autoerotismo

Benedetto sia Onan: masturbazioni creative tra cinema e letteratura

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento


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3' di lettura

E benedetta sia la masturbazione, vien da dire, al solo pensare al principe dei romanzieri. Che ne sarebbe di “À la recherche du temps perdu” senza le ossessioni creative di quel Marcel Proust la cui foga onanistica preoccupava a tal punto il padre, esimio docente alla Facoltà di Medicina, da supplicarlo di darsi pace “almeno per quattro giorni”. Per non parlare di Philip Roth che con il morboso e ossessivo Lamento di Portnoy la ha elevata a caposaldo della letteratura. “Il bello della masturbazione è che non sei obbligato a metterti elegante” è la raffinata sintesi di Truman Capote. “C'è chi si masturba per non perdere l'orientamento”, condensava Alda Merini, quando ancora internet non era diventata faro e bussola dei cultori di Onan. Perché di onanisti, oltre ai bagni dei licei con scritte dalla creatività altisonante, sono dense le pagine letterarie e il cinema. “Talvolta la donna è un utile surrogato dell'onanismo. Con naturalmente un sovrappiù di fantasia” spiegava eloquentemente Karl Kraus. “Non denigrare la masturbazione. E’ sesso con qualcuno che amo” ammoniva perentorio Woody Allen in “Io e Annie” del 1977. Ed è proprio con la settima arte che la masturbazione raggiunge l’apoteosi creativa.

Masturbazioni da grande schermo

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In “ Chiamami col tuo nome ”, uno dei film cult degli ultimi tempi, tra le sequenze più ricordate c'è quella in cui Elio si masturba con un frutto, una pesca, che è diventata il simbolo iconografico di questo bellissimo film firmato da Luca Guadagnino. “ La forma dell'acqua ” di Guillermo del Toro crea scalpore poiché in un film dai toni fantasy, pensato per il grande pubblico, ma anche perfetto per una visione in famiglia (non a caso ha vinto anche numerosi Oscar, tra cui quello per il miglior film), ci sia una scena di masturbazione con protagonista Sally Hawkins, principale personaggio femminile della pellicola. In “ Psycho ”, remake del 1998 del capolavoro di Alfred Hitchcock, Gus Van Sant riprende il film originale inquadratura per inquadratura. Tra le pochissime differenze c'è una sequenza che mostra esplicitamente Norman Bates che si masturba mentre spia Marion Crane che si spoglia: la guarda da un buco segreto del suo ufficio da cui può osservare la camera della sua cliente.

Masturbazioni proibite

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In “ The Neon Demon ” di Nicolas Winding Refn tra le sequenze più sconvolgenti c'è quella in cui Jena Malone pratica addirittura la necrofilia, provocandosi piacere attraverso il contatto con un cadavere. È una scena di autoerotismo tra le più scandalose degli ultimi anni. E poi un grande classico che non poteva mancare: ne “ L'esorcista ”, una Linda Blair, completamente posseduta, si provoca piacere tramite un crocifisso. È una delle scene probabilmente più ricordate di tutta la storia del cinema horror, ancora oggi (a distanza di oltre 45 anni dall'uscita del film) in grado di scandalizzare come poche altre. Andando al versante comico, cui la masturbazione ha fornito parecchio materiale, in “ Tutti pazzi per Mary ” Onan provoca la gag più famosa di questa commedia demenziale firmata dai fratelli Farrelly, dato che causerà a Cameron Diaz una pettinatura decisamente inusuale. In “ American Pie ” l’autoerotismo è alla base di sequenze brillanti e di grande comicità, con il protagonista che usa una torta per darsi piacere. Nel film di Todd Solondz “ Happiness ” ci sono ben due sequenze di grande impatto legate all'autoerotismo: la prima vede protagonista Philip Seymour Hoffman nei panni di un uomo solo e introverso, che passa le sue giornate telefonando a ragazze la cui voce gli provoca notevole eccitazione; la seconda ha al centro un ragazzino (figlio di un pedofilo), che nel finale del film ha il primo vero orgasmo della sua vita. In “ Mulholland Drive ”, nell'ultima parte del capolavoro di David Lynch, c'è un momento di grande drammaticità, quando Naomi Watts si infligge un violento autoerotismo, che simboleggia tutta la sua disperazione, la solitudine e anche la frustrazione sessuale del suo personaggio.

Clockwork Orange - Beethoven 9th

Kevin Spacey, invece, si masturba pensando all'amica della figlia adolescente in “ American Beauty ”, pellicola che ha avuto enorme successo, portandosi a casa anche l'Oscar per il miglior film. Infine il genio di Kubrick con “il piacere impiacentito e divenuto carne” di Alex che sulle note di Beethoven trova l’orgasmo in “Arancia Meccanica”. Insomma dal biblico Onan - che più che masturbarsi praticava il coitus interruptus - la strada artistica della masturbazione è un fiume creativo che ci piace far sfociare nell’assolo di Giorgio Gaber: “Le più belle trombate della mia vita le ho fatte da solo”. E sì, dopo secoli e secoli d’ostracismo, benedetto sia Onan!


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