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Benevento, Stress esporta la casa a idrogeno nei borghi della Toscana

Emissioni zero

di Vera Viola

 La Casa H-Zeb, alimentata a idroigeno e con zero emissioni

2' di lettura

Una casa con zero emissioni, che utilizza energia solare e fotovoltaica e, da qualche mese, è alimentata anche a idrogeno. È stata costruita a Benevento, nel centro storico, per iniziativa di Università degli Studi del Sannio, Distretto STRESS e Solid Era. È la prima casa a idrogeno d’Italia ed è abitata da due studentesse che collaborano all’esperimento.

Oggi il progetto campano compie un passo in avanti: l’esperimento, infatti, primo in Italia per la tipologia di applicazione innovativa nell’utilizzo dell’idrogeno per le costruzioni, potrebbe presto essere replicato in Toscana. Il Distretto per le Costruzioni Sostenibili STRESS, ha infatti partecipato alla manifestazione di interesse della Regione Toscana. Ed è già all’opera per realizzare impianti a idrogeno da installare nei casali di lusso. Stress ha proposto al tavolo regionale toscano dedicato all’idrogeno una linea di sviluppo esclusivamente dedicata all’architettura rurale tipica del territorio toscano spesso destinata ad accoglienza per turismo di charm.

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La costruzione della casa beneventana risale al 2012, come nZEB (nearly Zero Energy Building) che vuol dire edificio residenziale a consumo di energia quasi zero. Poi è diventata un edifico H-ZEB (Hydrogen Zero Emission Building) arricchendosi di nuove tecnologie che traguardano la transizione energetica attraverso l’utilizzo dell’idrogeno.

Insomma, STRESS e Università del Sannio l’hanno progettata (nell’ambito del programma di ricerca SMART CASE “Soluzioni innovative multifunzionali per l'ottimizzazione dei consumi di energia primaria e della vivibilità indoor nel sistema edilizio”) per farne un dimostratore in scala reale.

L’ultimo intervento sul prototipo campano consiste nella installazione di un impianto alimentato al 100% da idrogeno per la produzione combinata di energia elettrica e calore necessari a soddisfare le richieste energetiche dell’edificio. In altre parole, si tratta della prima installazione in Europa, su un edificio reale, di un microcogeneratore a celle a combustibile ad ossidi solidi alimentato ad idrogeno puro. L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla collaborazione nata nell’ambito dell’Associazione Italiana per l’Idrogeno e celle a combustibile che ha trovato sbocco applicativo nell’edificio dimostratore. Questo diviene, con questa applicazione, una «palestra tecnologica» per lo sviluppo ed il testing delle tecnologie dell’idrogeno in grado di rispondere alle particolari esigenze del settore residenziale. L’edificio è inoltre un Living Lab essendo completamente monitorato, attraverso avanzate tecnologie domotiche, con l’obiettivo di individuare, real time, prestazioni, criticità e potenzialità, con l’obiettivo sia di favorire l’accettabilità sociale delle tecnologie dell’idrogeno con riferimento agli aspetti di sicurezza e ai benefici ambientali sia di formare nuove figure professionali sulle tematiche energetiche.

Dice il rettore dell’Università del Sannio Gerardo Canfora: «L’edificio H-ZEB sta permettendo di mettere a sistema innovative metodologie progettuali, costruttive e impiantistiche. E sta anche contribuendo a formare una nuova generazione di giovani ricercatori nella lotta ai cambiamenti climatici». «Si tratta di una iniziativa che rappresenta una chance per il Mezzogiorno – afferma il presidente di Stress, Ennio Rubino – per la sua posizione e possibilità di adottare tecnologie “carbon free” quali quelle basate sul vettore energetico idrogeno. E si tratta di un’iniziativa condotta in autofinanziamento per favorire e accelerare l’implemetazione di un’innovazione ormai pronta».

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