Cinema

«Benedetta», lo scandalo è servito al Festival di Cannes

Sulla Croisette è stato presentato in concorso l'attesissimo film di Paul Verhoeven. In lizza per la Palma d'oro anche «The Worst Person in the World»

di Andrea Chimento

2' di lettura

Paul Verhoeven torna a dare scandalo: cinque anni dopo «Elle», il regista olandese ha presentato sulla Croisette «Benedetta», un'altra pellicola controversa che non ha lasciato indifferenti critica e pubblico del Festival di Cannes.

Il film è ispirato a una storia vera, quella della mistica Benedetta Carlini, raccontata da Judith Brown in «Atti impuri» del 1986: la giovane Benedetta, figlia di una famiglia benestante, entra a soli 9 anni nel convento di Pescia, in Toscana, in un periodo in cui la peste nera ha sparso miseria in tutta la penisola.

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La giovane suora ben presto inizia ad avere strane visioni, tra l’erotico e il religioso, che suscitano allo stesso tempo perplessità e fascino all'interno del convento. Benedetta, intanto, si avvicinerà a una novizia con cui creerà un legame sempre più intimo.

Fin dal soggetto si coglie facilmente come il materiale di partenza sia perfettamente nelle corde di Verhoeven, regista che per buona parte della sua carriera ha giocato con l'erotismo, cercando di provocare e scardinare le regole del cinema più convenzionale: basti pensare a «Basic Instinct» o «Showgirls», oltre al già citato «Elle», per farsi un'idea in tal senso.

Un film ai limiti del grottesco

La prima cosa che colpisce vedendo «Benedetta» è la buona cura fotografica delle immagini: il direttore della fotografia, Jeanne Lapoirie (che annovera tra i suoi lavori precedenti «8 donne e un mistero» e «120 battiti al minuto»), ha dato vita a efficaci giochi di luci e ombre, capaci di mostrare tutte le controversie psicologiche del personaggio principale della pellicola.Nonostante la complessità della tematica, Verhoeven punta spesso su un registro grottesco e kitsch, che finisce per stonare con il resto della narrazione, soprattutto con l'approssimarsi della conclusione.

Il film riesce ugualmente a risultare godibile e tutt'altro che banale, ma il disegno d'insieme ha alcune crepe che non permettono un totale coinvolgimento e la continua alternanza tra un registro profondo e uno più superficiale finisce più per danneggiare che per stimolare riflessioni degne di nota.

Buono il lavoro di un cast in cui, oltre alla protagonista Virginie Efira, sono da segnalare Charlotte Rampling, Lambert Wilson e Daphne Patakia, quest'ultima nei panni della suora con cui Benedetta ha una relazione.

The Worst Person in the World

In lizza per la Palma d'oro è stato presentato anche «The Worst Person in the World» del norvegese Joachim Trier, che torna in concorso a Cannes sei anni dopo «Segreti di famiglia».

Si tratta di un bel passo avanti per Trier rispetto ai suoi lavori precedenti, perché in questa pellicola, che racconta la maturazione emotiva e sentimentale di una trentenne, si mescolano efficacemente vari registri, dalla commedia al dramma, passando per il melò.Attraverso passaggi graffianti e sarcastici, la sceneggiatura costruisce una protagonista ben sfaccettata, credibile e con cui è facile immedesimarsi.

Diviso in vari capitoli, «The Worst Person in the World» è un prodotto semplice ma incisivo, un po' altalenante nella parte centrale ma comunque dotato di tanti spunti brillanti che lo rendono riuscito e godibile.Grande prova della protagonista Renate Reinsve, che potrebbe dire la sua per la Palma come miglior interprete femminile della kermesse.

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