partiti di centro.

Il curriculum vitae non è certo incoraggiante. A cominciare dal luogo in cui ha finora vissuto, l'insediamento di Kiryat Arba, vicino alla città di Hebron, è noto per essere uno dei più integralisti di tutti.

Là, il giovane Ben-Gvir ha appreso l'arte dell'intolleranza in nome della religione direttamente dal suo grande maestro e ispiratore: Meir Kahane. Ovvero il rabbino ortodosso americano-israeliano il cui partito, Kaj, è stato messo fuori legge e designato un'organizzazione terroristica in Israele. Un uomo, ucciso in un attentato a New York nel 1990, che invocava la deportazione degli arabi e la messa al bando dei rapporti sessuali tra ebrei e arabi.

Il giovane ben Gvir divenne noto quando aveva soli 19 anni, e un vento di pace spirava sulla Terra Santa. Con un gesto che si commentava da solo: apparve in televisione con un emblema Cadillac rubato dal veicolo ufficiale del primo ministro Yitzhak Rabin. In quegli anni Rabin era nel mirino degli oltranzisti religiosi per aver firmato gli Accordi di Oslo con i palestinesi. «Simo arrivati alla sua macchina e arriveremo anche a lui», disse rivolto alla telecamera. Rabin venne assassinato settimane dopo da un ultranazionalista israeliano dopo un evento a Tel Aviv a favore della pace.

Questo era Ben Gvir. D'altronde in casa sua spiccava, appeso al muro, un ritratto di Baruch Goldstein. Ovvero il giovane colono di Kiryat Arba che nel 1994 entrò nella famosa moschea di Hebron ed aprì il fuoco contro una folla di palestinesi facendo una strage (20 vittime). «Cosa dici a tuo figlio di lui?», gli è stato chiesto in una recente intervista. «Che è un uomo giusto, un eroe».

Ora l'astro nascente della politica israeliana ha furbescamente ammorbidito i toni, (si fa per dire). In pubblico non invoca azioni troppo violente e provvedimenti che suonano illegali. Avrà fatto lo stesso con il pensiero?

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