oltre il Covid

Berlino, tra Biennale e Gallery Weekend non si ferma

L'11ª edizione sull'arte ai margini del mondo, mentre le gallerie concentrate su nomi già affermati. Bmw sponsorizza i due eventi ma taglia più della metà il budget

di Silvia Anna Barrilà e Hannah Jacobi

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Mariela Scafati, Movilización, 2020, 65 dipinti, installazione alla 11a Berlin Biennale, KW Institute for Contemporary Art, 5.9.–1.11.2020 Courtesy Mariela Scafati; Galería Isla Flotante, Buenos Aires; PSM, Berlin, foto di Silke Briel

L'11ª edizione sull'arte ai margini del mondo, mentre le gallerie concentrate su nomi già affermati. Bmw sponsorizza i due eventi ma taglia più della metà il budget


5' di lettura

Come cambiano le sponsorizzazioni culturali in tempi di Coronavirus? In un momento in cui tante aziende stanno affrontando una crisi senza precedenti, quanto spazio trova l'impegno in cultura? “Per BMW è cambiato in modo radicale, considerato che molti eventi non si sono tenuti” risponde Thomas Girst, head of BMW Group International Cultural Engagement, facendo riferimento a fiere come Art Basel e Frieze , di cui BMW è partner. “Le sponsorizzazioni si basano su contratti che prevedono prestazioni, se queste non si concretizzano, non viene erogata la sovvenzione, per cui più della metà del budget per la cultura di BMW di quest'anno non è stato speso e non sono state firmate nuove partnership. Ma BMW rimane fedele ai propri partner e siamo felici di non aver dovuto cancellare nessun accordo”.

Le iniziative a Berlino
Mentre non si è potuto tenere il consueto concerto dell'Orchestra sinfonica di Londra a Trafalgar Square, che BMW sponsorizza dal 2012 e attrae 10.000 persone, si è svolto il 6 settembre il concerto dell'Opera di Stato di Berlino , partner dal 2007, davanti ad un numero ridotto di 2.000 persone (di solito sono 40.000). Nello stesso fine settimana ha inaugurato un altro evento di cui BMW è Corporate Partner da oltre dieci anni: l'epilogo dell'11ª Biennale di Berlino , la quarta parte di un processo iniziato nel settembre 2019 con tre mostre che si sono svolte nella ex-zona industriale della macchina tipografica Rotaprint. Quest'ultima parte, rimandata da maggio a settembre per il Coronavirus, si svolge fino al 1° novembre nello stesso luogo e anche in altre tre sedi ( Kunst-Werke, Gropius Bau e Daad Galerie ) ed è curata da un team a maggioranza femminile (María Berríos, Renata Cervetto, Lisette Lagnado e Agustín Pérez Rubio). Nella scelta degli artisti la loro attenzione si è spostata ai margini del mondo globalizzato e dominato dall'Occidente; e così anche i temi su cui si sono concentrate appaino politici: il femminismo, i corpi non bianchi e una visione non normativa del genere, la decolonizzazione e il razzismo, l'anticapitalismo e l'attivismo ambientale, la vita e lo spiritualismo delle popolazioni indigene e una comprensione del mondo al di là delle strutture egemoniche al centro. “Le curatrici si sono identificate come una squadra femminile per controbilanciare il patriarcato bianco” ha dichiarato il team. “Si trattava di ascoltare quelli che normalmente non si sentono, tra cui gruppi emarginati come le donne e gli artisti indigeni”.

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Le opere in mostra a Berlino tra Biennale e Gallery Weekend

Le opere in mostra a Berlino tra Biennale e Gallery Weekend

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Le riscoperte delle Biennale di Berlino
Tra gli artisti riscoperti dal team di curatrici ci sono Francisco Copello e Flávio de Carvalho, che non sono stati così valorizzati in vita, mentre ora hanno risvegliato l'attenzione dei critici e dei curatori. Il primo, cileno, scomparso nel 2006 a 68 anni, nelle sue performance e collage mostra la crisi identitaria e sociale seguita al colpo di Stato in Cile nel 1973. Nel 2017 ha avuto la prima personale in Gran Bretagna alla galleria Cecilia Brunson Projects e lo scorso autunno le sue opere sono state esposte alla Tate Modern in una collettiva. Il secondo, modernista brasiliano, scomparso nel 2017, è stato un importante architetto di San Paolo, ma anche un artista trasgressivo e innovativo del suo tempo; le sue opere e i suoi scritti attraversano come un filo rosso la Biennale e sono serviti anche come spunto di riflessione per il concepimento della mostra. Sul mercato è rappresentato da Almeida e Dale , dove i lavori su carta vanno da 15.000 a 40.000 dollari, mentre i dipinti a olio quotano da 350.000 a 3 milioni di dollari. Le opere più care sono quelle degli anni tra il 1920 e il ’40, mentre quelle successive tendono ad essere più accessibili. L'anno scorso è stato esposto alla galleria di Sotheby's a Londra (anche per lui era la prima volta in Gran Bretagna). Un'altra riscoperta è stata l'artista tedesca Galli, che nella Berlino ovest degli anni ’70 ha rifiutato l'arte concettuale a favore di una figurazione frammentata ed è riuscita a seguire la sua strada negli anni ’80 dominati dei Neoespressionisti. Vive a Berlino e non ha una galleria.

