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Benvenuti all’ovest: 100 marchi per non integrarsi

A tutti i “fortunati” che da Est arrivavano ad Ovest veniva destinato il Begrüssungsgeld, una sorta di somma-appannaggio. È questo il cuore del progetto del fotografo Tommaso Bonaventura: si intitola “100 marchi – Berlino 2019”. Sviluppato in collaborazione con la curatrice Elisa Del Prete (catalogo Silvana), in occasione dei 30 anni dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), attualmente è in mostra a Torino Camera, poi a Trento e San Vito al Tagliamento

di Stefano Salis


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(Foto: Tommaso Bonaventura)

4' di lettura

Quando un cittadino della cosiddetta Germania Est riusciva a valicare il triste Muro di Berlino, dal 1970 e fino al novembre 1989, quando quel “maledetto muro” finalmente cadde, otteneva, come regalo di benvenuto una somma di denaro: 100 marchi. In tedesco, il Begrüssungsgeld, appunto la somma appannaggio di quei fortunati che potevano passare, costituiva una specie di istituzione, o anche un miraggio, certamente la certificazione di uno status di diversità (e di minorità) che i cittadini del blocco comunista dovevano subire.

Già è significativo che il ricco Ovest – a sancire la sua “superiorità” materiale, se non morale – aveva deciso che fosse il denaro il più immediato discrimine tra il sistema dei valori in atto nei due Paesi: eppure, a ripensarci, non c'era nessun'altra più valida, immediata ed evidente dichiarazione di quanto fossero diventate diverse quelle due Germanie, figlie di uno stesso Paese uscito “diversamente” dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Di qua i ricchi, di là i poveri; di qua il capitale, misurabile e certificato, di là un'incerta e nebulosa vita, regolata secondo altre priorità.

Berlino 1989-2019

Berlino 1989-2019

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I l progetto è del fotografo Tommaso Bonaventura e si intitola “100 marchi – Berlino 2019”, sviluppato in collaborazione con la curatrice Elisa Del Prete (catalogo Silvana), in occasione dei 30 anni dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), attualmente in mostra a Torino Camera, poi a Trento e San Vito al Tagliamento.

La mostra propone il racconto del denaro di benvenuto e sicuramente offre un'occasione per interrogarsi, dal punto di vista generale, su quel cambiamento epocale, ma, nel particolare, attraversa le vicende personali di alcune persone e famiglie che raccontano come hanno speso quei primi (e ultimi) cento marchi. La semplice domanda: «Ricordi come hai speso il tuo Begrüssungsgeld?» posta a un campione di tedeschi della ex DDR di generazioni differenti, intervistati nel corso del 2018 e 2019, ha rappresentato il punto di partenza per un viaggio nella memoria, oggi ancora poco condivisa, di queste persone che hanno vissuto un cambiamento totale, sia da un punto di vista materiale, lavorativo, sociale ed economico, sia politico.

Il risultato è un racconto crudele e poetico insieme, che segna la distanza di due mondi per troppi versi inconciliabili e travolti dal vento di cambiamento della Storia che ha soffiato impetuoso in quegli anni, eppure, forse, nonostante la gioia e la forza popolare, non poteva essere affrontato con parità di mezzi. Quel 9 novembre 1989 non cade soltanto un muro, cambia un paese: e la parte che si ricongiunge alle sue origini subisce una inevitabile metamorfosi.

Svaniscono rapidamente un modo di vivere, di pensare, di comportarsi, di vestire, di spendere: in tempi brevi la Repubblica Democratica Tedesca è rimossa dall'immaginario e dalla memoria e quasi 17 milioni di persone si trovano - di colpo - immerse in un nuovo stile di vita. Le regole vigenti non valgono più. Se allora la trasformazione della vita quotidiana delle persone imposta il nuovo alfabeto dell'Ovest, i suoi colori, i suoi odori, le sue politiche economiche e sociali, che si impongono senza troppo pensarci, è il pensiero, 30 anni dopo, a dirci davvero cosa sia successo.

La mostra di Bonaventura racconta con partecipazione, umanità e consapevolezza, la storia di queste persone. Chi si spende i soldi per berseli tutti con gli amici, chi decide di comprare un biglietto per un concerto rock, cosa impensabile dall'altra parte del muro, che però rappresenta il primo anelito di libertà finalmente tradotto in concreto.
Ma il progetto artistico di Bonaventura non è certo un tuffo nel passato: intrecciandosi alla narrazione di queste biografie, il suo racconto fotografico, prodotto attraverso foto e video di una asciuttezza commovente, e di una nitidezza esemplare, riesce soprattutto a restituire una Berlino contemporanea fatta di volti, luoghi e storie non scontati, rimasta simbolo di uno degli eventi più significativi della storia recente, ancora viva e presente nel tessuto cittadino, urbano e sociale.

La ricerca dà un esito più problematico, ed enigmatico: una città in cui la presenza fisica e “mentale” del muro, che ha segnato così fortemente l'esperienza delle persone, in qualche modo permane. E forse, in molti casi, purtroppo non ha dato se non labili lacerti di speranza e libertà.
Il capitalismo, con le sue dure regole, si è fatto esperienza: eppure la persistenza di una nazione fantasma, meglio di un sistema di vita fantasma, pone domande destinate a darci un ulteriore sforzo di riflessione: chissà se davvero il cambiamento è stato profondo, chissà che il muro abbattuto non abbia anche contribuito a fare prendere coscienza a noi, da questa parte del muro, che, con tutti i pregi che ha la democrazia e il capitalismo (e che mai ci sogneremmo di negare), dei limiti e dei problemi – spesso non visti – che esso ci pone. Il Muro, in questo senso, rimane ancora lì, muto, imperituro, a porci con il suo silenzio le domande che non vogliamo troppo spesso sentirci rivolgere.


Ecco le date della mostra:
A TORINO, dal 30 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020:
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia | Project Room
Museo del Risparmio
A TRENTO, dal 9 novembre 2019 al 26 gennaio 2020:
Fondazione Museo storico del Trentino di Trento – Le Gallerie
A SAN VITO al TAGLIAMENTO, dal 18 gennaio 2020 al 22 marzo 2020:
CRAF – Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia – Chiesa di San Lorenzo

Per approfondire:

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