LA MOBILITAZIONE

Bergamo in campo per le grandi opere

Luca Orlando


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(Afp)

3' di lettura

«Guardi, alla teoria di un lavoro dematerializzato e fatto solo di computer, che tanto credito trova al Governo, io non credo affatto. Il futuro, piuttosto, è lì». L’istogramma indicato da Stefano Scaglia è la proiezione temporale dell’export, la massa di manufatti e componenti che ogni anno, con intensità crescente, Bergamo esporta nel mondo: oltre 16 miliardi nel 2018.

«Ed è per questo - spiega il presidente di Confindustria Bergamo - che siamo estremamente preoccupati per quanto sta accadendo e chiediamo con forza che il Governo cambi rotta».

La richiesta è quella di rilanciare gli investimenti nelle infrastrutture, grandi opere in primis, fattore abilitante per consentire la mobilità di merci e persone, ingrediente principale della crescita economica, a maggiore ragione in un territorio a così spiccata vocazione internazionale.

La novità non è tanto nella priorità indicata, quanto piuttosto nell’unanimità di consenso raccolta attorno all’iniziativa. Persino da parte del settore agricolo, per definizione poco incline ad apprezzare cemento e consumo di suolo.

A Bergamo la mobilitazione è però corale, con l’intera schiera di associazioni di categoria e i sindacati confederali uniti nel sostenere l’iniziativa promossa da Confindustria Bergamo, una sorta di patto locale per il rilancio degli investimenti.

A condividere il documento a Bergamo sono quindi Confindustria e Ance, Unione Artigiani e Confagricoltura, Imprese e territorio (cioè Coldiretti, Ascom, Cia, Cna, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Confimi Apindustria, Fai e Lia), Compagnia delle Opere, Cgil Cisl e Uil.

Associazioni e rappresentanze compatte nell’esprimere da un lato preoccupazione per il pesante taglio agli investimenti previsto dalla manovra e dalle troppe incertezze su opere chiave come la Tav, dall’altro unite nel chiedere uno sblocco rapido delle opere già finanziate, anche in chiave anticiclica in un momento di stop dell’economia.

«Da Bergamo, uno dei motori economici del paese - scandisce il presidente di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia - viene lanciato un segnale importante. Tutte le imprese di ogni settore e dimensione, insieme ai lavoratori, dicono forte e chiaro che le grandi opere nazionali sono imprescindibili fattori di sviluppo ed occupazione e chiedono a gran voce che si proceda alla realizzazione di quanto pianificato, a partire dalla Tav Torino-Lione, e che si ritiene inconcepibile, in un momento di rallentamento economico, bloccare ulteriori cantieri già finanziati ed avviati».

Compatti sul punto anche i sindacati, con il segretario locale della Cisl Francesco Corna a ricordare il legame tra produttività e competitività, ad osservare quanto fanno i nostri competitor, concludendo che «tutelare il lavoro significa mettere in campo azioni che generino sviluppo e crescita, senza infrastrutture non si attraggono investimenti e senza investimenti non si crea nuovo lavoro».

Gianni Peracchi (Cgil) identifica nei collegamenti una necessità per uno sviluppo sano e sostenibile e critica dunque l’approccio dell’esecutivo. «Per il momento - spiega - gli investimenti sono stati drasticamente ridotti e le opere e i cantieri già progettati sono al palo, le risorse per la manutenzione di ponti e strade non bastano: così non va».

«Mentre altri paesi fanno piani di lungo termine a 50 anni - aggiunge Angelo Nozza (Uil) - noi rischiamo di tornare indietro. E La decrescita è solo decrescita, e mai felice».

In prima fila a chiedere il rilancio c’è ovviamente l’Ance, con la presidente locale Vanessa Pesenti a ricordar come le infrastrutture siano lo strumento migliore per scaricare a terra le enormi potenzialità del territorio e che non solo sul fronte delle opere ma anche su quello delle regole il Governo sia in ritardo. «Il Dl semplificazioni - osserva - per il nostro settore non semplifica proprio nulla».

Allineati anche il presidente dell’Unione artigiani Remigio Villa («questo è il tavolo dell’intera economia, speriamo sia di stimolo alla politica»), così come il presidente della locale Compagnia delle Opere Alberto Capitanio («basta guardare all’impatto della B

rebemi per capire quale sia il legame tra sviluppo e logistica»).

«Le connessioni con l’Europa - aggiunge infine il presidente di Imprese & Territorio Alberto Brivio - non sono solo importanti per i grandi gruppi ma anche per le piccole e medie imprese, che con sempre maggiore frequenza vendono i propri prodotti all’estero».

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