londra

Benvenuti a «Pianopolis»

di Fulvio Irace

Piano londinese. «The Shard», il grattacielo del quartiere Southwark di Londra (alto 310 metri e inaugurato nel 2012), progettato da Renzo Piano

4' di lettura

Nel 2012 lo skyline di Londra si è arricchito della silhouette dello Shard, l’iconico grattacielo a punta che reinterpreta la città a guglie di Cristopher Wren. Una guglia laica, alta più di 300 metri, nell’area rigenerata di London Bridge. Una vera e propria città verticale che ha diviso a lungo l’opinione pubblica prima di essere accettata come un landmark necessario. Sei anni dopo, Renzo Piano torna nella capitale britannica all’insegna non delle polemiche ma della celebrazione, con una mostra che inaugura le nuove sale della Royal Academy recentemente trasformata da David Chippefield .

È presto per dire se Londra si è veramente riappacificata con l’architetto italiano che nel 2002 l’aveva scioccata con i gioiosi pannelli colorati del complesso multifunzionale di St.Giles , più simile a un mobile di Calder che a un compassato condominio per abitazioni ed uffici. Nel 2007 però Piano venne insignito del titolo di Honorary Royal Academician e questo riconoscimento è stato un viatico per la retrospettiva, che ha aperto l’agenda espositiva delle tre sale della galleria Gabrielle Jungles-Winkler, con la mostra The Art of Making Buildings, curata da Kate Goodwin che ha lavorato per più di due anni a stretto contatto con il RPBW e con la Fondazione. Particolare non trascurabile, perché il risultato della mostra è una testimonianza della vitalità dell’attività di ricerca della Fondazione, una organizzazione non profit che dal 2004 continua a essere in costante espansione. L’archivio del RPBW è infatti una vera e propria macchina, un dispositivo alimentato da un nutrito ed efficiente staff dedicato alla conservazione, all’archiviazione e alla valorizzazione dello sterminato patrimonio di disegni, modelli, schizzi, elaborati di ogni tipo prodotti nell’arco di un’attività che affonda le radici nei giovanili anni ’60, quando Piano era un irrequieto sperimentatore alla ricerca di maestri e modelli non convenzionali. Una storia raccontata nel video di Francesca Molteni, The power of the Archive.

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Renzo Piano, l’architetto umanista che ama la luce

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Una mostra dei lavori di Piano mancava a Londra dal 1989, quando gli venne assegnata la RIBA Royal Gold Medal for Architecture. Un’altra epoca, visto gli sviluppi stellari dello studio, che hanno più che triplicato la produzione realizzando in tutto il mondo musei e biblioteche, sedi di giornali, università, palazzi per la musica e per il commercio, case, uffici...

Una delle opportunità che questa rassegna offre è di analizzare il fattore tempo come una variabile importante nella valutazione critica dell’attività di un architetto.

Qual è il peso del successo nel mantenimento di una qualità basata anche sulla freschezza dei temi e dell’approccio progettuale? Come influisce la lunga durata sulla tenuta di una pratica professionale che lavora da più di mezzo secolo? Sono interrogativi la cui risposta può aiutare a comprendere la grande reputazione di cui gode il RPBW e a gettare una luce non pregiudizievole su opere che godono di un’autonomia in qualche modo sottratta alle mode del momento.

Dell’opera completa di Piano, la rassegna londinese offre una selezione limitata alla hit parade dei grandi successi: sedici lavori realizzati o in via di ultimazione (come l’Academy Museum of motion pictures a Los Angeles o il minuscolo Emergency Children’s Surgery Centre a Entebbe) distribuiti in due stanze, secondo un modello espositivo consolidato nella prima grande retrospettiva del 2007 (RPBW. Le città visibili) allestita alla Triennale di Milano in occasione dei 70 anni di Piano. Una serie di tavoli formano delle isole dedicate a ciascun progetto, di cui si mostra più che il risultato finale, il processo di ideazione, di verifica e di realizzazione, coerentemente con il titolo della mostra «l’arte di costruire edifici». Modelli di studio alle più varie scale, i leggendari schizzi dell’architetto con il “genoma” del progetto , i materiali d’archivio (compresi brevi video del processo di costruzione come quello della Menil Collection per la determinazione dei giusti effetti di luce ), i particolari costruttivi di nodi e giunti (dalle gerberette del Pompidou all’”ala” di legno dell’aeroporto di Kansai) sospesi al soffitto in un effetto di galleggiamento da museo di storia naturale, sono ormai gli ingredienti di una formula didattica ed esplicativa cui il RPBW affida il proprio messaggio: la descrizione del “come” è più importante dell’effetto finale, o meglio rappresenta la parte sommersa di quell’iceberg di cui, come utenti, vediamo solo la parte finale, cioè la forma costruita.

Tra queste due stanze “chiare”, una terza “camera scura” costituisce quella variante allo schema con cui Piano ogni volta paga il suo omaggio al luogo dove espone. Immersa in una rilassante penombra, la stanza ha due grandi schermi sulle pareti opposte dove gira in loop un video realizzato da Thomas Riedelsheimer in conversazione con Piano per i carrugi di Genova. Anche qui il messaggio è chiaro: prima viene l’uomo, poi l’architetto che non è un demiurgo dello stile, ma un civil servant a servizio della comunità. Immagine che piace molto al pubblico che affolla le sale della mostra, perché accredita il sogno di un mestiere fatto di buon senso e in fin dei conti non irraggiungibile, se si aggiunge la passione al commitment dell’intelligenza e del mestiere.

La retorica è dietro l’angolo: ma Piano riesce a dribbrarla, come un goleador, con un magistrale colpo di tacco. Al centro della sala, sul pavimento galleggia un’isola che non c'è: una Pianopolis, ha detto qualcuno, una città immaginaria alla maniera di Calvino, fatta però dai suoi tanti edifici costruiti. Un mondo in miniatura che incanta i visitatori col gioco del riconoscimento: un piccolo trucco che fa sembrare l’architettura quasi facile e di conseguenza bella.

Renzo Piano. The Art of Making Buildings, Londra, Royal Academy, Burlington Gardens, fino al 20 gennaio 2019

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