Cinema

Berenice Marlohe, attrice esotica dell’oltre-bellezza

E’ la protagonista femminile del film di Lech Majewski, Valley of the Gods

di Cristiana Allievi

3' di lettura

Viso spigoloso e tratti esotici. E un alone di mistero negli occhi scuri. Nata a Parigi 42 anni fa, Berenice Marlohe ha studiato il pianoforte, frequentato il Liceo artistico e preso una laurea in Lettere. È stata modella e ha poi avuto piccoli ruoli per la tv francese.

«Prima di compiere 33 anni sentivo profondamente dentro di me che stavo per «rinascere. Come anima ero pronta a entrare nella fase più interessante della mia vita, avevo gli strumenti per creare quella che volevo seguendo la mia intuizione».

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Bond Girl

Nonostante le avessero detto che il suo mix di sangue francese, cinese e cambogiano non l'avrebbe aiutata nel cinema, è diventata la Bond Girl di Skyfall, per i cinquant'anni della saga sull'agente segreto. Dopo Sam Mendes l'ha diretta due volte Terrence Malick (in Song to Song e Weightless), e dal 3 giugno è la protagonista femminile del film di Lech Majewski, Valley of the Gods, in cui il regista polacco americano de I colori della passione incrocia temi come amore, perdita, sogno ed arte.

La moglie defunta

Siamo nella mente di uno scrittore in crisi (Josh Hartnett) che racconta la storia dell'uomo e collezionista d'arte più ricco del pianeta (John Malkovich), con una leggenda Navajo e la terra sacra del titolo a fare da sfondo. Berenice incarna il ricordo della moglie defunta del personaggio di Malkovich.

Come si recita una donna che deve diventare qualcun altro per compiacere un ricco Malkovich?

«Per renderla reale ho dovuto prima creare un feeling di cosa significherebbe dover perdere la persona che amo di più al mondo. Poi ho messo il mio personaggio nella prospettiva di essere una guerriera divina che trascende tutte le situazioni materialistiche e vive solo per tentare di salvare il suo prezioso amore. Tutti i personaggi del film si sono persi o hanno perso qualcosa lungo il percorso, nella vita è utile perdere la strada se alla fine si vuole trovarla e ritrovare noi stessi».

Berenice Marlohe, ritratti d'attrice

Berenice Marlohe, ritratti d'attrice

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Chi è il tuo personaggio?

«Un simbolo forte. In definitiva nel contesto in cui si trova è quella che sceglie la libertà, prendendo in mano il proprio destino. Assumersi la responsabilità delle proprie azioni significa non accusare gli altri o le circostanze esterne per le nostre difficoltà».

Un aneddoto speciale con Malkovich?

«È l'unico attore a cui ho chiesto di fare una foto con me. Mi sono detta che non l'avrei postata, non avendo social media, e che era per mia madre. Ma era per me, non so perché ho mentito. Mi sono sentita in colpa, “John, se leggi queste righe, mi scuso con te” (ride)».

Che posto occupa la bellezza nella sua vita?

«I filosofi greci avevano quella nozione di cosa sia il “bello, buono e vero”. Per me è importante avere una consapevolezza di questi ideali. La bellezza con la “B” maiuscola si trova in un capolavoro, in un vecchio dipinto, in un'architettura, in una sinfonia, nella natura o nel cercare di vivere la propria vita secondo ideali alti. Bellezza per me si riferisce a tutto ciò che è fuori dal tempo, ha a che fare con l'eternità».

Chi sono i suoi dèi?

«Mi piace la storia di Odino nella mitologia norrena. Accetta momentaneamente di sacrificare uno dei suoi occhi e di essere temporaneamente cieco per avere accesso alla fonte della conoscenza. Questo aumenta la sua saggezza sui misteri della vita. In un certo senso mi sento come un'anima vivente che è sulla terra per fare lo stesso, da momentaneamente cieca e amnesica ricordiamo chi siamo attraverso la vita, le esperienze e la trasmutazione».

Il potere delle donne, in questo mondo?

«Il potere più simile a Dio che abbiamo è quello di creare la vita. Se ci pensi per un minuto, è terribilmente potente.Il creato ci circonda ovunque, per chi ha gli occhi e la sensibilità per vederlo, in particolare nella natura, nel cielo… Di recente sono rimasta ipnotizzata alla vista di una piccola oliva su una pianta di ulivo. Il sommo potere di un'anima è creare, un pensiero, una visione, un pezzo di pane, un dipinto, suoni con la bocca per produrre qualcosa di armonioso. Un'orchestra classica è tutti quegli strumenti che si armonizzano insieme per dare vita a qualcosa di composto secoli fa ma che trascende il tempo».

Chi era Berenice prima di atterrare a Los Angeles e girare James Bond?

«Ero Berenice come “seme”. Oggi sono più simile a un grande albero che cerca ancora di crescere e migliorare la propria saggezza».

Per Skyfall è diventata un misto fra una pantera e un drago, chi le ha dato l'idea?

«Mi piace provare a creare complessità, disegnare la vita interiore dei miei personaggi lasciando che l'immaginazione vada dove vuole.Il drago mi è sembrato interessante perché può uccidere da lontano con il suo fuoco, e la pantera ha alcune qualità feline oscure, sensuali, forti. L'ispirazione è venuta da la Chimera, il nome della barca su cui Bond e Severine si incontrano dopo la scena del Casinò, nome di una creatura mitica che unisce diversi animali. La saggezza come le civiltà antiche mi affascinano, insieme al mondo esoterico».

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