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Bergamo e Brescia si illuminano di cultura

Dalla sofferenza per il Covid a Capitali della Cultura 2023, le parole dei sindaci di Bergamo e Brescia Giorgio Gori ed Emilio Del Bono

di Francesca Barbiero

4' di lettura

La cultura come enzima, collante, mastice. La cultura come cura dalla sofferenza e dal dolore della pandemia. Bergamo e Brescia saranno il prossimo anno le due città «illuminate» dalla speranza, Capitali italiane della Cultura. E Giorgio Gori ed Emilio del Bono, sindaci delle due città, testimoniano agli Stati Generali della Cultura in svolgimento a Torino la volontà di rinascita dal dolore e dalla sofferenza proprio attraverso la cultura. «Nella fase in cui le nostre città hanno avuto l'aggressione del Covid ho scoperto che la cultura poteva avere un valore di cura – afferma Giorgio Gori intervenendo agli Stati Generali - .

Da lì è partita l'idea della candidatura di due territori vicini ma non particolarmente amici . La via per la ripresa e la rinascita poteva passare attraverso la cultura che è un enzima, un lievito, un fertilizzante per guardare al futuro con più positività».

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Giorgio Gori

Per Giorgio Gori l'obiettivo primo per le due città Capitali della cultura deve essere quello di rafforzare la comunità più che aumentare le presenze. «La cultura pone i cittadini a essere più consapevoli del presente ed evitare quello smarrimento e quella fragilità che cambiamenti così repentini possono creare – continua Gori - . Durante la pandemia una cosa è emersa molto chiaramente. Alcuni valori fortemente radicati hanno generato un forte senso di solidarietà. Ciascuno ha provato a fare qualcosa per gli altri. Ed è con questo spirito che guardiamo al traguardo del prossimo anno».

L'obiettivo è quello di non concentrarsi sul palinesto del 2023 ma col frattempo abbiamo cercato di non concentrarci solo sul palinsesto del 2023 ma di considerarlo un punto di partenza di una cura di rafforzamento delle basi dei due territori che «sono già competitivi ma insieme lo possono essere molto di più», afferma ancora il sindaco di Bergamo. «Un punto complesso che si presenta all'indomani delle pandemie – conclude – è che c'è una grande ripresa delle presenze turistiche ma questo riaccende su un tipo di presenza sostenibile. Il centro storico di Bergamo è prezioso ma delicato. Dobbiamo proteggere la sua natura perché non diventi un parco culturale».

Emilio Del Bono

Emilio Del Bono sottolinea come in un certo senso per Brescia l'essere Capitale della Cultura 2023 rappresenti un ribaltamento del luogo comune con cui viene percepita in Italia e cioè un territorio in prevalenza manifatturiero, operoso e laborioso. «Bergamo ma soprattutto Brescia, sono città parzialmente sconosciute – afferma Del Bono - Lavorando insieme si può dare una luce diversa che alimenti la curiosità» . Del Bono cita il ministro Franceschini quando afferma che c'è tutta un'Italia da scoprire.

Un enorme Italia sconosciuta

«C'è un’enorme Italia sconosciuta che quando vien scoperta lascia a bocca aperta – prosegue del Bono-Philippe Daverio affermava che Brescia è un'enciclopedia urbana dove in pochi metri si attraversa la storia d'Italia, dal parco archeologico alla piazza piacentiniana. Questo in Italia succede spesso ma è ancora più evidente nelle città di medie dimensioni. Ecco, noi vogliamo giocarci questa partita di quest'italia di medie dimensioni unendo le comunità perché la cultura è un grandissimo mastice anche tra i nuovi cittadini» .

A Brescia un cittadino su quattro è di provenienza straniera e la cultura è un elemento di orgoglio eccezionalmente efficace a creare il senso di comunità. «Le foto più belle su instragram sono fatte da giovani stranieri – rivela Del Bono- . Questo rafforza il sentimento di identità» . Del Bono ricorda le parole del presidente Mattarella alla presentazione del restauro della Vittoria Alata: l'Italia ripartirà dalla cultura. «Questo lo disse in una città a forte spirito manifatturiero – conclude - . Ed è per noi motivo d'orgoglio perché la nostra impresa è una cultura d'impresa. E l'impresa quando viene chiamata non si tira indietro. Nel progetto Alleanza per la cultura abbiamo chiamato le principali imprese ad aiutarci a rendere più fruibile il nostro patrimonio culturale. Certo, ci vuole collaborazione ma soprattutto fiducia reciproca» Paolo Verri, esperto di sviluppo urbano e grandi eventi, è stato direttore di Matera Capitale Europea della Cultura.

«E' per me difficile parlare a nome del Sud – esordisce Verri- Soprattutto in un luogo come Torino che si è dovuto reinventare. Torino è partita dall'automotive ed è arrivata dove è adesso . È drammatico che io rappresenti il sud ma a nome del Sud voglio sottolineare due cose. Il 70% delle produzioni culturali avviene da Roma in su. Questo dato ci dovrebbe far riflettere. Voglio ricordare, alla chiusura dell'anno di Matera Capitale, il bellissimo discorso di David Sassoli con l'inaugurazione di quattro borse di studio. Perché noi abbiamo un patrimonio culturale sterminato ma la principale infrastruttura sono le persone. Meno in mattoni e più neuroni. Infrastrutture sono importanti ma le persone lo sono di più». Il secondo elemento che Verri sottolinea è quello delle aree minori. «Ho avuto la fortuna dopo Matera di essermi occupata di Volterra e di Ivrea – racconta Verri – E concordo con il sindaco Gori. La principale legacy è stata quella di aver fatto sentire tutti, anziani, meno istruiti, parte di una comunità. Quello che faranno Bergamo e Brescia non è per Bergamo e Brescia ma per l'Italia. Queste manifestazioni non sono dei territori ma di tutti. Noi siamo quelli che si tuffano in questo grande stagno che è la cultura».


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