il ritratto

Beppe Modenese, di calze rosse e ispirato elitarismo

Lo stile del presidente onorario della Camera della moda, scomparso a quasi 91 anni – Eleganza nel vestire, ma anche nel pensare e agire

di Angelo Flaccavento

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Lo stile del presidente onorario della Camera della moda, scomparso a quasi 91 anni – Eleganza nel vestire, ma anche nel pensare e agire


2' di lettura

Portava le calze rosse, Beppe Modenese. Rosso acceso: vermiglio, non cardinalizio. Come il pittore Balthus, che infatti, leggenda vuole, gli regalò il primo paio. Impossibile non notarle mentre sedeva lì, nella prima fila che gli è sempre spettata di diritto quale co-inventore del fenomeno Made in Italy, prime minister of Italian Fashion - così lo definì WWD - e infine presidente onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Impeccabile in ogni dettaglio
Impossibile non notare anche la lancia perfetta dei rever, la postura composta, lo sguardo attento e indagatore, curioso, mai blasè. Una figura di eleganza leggendaria, tanto più notevole quanto meno era ostentata. Con Beppe Modenese se ne va un pezzo portante del sistema, stratega sottile di alleanze illuminate e iniziative illuminanti, araldo impeccabile di una cultura della moda che ormai appartiene al passato - passato glorioso e colto, che rende ahinoi assai nostalgici di fronte al presente volgarotto e mercantile, votato al mercimonio bieco e allo scempio del bello in nome del profitto.

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Alle origini del pret-a-porter italiano
Era una moda nuova, nuovissima, industriale e autoriale, quella che Modenese, formatosi professionalmente al fianco del Marchese Giambattista Giorgini nella mitica Sala Bianca che diede l'abbrivio alle glorie internazionali del tessile nazionale, promosse in modo indefesso, attingendo ad un bacino di conoscenze alte, intrecciando dialoghi con le élite culturali e quelle sociali, scoprendo talenti, sostenendo. Certo, anche i ricchi e i nobili di quella risma non li fanno più. I cenacoli che hanno fatto della moda italiana un fenomeno globale oggi sono chiusi, e non c'è nessuno in grado di ripensarli, organizzarli, promuoverli, con tutti quei CEO, CMO e direttori della comunicazione dalle visioni anguste e una sola fissa: fatturare.

Ambasciatore di uno stile di vita, non solo estetico
Tra un ballo in maschera e un pranzo con Diane Vreeland, Modenese riuscì invece nell'intento, che ha segnato la moda italiana nel suo più glorioso momento, di vestire l'industria di un sentore di eleganza vera, di dare al new money il sussiego dell'old money, di puntare su un raffinato elitarismo che invitava ad aspirare, ad elevarsi. La retorica ingannevolmente democratica che adesso va per la maggiore è l'esatto contrario di tutto questo, e il risultato è il pasticciaccio brutto che imperversa. La moda può essere cultura, ma questo non vuol dire cannibalizzare la cultura. Il monito di Beppe Modenese rimane incrollabile. Le sue calze rosse sono lì. Aspettando un valente che le indossi, mancherà molto.

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