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Benevento attende la Via per il piano Fortore

di Vera Viola

3' di lettura

Benevento è la seconda provincia del Mezzogiorno per produzione di energia da fonti rinnovabili dopo Cosenza. E qui, dove i primi parchi eolici sono stati realizzati quasi trent’anni fa, si pone l’esigenza di sostituire e innovare.

Ha proprio questo scopo il progetto Fortore: lo ha proposto la IVPC, azienda avellinese che costruisce e gestisce impianti eolici nelle regioni meridionali che fa capo a Oreste Vigorito, oggi anche presidente di Confindustria Benevento. Il progetto prevededi realizzare un forte aumento di produzione di energia eolica con minore consumo di suolo. Insomma, un piano da far partire subito, con la fame di energia generata dalla guerra del gas, senza se e senza ma.

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Ma, al contrario, il progetto Fortore ha già atteso nove lunghi mesi e solo pochi giorni fa ne è stata comunicata la “ammissibilità alla Valutazione di impatto ambientale” da parte del ministero della Transizione ecologica.

In cosa consiste il Piano per il Fortore? Vigorito lo illustra così: «Intendiamo sostituire i generatori eolici che abbiamo installato nelle province di Benevento e di Foggia negli anni tra il 1995 e il 2000. Siamo stati precursori in Italia. Oggi abbiamo l’esigenza, ancora una volta da precursori, di rinnovare il parco macchine poichè nel giro di pochi anni rischiamo che si fermino e diventino torri dismesse: quindi inutili e portatrici di degrado». Vigorito spiega meglio il progetto e chiarisce che con tecnologie più avanzate una sola macchina eolica puo fare il lavoro di sette del vecchio tipo, anzi, può produrre il 30% di energia in più. «Proponiamo un revamping – aggiunge Vigorito – al posto delle 280 attuali torri eoliche della valle del Fortore, potrebbero essercene solo 38. Una operazione che successivamente potrebbe essere replicata anche altrove».

Dopo la Via da parte del ministero il progetto che supera la produzione di 30 megawattora, dovrà cominciare l’iter in Regione Campania. Se e quando le autorizzazioni saranno state rilasciate, ci vorranno 13 mesi per la realizzazione dell’opera: smontaggio e smaltimento delle vecchie pale eoliche, costruzione di opere civili e montaggio di nuovi impianti. «Il problema – segnala Vigorito – è che è difficile in questo periodo procurarsi gli impianti, a causa di una forte richiesta proveniente da vari Paesi del mondo. Una volta ordinati a produttori danesi o tedeschi bisogna attendere tra i 13 mesi e i due anni per la consegna».

Il Gruppo IVPC, è una delle prime aziende italiane nel settore della produzione di energia (oltre 457.000 MW/h all’anno) e di manutenzione di impianti eolici e fotovoltaici, impegnata anche nella mobilità sostenibile e nell'efficienza energetica: con un fatturato di circa 112 milioni annui e una forza lavoro di 210 risorse direttamente occupate oltre a 300 occupate indirettamente. Produce in sei regioni italiane: Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria.

Il Sud si colloca bene in Italia per la produzione di energia eolica. Ma si potrebbe fare molto di più.

La Campania è la terza regione italiana per produzione di energia eolica, con una forte concentrazione nelle province interne, tra Irpinia e Sannio. Dopo Puglia e Sicilia, seguita da Basilicata e Sardegna. Le regioni meridionali nel 2021 avevano una potenza istallata di circa 9mila Mw, ma Anev (l’associazione che riunisce oltre cento imprese del vento) stima che tale produzione potrebbe crescere a 13.300 Mw entro il 2030.

Uno snellimento delle procedure – secondo Anev – avrebbe l’effetto di far nascere centinaia di imprese con la creazione anche di almeno 40mila nuovi posti di lavoro. Occupando, tra l’altro solo il 2% del territorio. Se poi si decidesse di combinare sviluppo dell’eolico e del fotovoltaico, gli effetti sulla economia meridionale potrebbero essere ancora più importanti.

«Insomma – sottolionea Vigorito – quando si dice che la attuale crisi energetica e la necessità della transizione possano avere risvolti positivi sul Mezzogiorno facendone l’hub energetico d’Italia, si dice cosa vera. Ma si dovrebbe lavorare in questa direzione».

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