Moda

Benetton: «Sostenibili nel dna. Il nostro lavoro per le collezioni e gli store green»

ll ceo, Massimo Renon, parla dell'impegno storico del gruppo per la sostenibilità e il rispetto sociale e ricorda l'impegno sulle materie prime e il target del 100% di cotone sostenibile entro il 2025

di Alessandra Capozi

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La sostenibilità, l'attenzione agli sprechi e il rispetto sociale sono connaturati nella storia di Benetton che da oltre mezzo secolo è focalizzata su principi etici e ambientali. "Sono parti integranti del dna", spiega a SustainEconomy.24, il report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, il ceo Massimo Renon. Che racconta il lavoro dell'azienda di moda italiana sulle collezioni, dai capi monofibra ai materiali naturali e riciclati con l'obiettivo di arrivare al 100% di cotone sostenibile entro il 2025. E sottolinea anche l'impegno sul risparmio energetico e gli store green. Perché, osserva, "produrre in maniera sostenibile sarà il solo modo di produrre in futuro". Ci vorrà del tempo ma deve essere e sarà il modello dominante dei prossimi anni.

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Da sempre Benetton, accanto all'avanguardia nell'abbigliamento ha sposato un'attenzione al sociale e all'ambiente. Dai materiali alla catena di fornitura al packaging ci parla della strategia del gruppo?

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«Pensando a Benetton, l'espressione 'sostenibile' è da sempre connaturata alla sua storia. Storia iniziata oltre mezzo secolo fa, nel 1965, della quale 30 anni focalizzati oltre che su campagne di comunicazione con attenzione alla difesa dei diritti umani, anche su un costante controllo della supply chain, basato non solo su criteri di competitività e trasparenza, ma anche su principi etici e ambientali. Benetton è sempre stata attenta ai cambiamenti della società con uno sguardo proiettato in avanti. Sostenibilità, attenzione a sprechi, etica e rispetto sociale sono sempre stati e continueranno ad essere parti integranti del nostro Dna. Oggi la sostenibilità permea tutta l'attività dell'azienda con lo scopo di diventare cultura condivisa. Dal risparmio energetico alla raccolta differenziata, Benetton Group e i suoi dipendenti collaborano quotidianamente per rendere le proprie sedi luoghi sempre più virtuosi e rispettosi dell'ambiente. Si sta conducendo un enorme lavoro sulle materie prime, impiegando materiali naturali, riciclati, rigenerati o certificati da autorità globali nel campo della sostenibilità. Si realizzano prodotti in cui l'80% delle fibre è di origine naturale, capi monofibra. Vengono impiegati cotone e ovatta riciclati, cotone BCI e cotone biologico e si punta ad avere entro il 2025 il 100% del cotone sostenibile».

Avete anche lanciato degli store green. Quali sono i prossimi passi e i progetti?

«La nostra è una strategia di sostenibilità a 360 gradi, declinata alle collezioni, alla supply chain e al punto vendita. A marzo 2021 è stato presentato a Firenze un nuovo Store Concept a basso impatto ambientale, caratterizzato da impiego di materiali riciclati e sostenibili, tecnologia all'avanguardia per la gestione dell'energia e capi con elevate performance di sostenibilità. Il negozio di Firenze rappresenta il punto di riferimento per il retail del futuro. E' un concept unico a livello mondiale studiato per dare l'avvio ad una nuova fase della nostra azienda, un progetto in cui crediamo fortemente. Sempre quest'anno, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, Benetton Group ha presentato 'Green B', una manifestazione esplicita da parte dell'azienda nell'ambito della sostenibilità, una visione a 360° che mette a sistema l'impegno per l'ambiente e le persone. Nei prossimi anni, le attività del Gruppo vedranno un impegno incrementale per avere prodotti ancora più sostenibili, una catena di fornitura ancora più rispettosa dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori, e sedi e negozi ancora più efficienti dal punto di vista energetico e della gestione degli sprechi».

Un forte impegno, quindi, in termini di circolarità e impatto ambientale?

«Come dicevo, l'utilizzo di nuove fibre riciclate e rigenerate nei prodotti e la selezione di tessuti in monofibra, più facili da riciclare, è in progressivo aumento. Il nostro impegno è serio, costante e rivolto al futuro, su tutti i fronti, e lo dimostrano gli importanti riconoscimenti internazionali che abbiamo ricevuto. Quelli legati all'utilizzo dei materiali. Come per la lana eccellente: dal 2017 Benetton è parte di Iwto, International Wool Textile Organization, mentre i filati italiani 100% lana merino extrafine e Shetland vengono certificati da Woolmark, la massima autorità nel campo della lana. Riguardo al cotone, sempre dal 2017 Benetton è nel programma Bci, Better cotton initiative (cotone dal minimo impatto ambientale) ed, entro il 2025, l'obiettivo è quello di realizzare le collezioni con il 100% di cotone sostenibile. Nel 2020, per il secondo anno consecutivo, il report Fashion Trasparency Index ha attestato la credibilità delle informazioni comunicate da Benetton, mentre Greenpeace ci ha inseriti tra le quattro aziende di moda che guidano il cambiamento verso l'eliminazione di sostanze inquinanti nei processi produttivi».

I clienti italiani sono ‘viziati' dal bello e dal made in Italy. Che tipo di risposta vedete di fronte ad un approccio più sostenibile?

«Nella strategia di Benetton Group il consumatore finale e tutte le sue esigenze sono al centro della traiettoria. E per il consumatore contemporaneo, in particolare quello più giovane, la sostenibilità è un asset importante. Quindi esiste già una grande consapevolezza da parte del pubblico. Il cliente vuole avere informazioni sui capi che acquista, sapere da dove provengono e controllare l'etichetta. I cartellini dei nostri capi sostenibili sono dotati di un QR code che rimanda alla sezione sostenibilità del sito Benetton».

Voi destinate al green una fetta di investimenti. Si concilia la visione sostenibile con la gestione e il profitto aziendale?

«Produrre in maniera sostenibile sarà il solo modo di produrre in futuro; tutto il mondo economico si sta muovendo in questa direzione. Non si tratterà di una trasformazione immediata, ci vorrà del tempo ma inevitabilmente questa deve essere e sarà il modello dominante dei prossimi anni».

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