ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista a Francesco Lollobrigida

«Bene i contratti di filiera, male gli incentivi ai trattori elettrici»

Il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare promuove anche gli investimenti sulla logistica e ritiene necessario rafforzare nel Piano le misure per le imprese

di Giorgio dell'Orefice

Pesca, Lollobrigida: “In Ue sforzi per far smettere attività. Filiera corta fondamentale”

4' di lettura

«Molto bene i bandi che incrociano le reali esigenze delle imprese come i contratti di filiera e i sostegni agli investimenti sulla logistica agroalimentare. Misure risultate attrattive ed efficaci con domande che superano di gran lunga le disponibilità. Meno bene altri capitoli condizionati da impostazioni “ideologiche”, come gli incentivi ai trattori elettrici o altri che si sono scontrati con l’aumento dei costi delle materie prime. I fondi risparmiati sulle misure meno attrattive andrebbero ora spostati verso quelle con le maggiori richieste. Abbiamo proposto al ministro Fitto di individuare le modalità per consentire al maggior numero possibile di imprese di beneficiare delle opportunità del Pnrr
e del Piano nazionale complementare (Pnc)».

È il bilancio che il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha tracciato con Il Sole 24 Ore, sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza a poco più di 50 giorni dall’insediamento ma anche con le scadenze di fine anno che si avvicinano. Un piano che ha un significativo capitolo “agricolo” con un budget di circa 4,88 miliardi di euro e misure che vanno dagli incentivi ai contratti di filiera e di distretto (1,2 miliardi), alla realizzazione di un “parco agrivoltaico” (1,5 miliardi), dai sostegni alla logistica agroalimentare (800 milioni) a quelli sulla resilienza del sistema irriguo (880 milioni) e alla meccanizzazione agricola (500 milioni).

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Partiamo dalle note positive, contratti di filiera e logistica agroalimentare.

I contratti di filiera risultano essere sempre più una risposta organizzata e strutturale nel settore della produzione agricola, della trasformazione e della pesca. Ad oggi risultano impegnati 350 milioni dedicati allo scorrimento del IV bando e 690 milioni per il V bando dei contratti di filiera del settore agroalimentare, 103 milioni nel bando dei distretti del cibo e 50 per i contratti di filiera per pesca e acquacoltura. Di fatto nel primo anno di applicazione è già stato impegnato l’intero budget.

Grande interesse hanno riscosso anche gli investimenti sulla logistica.

Alla misura dedicata alla logistica agroalimentare, della pesca e di floricoltura e vivaismo corrispondono tre distinti bandi. Incentivi sono previsti per la realizzazione di progetti mediante l’innovativo strumento dei Contratti per la logistica agroalimentare. Secondo i dati di Invitalia, sono pervenute 133 domande, per un valore pari a quasi 700 milioni (in grado di generare col cofinanziamento privato un investimento di circa 1,4 miliardi). Una misura che quindi andrebbe rifinanziata nella prossima revisione del Pnrr. Altra area di intervento che ha riscosso grande interesse è quella sullo sviluppo della logistica nelle aree dei mercati agroalimentari all’ingrosso. Infine, per quanto riguarda il capitolo relativo agli interventi sulla logistica nelle aree portuali la dotazione di 150 milioni appare sottodimensionata rispetto alle esigenze di modernizzazione.

E veniamo invece alle difficoltà, come procede il bando sul Parco agrivoltaico?

Le domande pervenute sono circa 9mila e finanziamenti pari a 609 milioni (su un budget di 1,5 miliardi). Il soggetto attuatore della misura, il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) sta procedendo con le attività istruttorie, in vista della scadenza di fine anno.

Pesa il vincolo dell’autoconsumo: le aziende agricole possono investire sui pannelli solo per soddisfare il proprio fabbisogno e non cedere energia a terzi.

Quel vincolo va ripensato alla luce delle carenze energetiche emerse a seguito dell’aggressione della Russia all’Ucraina che, al contrario della fase in cui il Pnrr venne progettato, oggi dovrebbero spingere alla massima produzione possibile
da immettere nella rete.

Altra misura strategica riguarda gli investimenti sulle infrastrutture irrigue.

Un capitolo di grande importanza come dimostrato dall’emergenza siccità. Corretto utilizzo dell’acqua, risparmio idrico e accumulo sono priorità. Aspetti decisivi anche per incrementare la produzione di energia idroelettrica. Abbiamo proposto al ministro delle Infrastrutture Salvini e a quello dell’Ambiente Pichetto una cabina di regìa che affronti il tema di una pianificazione congiunta per rimuovere le criticità burocratiche e normative e realizzare interventi mirati ed efficaci. Diventa essenziale coinvolgere i consorzi di bonifica e le società pubbliche e private di gestione delle reti idriche.

E veniamo alla meccanizzazione agricola che ha definito una misura ideologica. Cosa c’è di ideologico nei trattori?

L’esempio eclatante è quello delle macchine elettriche o a biometano cui sono riservati fondi Pnrr e che sul mercato non sono disponibili nelle dimensioni e caratteristiche che ne permettano un utilizzo in agricoltura. I dati dicono che nel 2021 a fronte di 5mila trattori venduti sa quanti sono stati quelli elettrici? Dodici.

Come se ne esce?

Se l’obiettivo è ridurre le emissioni di CO2, va incentivato un sistema di rottamazione dei trattori di vecchia generazione e inquinanti, con macchine agricole “Stage V” con emissioni inferiori di quasi il 100%. Se così fosse, sarebbe possibile raggiungere in una prima fase 10mila beneficiari e in una seconda 15mila.

Ci sono margini per una rimodulazione del Pnrr?

La possibilità di modifiche non solo è ipotizzabile, ma si sta già attuando come nel caso del Lussemburgo. E anche la Germania ha chiesto di poter cambiare il suo Pnrr. L’obiettivo non può essere solo spendere i fondi, ma spenderli bene. E invece abbiamo assistito alla sterile propaganda di chi parlava di un Piano realizzato con accortezza e con una visione strategica. In realtà gran parte del Pnrr è una somma di istanze raccolte in fretta senza tener conto della loro utilità o possibilità di realizzazione. Il tutto gestito da un apparato dello Stato nel quale il turnover è stato a lungo bloccato. La nostra storia recente descrive un Paese incapace di spendere in archi temporali lunghi qualche decina di miliardi. Come si può pensare di spenderne oltre 200 entro il 2026?

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