il garante del M5S

Beppe Grillo e la difficile «navigazione» tra No Tav e gilet gialli

di Manuela Perrone


Grillo: politica non sa dove sta andando, aspettiamo Godot

3' di lettura

Mentre la piazza No Tav di Torino incalza il M5S e il leader della Lega continua a dirsi favorevole all’opera, è il garante Beppe Grillo a farsi portatore di quelle istanze che gli elettori storici rimproverano al Movimento di aver abbandonato. «Non si farà, è una realtà fisica enorme, costosa e inquinante», aveva assicurato qualche giorno fa sul suo blog. Ma la navigazione dell’ex comico, ora che il Movimento è al governo con la Lega, diventa sempre più faticosa.

È stato lui, ieri, a essere attaccato a Roma da un giovane contestatore che lo ha intercettato alla Fiera nazionale della piccola e media editoria: «Come mai non sei a Torino a manifestare?». Grillo gli ha concesso udienza, assicurandogli che l’Alta velocità Torino-Lione non si farà. E poi, presentando il libro di un’amica giornalista tedesca, Petra Reski, ha attaccato i costruttori «che stanno lì a protestare perché il loro progresso è il cemento. Se gli togli il calcestruzzo non hanno un’idea neanche a morire». Parole che stridono, alla vigilia del tavolo sulle Pmi al ministero dello Sviluppo economico, con l’appello del vicepremier Luigi Di Maio a lavorare insieme agli imprenditori per lo sviluppo del Paese.

Non è l’unica nota dissonante rispetto alla direzione imboccata dal Governo. Grillo ha sostenuto che quello della sicurezza, su cui tanto insiste Matteo Salvini, «è un falso problema». Ha difeso l’ecotassa sulle auto, biasimata ancora oggi dal vicepremier leghista: «Le tasse sulla benzina sono l’unica cosa giusta che ha fatto Macron». E in un colloquio con Il Fatto Quotidiano, ieri, ha assimilato il “programma” dei gilet gialli - 20 punti che hanno cominciato a circolare in rete dopo le proteste e le violenze di Parigi - agli obiettivi cari al Movimento: «Non parlano solo di tasse, vogliono il reddito di cittadinanza, pensioni più alte, tutti temi che abbiamo lanciato noi». Un tentativo di mettere il cappello sulla protesta, anche per attenuare la portata delle minacce dei No Tav, che ieri hanno avvertito il Governo, e non velatamente: «Chi ascolta industriali e banchieri invece del popolo finisce male».

Dopo il video sibillino con la maschera da robot in cui sembrava bacchettare l’Esecutivo gialloverde («Dove stiamo andando? Cosa stiamo facendo? Cosa stiamo aspettando? È quello che sta avvenendo nella politica italiana…»), Grillo è tornato a bacchettare i suoi: «Dobbiamo rimettere al centro l’ambiente, il clima, i grandi temi». Perché nel Movimento «ci sono grandi talenti ma manca la politica, e se la politica non indica una strada finisci vittima del cambiamento tecnologico, dobbiamo prima di tutto metterci d’accordo su che vita vogliamo».

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È un richiamo alla piattaforma delle origini, che però il M5S di governo, costretto al “contratto” con una Lega in continua ascesa nei sondaggi, non riesce pienamente a tradurre in azioni. Ma sono in pochi a leggerla anche come una sconfessione nei confronti di Di Maio e dell’attuale gruppo dirigente. «È più un’esortazione a non perdere le nostre specificità: un supporto, magari una scossa, ma non uno sgambetto», sostiene un parlamentare pentastellato. Tanto più che, come ha dimostrato il caso del deputato Matteo Dall’Osso, qualcuno comincia a preoccuparsi della tenuta del gruppo parlamentare. Mara Carfagna avverte: «Tanti del M5S sono elettori di sinistra, ma altri appartengono all’ala moderata e liberale ed è logico che guardino con interesse alle nostre battaglie». Grillo, nel tentativo di neutralizzare le tentazioni, ricorre all’ironia: «Offro il doppio di qualunque cifra possa offrire #Berlusconi (The Muppet) per l’acquisto di parlamentari in saldo!». Ma Dall’Osso, malato di sclerosi multipla, si dice «tremendamente dispiaciuto che Grillo possa anche solo pensare una cosa del genere. Berlusconi - precisa - non mi ha dato nulla, solo rispetto e libertà, mentre Grillo in tutti questi mesi l’unica cosa che è riuscito a dire sulla disabilità è stata l’infelice battuta sulla sindrome di Asperger alla festa nazionale M5S».

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