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Benetton, prove di convivenza: la dinastia si rafforza in Atlantia

Tre rappresentanti dei rami della famiglia nel board di holding e controllate. Accantonato il break up, resta l'ipotesi di monetizzare quote di minoranza

di Laura Galvagni

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(REUTERS)

Tre rappresentanti dei rami della famiglia nel board di holding e controllate. Accantonato il break up, resta l'ipotesi di monetizzare quote di minoranza


3' di lettura

Non ci sarà alcun break up in casa Benetton, piuttosto si lavora a un modello di convivenza pacifica. E l’esempio lampante che questa è la direzione che ora la dinastia intende seguire è quanto annunciato ieri da Atlantia. La famiglia Benetton ha infatti riaffermato il suo interesse e il suo pieno supporto alla holding. Lo ha fatto in modo inatteso e in maniera incisiva: tre rappresentanti dei quattro rami della dinastia entreranno nel board della capogruppo e delle sue controllate.

Un ingresso che di fatto non ha precedenti concreti, considerato che solo Gilberto Benetton ha preso posto per qualche tempo nel board del gruppo infrastrutturale. Qui, invece, è di fatto la famiglia che, quasi al completo, in qualità di azionista ha deciso di far sentire il proprio peso e la propria attenzione sull’intero gruppo Atlantia.

In particolare, Sabrina Benetton, figlia dello scomparso Gilberto, entrerà nel consiglio della holding; Christian Benetton, erede di Carlo, farà il suo ingresso in Adr, mentre Franca Bertagnin Benetton, figlia di Giuliana, siederà nel cda di Telepass. Nessuna poltrona verrà occupata invece da Luciano Benetton, e dalla sua dinastia, che comunque non si è in alcun modo opposto al riassetto delle controllate. A dimostrazione del fatto che la manovra ha anche il chiaro intento di dimostrare al mercato che Ponzano ora si muove in maniera compatta. D’altra parte il mancato ingresso nella stanza dei bottoni delle partecipate è anche conseguenza di scelte precise compiute all’interno del ramo.

Luciano è tornato alla presidenza di Benetton Group e sta riversando tutte le proprie energie sul rilancio dello storico marchio di famiglia, quello che ha permesso ai Benetton di creare l’impero che oggi controllano. Il figlio Alessandro, invece, che è presente nel board di Edizione, in più occasioni ha rimarcato di aver avviato da tempo un’attività propria e di essere concentrato su quello. In questa fase, inoltre, è anche impegnato come presidente della Fondazione Cortina 2021 e sembra sempre più orientato a restare fuori dagli affari di Ponzano.

A proposito delle partecipate, nessuno entrerà nel consiglio di Autostrade per l’Italia. Su Aspi ci sono ancora due grandi nodi da sciogliere. Da un lato è ancora irrisolto il tema della governance mentre dall’altro è ancora pendente la questione giudiziaria legata alla tragedia del Ponte Morandi. Di qui la decisione di prendere posto nelle altre partecipate con l’intento comunque di riaffermare l’interesse sull’intero perimetro del gruppo Atlantia.

Una decisione, si racconta, maturata anche a valle di alcuni segnali precisi colti sul mercato e ai quali la famiglia, dopo un lungo processo di valutazione che ha scandagliato numerose ipotesi non ultima quella della spartizione degli asset, ha scelto di rispondere in maniera netta. Anche perché, sollecitati da voci di dissidi interni, in modo più o meno esplicito diversi soggetti finanziari e industriali, in scia alla tragedia di Genova e alla successiva scomparsa di Gilberto Benetton, si sono affacciati pensando di poter fare di Atlantia una preda. Convinti, probabilmente, che i Benetton si sarebbero defilati in tempi rapidi o comunque avrebbero abdicato volentieri al ruolo di azionista di controllo della holding e delle sue partecipate. Tra i tanti si sarebbero fatti avanti anche diversi fondi infrastrutturali, lo stesso gruppo Macquarie che, si dice, avrebbe guardato con particolare interesse ad Aspi. Ma il break up, per diverse ragioni, si è rivelato una strada impraticabile.

Diversa, invece, è l’idea di poter cedere quote di minoranza dell’ampio portafoglio e di monetizzarne i benefici. A riguardo sono già in corso valutazioni e processi veri e propri su Adr e Telepass, così come non si può escludere che potrebbero entrare nel novero delle quote valorizzabili anche parte delle partecipazioni finanziarie (Mediobanca e Generali). D’altra parte questo non si scontra in alcun modo con il messaggio generale che i Benetton di fatto vogliono dare, ossia che sono azionisti “stabili” e di lungo termine di Atlantia. La presenza importante ma non invasiva nei board della holding, di Adr e di Telepass va nella direzione di ribadire con un atto concreto l’interesse per gli asset in portafoglio.

Sul piano tecnico il nuovo assetto dei consigli di amministrazione non comporterà alcun aggiustamento particolare. Sia il cda di Adr che quello di Telepass per statuto potevano essere allargati all’ingresso di un nuovo membro mentre da Atlantia si è dimesso, una volta completata l’uscita da Edizione, Marco Patuano. Sabrina Benetton entrerà dunque al posto dell’ex manager di Ponzano Veneto.

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