energia

Benzina e diesel non trainano più i consumi di petrolio

di Sissi Bellomo

Agf

2' di lettura

L’avvento dell’auto elettrica non ci farà consumare meno petrolio nei prossimi cinque anni (al contrario, dal 2020 potremmo faticare a soddisfare il fabbisogno). Ma i  trasporti smetteranno di trainare la crescita della domanda, cedendo le redini all’industria petrolchimica. È questa l’analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), che nel rapporto Oil Market 2018 sposta l’attenzione su aspetti della mobilità spesso trascurati a causa dell’entusiasmo per i motori a batteria.

Un ruolo importante nel frenare l’avanzata dei combustibili fossili, secondo l’Aie, è da attribuire agli standard di efficienza dei veicoli, che ormai riguardano in modo più o meno stringente l’80% delle vendite globali, non solo nelle economie mature ma anche in Paesi come la Cina e l’India. Per questo motivo i consumi di benzina potrebbero cominciare a calare a breve persino negli Usa, prevede l’Agenzia.

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La domanda petrolifera nel complesso dovrebbe crescere di 6,9 milioni di barili al giorno nei prossimi 5 anni, raggiungendo quota 104,7 mbg nel 2023, stima l’Aie, convinta che un quarto dell’incremento (ossia 1,7 mbg) sarà legato al maggiore impiego di etano, nafta e altri combustibili in impianti petrolchimici.

Lo sviluppo economico non solo darà una spinta alla produzione di plastica, fertilizzanti, cosmetici e altri derivati del petrolio, ma favorirà anche i trasporti arei, facendo crescere dell’1,2% la domanda di carburanti per aviazione, contro appena lo 0,7% previsto per benzina e diesel, che stanno diventando oggetto di ostracismo per un numero crescente di Governi (per quanto riguarda i veicoli passeggeri). Nel settore marittimo l’Aie vede scenari incerti, legati ai nuovi tetti di emissione adottati dall’International Maritime Organisation (Imo).

Il settore della raffinazione dovrà confrontarsi con sfide difficili. In alcune aree del mondo – in particolare gli Stati Uniti dello shale – è infatti aumentata la disponibilità di feedstock petrolchimici non derivati dalla lavorazione del petrolio, come l’etano. Con nuove raffinerie in costruizione nel mondo, l’eccesso di capacità minaccia di crescere, avverte l’Aie.

Sul fronte dell’offerta di greggio, l’Agenzia dell’Ocse rimane super-ottimista sugli Stati Uniti, che potrebbero incrementare la produzione di altri 2,7 mbg nei prossimi 5 anni, arrivando a 12,1 mbg nel 2023 (o addirittura 17 mbg, dai 13,2 mbg del 2017, se si contano tutti i liquidi). L’Aie ritiene anche che Washington riuscirà a spingere l’export a 4,9 mbg, più del doppio rispetto ai livelli attuali (che vedono punte di 2,1 mbg).

La crescita della produzione non Opec (+5,2 mbg, a 63,3 mbg nel 2023) riceverà un contributo anche da Brasile, Canada e Norvegia, ma secondo l’Aie gli investimenti nell’upstream fuori dagli Usa sono tuttora troppo bassi. Se non ripartiranno al più presto, dopo il 2020 «l’offerta potrebbe non essere adeguata a compensare il declino dei giacimenti e la robusta crescita della domanda».

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