Gli emergenti
Tra i giovani esposti in Biennale ci sono diversi sudamericani, come l'argentino Osías Yanov (anche ospite del programma 2020 del Daad), che lavora con il corpo e le sue tracce (è rappresentato da Nora Fish a Buenos Aires); Bartolina Xixa, drag queen nata nel 2017 dall'esplorazione dell'argentino Maximiliano Mamani della propria identità sessuale e indigena (non ha una galleria); le brasiliane Castiel Vitorino Brasileiro, classe 1996, che rielabora il passato colonialista, e Aline Baiana, classe 1985, che tratta temi di giustizia sociale e legati al femminismo e alla cultura indigena (entrambe non lavorano con una galleria), e Andres Pereíra Paz, boliviano, classe 1986, che si rifà alla distruzione dell'ambiente e all'eredità indigena (è rappresentato dalle gallerie Isla Flotante a Buenos Aires, dove la sua opera esposta in Biennale quota 32.000 dollari, e Crisis Galería a Lima).

Il Gallery Weekend
Meno di ricerca e meno politiche sono le proposte del Berlin Gallery Weekend che, anch'esso supportato da BMW, si è svolto il fine settimana successivo a quello di apertura della Biennale, dall'11 al 13 settembre (le mostre sono ancora in corso nelle gallerie fino a metà ottobre-inizio novembre). D'altro canto qui c'è il rischio d'impresa delle gallerie, mentre la Biennale riceve fondi pubblici. Contemporaneamente si sono svolte anche la Berlin Art Week (9-13 settembre) e la fiera d'arte Positions (10-13 settembre), che ha raccolto sotto uno stesso tetto (quello arioso dell'ex-aeroporto Tempelhof) 130 gallerie e altre tre fiere: Paper Positions , dedicata alle opere su carta, Fashion Positions , dedicata alla moda, e Photo Basel , fiera della fotografia emergente di Basilea che quest'anno si è svolta a Berlino.

Al Gallery Weekend hanno partecipato 48 gallerie, più dell'anno scorso (erano 45). Il feedback dei galleristi è stato positivo: anche se il numero di visitatori è diminuito rispetto al passato per via delle norme igieniche, i galleristi e il pubblico hanno apprezzato la possibilità di avere più spazio e tempo per approfondire i contenuti. In questa situazione di incertezza, però, la maggior parte delle gallerie ha preferito andare sul sicuro, esponendo artisti affermati, come Olafur Eliasson e Isa Genzken da Neugerriemschneider , Andreas Gursky da Sprüth Magers , Sarah Morris da Galerie König , che ha anche organizzato la seconda edizione di una selling exhibition con 200 opere del mercato primario e secondario, Philippe Parreno e Ugo Rondinone da Esther Schipper , che per l'occasione ha occupato il monumentale spazio lasciato vuoto da Blain Southern dopo la chiusura a febbraio di quest'anno.

Le artiste
Più sperimentale ma non meno prominente la presentazione di ChertLüdde, che ha mostrato per la prima volta in Germania il lascito dell'artista newyorkese Rosemary Mayer (nata nel 1943 e scomparsa nel 2014, prezzi 12.000-120.000 euro). L'artista, le cui sculture tessili sono caratterizzate da ricche pieghe e panneggi, diametralmente opposte al minimalismo degli artisti a lei contemporanei, è famosa anche per aver cofondato nel 1972 a New York la prima galleria non-profit per artiste negli Stati Uniti. Grazie a questa mostra ChertLüdde ha vinto il premio “Berliner Galerien” dell'Associazione dei commercianti e degli industriali di Berlino (VBKI).Un'altra artista americana della stessa generazione è stata esposta da KOW: Barbara Hammer, scomparsa nel 2019, pioniera del film sperimentale, del cinema queer e dell'arte femminista, per la prima volta in una galleria commerciale. I film, con un prezzo di 12.000 dollari in edizione di sette, sono disponibili per la visione sul sito della galleria. Ancora, l'americana Helen Mirra, con opere in tessuto che sembrano quadri astratti (17.500-20.000 euro) è esposta da Nordenhake fino al 14 novembre, mentre la svedese Nina Canell è protagonista di due mostre collegate da Barbara Wien e D aniel Marzona con un nuovo gruppo di opere che riflettono sulla trasmissione di un segnale tra due materiali e sulle tracce che esso lascia.

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