Distribuzione

Bennet entra fra i soci di Végé, alleanza da 10 miliardi di ricavi

Nasce il sesto gruppo della Gdo in Italia che apre a nuove operazioni

di Enrico Netti

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3' di lettura

Continua il riassetto della Gdo italiana. Bennet, catena di ipermercati presenti nel Nord Italia, entra come socio nel Gruppo Végé e porta in dote 63 punti vendita di taglio medio, con una superficie media tra i 4 e i 5mila metri quadri, circa 7mila dipendenti e un fatturato 2018 di 1,6 miliardi, con una crescita del 3% sull’anno precedente. Numeri che fanno diventare il gruppo comasco il primo socio di Végé, cooperativa italiana multi-insegna della distribuzione. «Grazie a questa partnership prevediamo di raggiungere i 10 miliardi di ricavi il prossimo anno - spiega Giorgio Santambrogio, ad Végé - mentre confermo per il 2019 i 7,5 miliardi dai 6,5 del 2018». Un traguardo che si potrebbe raggiungere con l’ingresso in Végé di altri soci o con acquisizioni da parte di Bennet. «Potrebbe esserci una sorpresa verso Natale» anticipa Santambrogio. Sorpresa che forse potrebbe andare a colmare un’altra lacuna territoriale di Vegé, la fascia adriatica, dopo il fallimento dei contatti con Auchan per quell’area.

Nasce così il sesto gruppo della Gdo in Italia che il prossimo anno, a seguito del riassetto portato dall’operazione Auchan-Conad guadagnerà, secondo una elaborazione di Végé, una posizione in classifica. Da parte sua Adriano De Zorzi, consigliere delegato e legale rappresentante di Bennet, società di proprietà al 100% della famiglia comasca Ratti (conosciuta soprattutto per l’industria serica), e spalanca la porta ad altre future operazioni. «Qualsiasi dossier verrà analizzato e valutato dal management e dalla proprietà - risponde De Zorzi riguardo a un possibile interesse per i super e ipermarket ex Auchan -. E siamo pronti a una ulteriore crescita».

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Bennet negli ultimi tempi ha investito molto nel rinnovamento della rete vendita. Tra gli altri asset del gruppo in capo a un’altra società non coinvolta nell’operazione ci sono 50 centri commerciali di proprietà con oltre 1.250 negozi locati per una superficie complessiva di 250mila metri quadri.

In primavera ci sono stati i primi contatti tra le due società ma solo in agosto si sono delineati i fattori che poi hanno portato all’ingresso di Bennet in Végé. L’alleanza è stata siglata lunedì scorso e sarà operativa dal 1° gennaio 2020.

Le due realtà con molti elementi di complementarietà e senza sovrapposizioni. Il primo punto di forza è legato al territorio. Végé, per esempio, era del tutto assente nel Nord Ovest mentre Bennet tra Lombardia, Piemonte e Liguria è presente con ben 55 ipermercati. Il gruppo comasco sta inoltre lavorando molto sul fronte dell’omnicanalità e del digital e ha varato, tra l’altro, il progetto Bennetdrive dove il cliente ordina online la spesa e la ritira all’iper «un servizio che permette di recuperare produttività» aggiunge il consigliere delegato della catena. Entro la fine anno sarà attivo in 33 punti vendita e nell’arco di 18-24 mesi sarà esteso in tutti gli iper. E tra non molto verrà anche offerto il servizio di consegna della spesa a domicilio.

Partnership soprattutto all’insegna della complementarietà a partire da Aicube, la centrale d’acquisto di Carrefour, Pam, Despar, Centro Distribuzione Supermercati e Gruppo Végé in cui entrerà Bennet. Ci sarà inoltre uno scambio di know how e il confronto tra le offerte dell’area dei prodotti a marchio del distributore con un nuovo mix dopo la revisione dell’assortimento. «Stiamo lavorando a una linea a marca privata premium - continua De Zorzi - e ci saranno sinergie sui prodotti locali». Nel reparto non alimentare, dove Bennet riesce a ben performare «con tassi a doppia cifra», condividerà la propria esperienza e strategie con la rete del gruppo milanese.

Resta il nodo che qualsiasi catena della Gdo deve poi fare i conti con i colossi dell’ecommerce, aperti giorno e notte e in grado di offrire sottocosto e offerte speciali senza limiti «mentre il retail può fare il sottocosto solo tre volte l’anno per 50 articoli - ricorda Santambrogio -. Vogliamo equità e pari condizioni con Amazon e per il commercio fisico ci devono essere le stesse regole di quello online». Un sasso lanciano nello stagno della politica.

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