Tessile-moda

Bene l’export, ma i livelli pre Covid sono lontani

di Giulia Crivelli

2' di lettura

La Lombardia non è solo la locomotiva dell’Italia, lo è anche per il tessile-moda-abbigliamento (Tma). Nella nostra regione ci sono aziende di tutta la filiera, dal monte al valle, dalle lavorazioni tessili al prodotto finito e molti grandi gruppi e marchi hanno importanti sedi produttive (bastino due nomi: Giorgio Armani e Dolce&Gabbana) e quartieri generali a Milano.

La città è a sua volta volano dell’intero Tma sia per i numerosi laboratori del centro e della provincia, sia per le settimane della moda (quattro all’anno) e per le fiere: domani torna in presenza Homi Fashion&Jewels e dal 19 al 21 settembre ci saranno edizioni finalmente corpose di Micam (calzature), Mipel (pelletteria) e theOneMilano (abbigliamento). Le manifestazioni passeranno il testimone alle sfilate e presentazioni in città proprio il 21 settembre, quando inizierà la settimana della moda donna, vetrina delle collezioni per la primavera-estate 2022. Anche in questo caso (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 settembre), per la prima volta dal febbraio 2020, gli eventi in presenza e con pubblico saranno più di quelli digitali.

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Tanti segnali positivi che non cambiano però la realtà del 2020 e della prima parte del 2021: il Tma è tra i comparti che hanno sofferto di più per la pandemia e sarà tra gli ultimi a uscire dal tunnel (non a caso è uno dei settori per i quali lo sblocco del licenziamenti è slittato al 31 ottobre). Il traino per le circa 8mila aziende lombarde del Tma (5.328 nell’abbigliamento e 2.608 nel tessile) verrà – e sta già venendo – dall’export: i numeri del Centro studi di Confindustria Moda su dati Istat indicano che nel primo semestre 2021 l’export di prodotti tessili e articoli di abbigliamento (compresi pelle e pelliccia) delle aziende lombarde è stato di 4,5 miliardi, in crescita del 23,9% rispetto ai 3,6 miliardi del 2020, ma ancora inferiore ai livelli pre Covid: se confrontato con il primo semestre 2019 l’export è passato da 4,87 miliardi ai 4,5 del periodo gennaio-giugno, in calo quindi ancora del 6,8%. Se però il trend del primo semestre continuasse, la ripresa potrebbe arrivare entro l’anno.

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