Giustizia

Beppe Grillo indagato a Milano per contratti pubblicitari con la Moby

L’accusa è traffico di influenze illecite per alcuni contratti pubblicitari sottoscritti dalla compagnia di navigazione Moby con il blog Beppegrillo.it

(ANSA)

3' di lettura

Beppe Grillo è indagato dalla procura di Milano per traffico di influenze illecite per alcuni contratti pubblicitari sottoscritti sottoscritti nel 2018 e nel 2019 con la Moby, società dell’armatore Vincenzo Onorato. I finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano stanno effettuando perquisizioni negli uffici della Beppe Grillo srl, nonché nella sede legale della Casaleggio associati. L’inchiesta riguarda infatti anche un contratto per 600 mila euro annui sottoscritto dalla stessa Casaleggio Associati con Moby spa nel triennio 2018-2020.

Grillo indagato a Milano per contratti con Moby

Nell’inchiesta della Gdf, coordinata dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Cristiana Roveda, sono in corso attività con perquisizioni e acquisizioni di documenti. Su Moby, ammessa al concordato preventivo di recente, è in corso un’inchiesta per bancarotta, coordinata dal pm Roberto Fontana, che vede indagati il patron Vincenzo Onorato e il figlio. Da una tranche di questa indagine, e in particolare da una relazione depositata da un consulente tecnico della Procura, è nato il filone per traffico di influenze illecite.

Loading...

Agli atti indagine chat con richieste per Moby

Ci sono una serie di chat inviate da Vincenzo Onorato a Beppe Grillo e da questo girate a esponenti politici dei Cinque Stelle con richieste per ’aiutare’ il gruppo di navigazione italiano gravato da debiti finanziari, nell’indagine della Procura di Milano in cui il fondatore del M5S e l’armatore sono indagati per traffico di influenze illecite in merito a contratti pubblicitari. Da quanto è stato riferito le chat, con anche le riposte alle richieste avanzate da Onorato, sono state trasmesse dai pm dell’inchiesta Open. Ora gli inquirenti milanesi intendono accertare se tali contratti fossero fittizi e se i relativi compensi percepiti dalla società del comico fossero il pagamento per prestazioni effettive o il prezzo per la “mediazione” politica.

I trasferimenti in denaro

Il fascicolo vede al centro “trasferimenti di denaro” da parte del gruppo Onorato alla società di Grillo che gestisce il sito, la Beppe Grillo srl, per il pagamento di contratti pubblicitari, tra il 2018 e il 2019. L’indagine era partita, tra l’altro, da una relazione tecnica, allegata al concordato preventivo e firmata da Stefani Chiaruttini, nella quale si parlava di 200 mila euro versati alla Beppe Grillo srl per un contratto che va dal marzo 2018 al marzo 2020 «volto ad acquisire visibilità pubblicitarie per il proprio brand sul blog» del comico-politico, di 600 mila per due anni per la Casaleggio Associati per «sensibilizzare le istituzioni sul tema dei marittimo» e per «raggiungere una community di riferimento di 1 mln di persone».

Gli altri versamenti

Inoltre, di 200 mila euro alla Fondazione Open “sostenitrice” di Matteo Renzi, di 100 mila euro al Comitato Change legato al presidente della Liguria Giovanni Toti, di 90 mila al Partito Democratico, per chiudere con 10 mila euro a Fratelli d’Italia. E ancora 550mila euro destinati a Roberto Mercuri (non indagato), ex braccio destro dell’ex vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona a cui si aggiungono, oltre ai 50 mila euro all’associazione senza fini di lucro “Fino a prova contraria”, l’acquisto e la ristrutturazione per 4,5 milioni di una villa in Costa Smeralda per “rappresentanza” aziendale, appartamenti di lusso a Milano “in uso a rappresentanti del Cda”, noleggio di jet privato e auto come Aston Martin e Rolls Royce, Mercedes o Maserati Levante. Allo stato, comunque, eccetto Beppe Grillo, gli altri nomi indicati nella relazione non risultano iscritti nel registro degli indagati.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti