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Berlino discute il congelamento dei vincoli sul debito

La proposta del ministro delle Finanze Scholz - sospendere il tetto previsto dalla Costituzione per consentire maggiori margini di spesa - non ha l’appoggio della Cdu di Angela Merkel

di R.Es.


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Il ministro tedesco delle Finanze, Olaf Scholz (Spd) al recente vertice del G20 a Riad

2' di lettura

Il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, sta considerando l’ipotesi di sospendere il tetto in Costituzione al debito pubblico, allo scopo di permettere ai Länder maggiori margini di spesa: un’apertura verso misure di sostegno pubblico per la maggiore economia europea, anche se l’impatto sarebbe tutto da verificare. La notizia è comparsa mercoledì sul quotidiano tedesco Zeit. Il ministero delle Finanze si è limitato a confermare che Scholz potrebbe presentare la proposta nelle prossime settimane, mentre i conservatori della Cdu di Angela Merkel sono stati rapidi a chiarire: non appoggeranno la proposta di Scholz. «La Costituzione non è un negozio di artigianato», ha detto Eckhardt Rehberg, della commissione Bilancio, alla Deutschlandfunk.

La sospensione del tetto costituzionale sarebbe solo temporanea e permetterebbe di trasferire al Governo federale il debito delle municipalità più esposte, dando loro margini di bilancio per investire a livello locale, in particolare in infrastrutture. La misura, secondo i conti di alcuni parlamentari, costerebbe circa 20 miliardi di euro.

La proposta del ministro socialdemocratico dovrebbe però superare un duro esame in Parlamento, dove dovrebbe ottenere una maggioranza qualificata dei due terzi. E dove troverebbe una forte opposizione. «Possiamo aspettarci un dibattito animato sulla portata e sulla distribuzione del sostegno pubblico e sui problemi di azzardo morale che comporta. Non ci sono garanzie che il piano potrà essere attuato», avvisa Christian Schulz, economista di Citigroup.

L’ipotesi è però stata immediatamente salutata con favore dalla presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che già nella sua precedente veste di direttore dell’Fmi spingeva Berlino ad allentare i cordoni della borsa, per reagire alla contrazione dell’attività manifatturiera e al rischio di recessione. Lo stesso faceva il suo predecessore alla Bce, Mario Draghi, quando invitava i Paesi con margini di manovra a spendere di più. Considerazioni che acquistano maggior forza alla luce dell’epidemia di coronavirus, che sta già colpendo l’economia di molti Paesi.

Con altrettanta rapidità è arrivata però la doccia fredda dalle file della Cdu: secondo Rehberg l’idea equivale a una «dichiarazione di bancarotta del ministro delle Finanze. Non daremo mai il nostro appoggio». Il partito della cancelliera Angela Merkel da sempre si oppone all’aumento della spesa pubblica. Anche se la misura venisse approvata, resterebbe poi da capire quali effetti avrebbe in concreto, anche perché la facoltà di aumentare la spesa sarebbe in capo alle municipalità locali, un quarto delle quali è zavorrata da prestiti che fanno fatica a onorare, secondo Uwe Zimmermann, vice presidente dell’associazione che le rappresenta (DStGB).

Per Greg Fuzesi, di JPMorgan, l’effetto sulle finanze tedesche potrebbe essere «limitato, se non nullo». E tuttavia, sottolinea Aline Schuiling, di ABN Amro, «una misura di sostegno farebbe bene all’economia e ci sono forti pressioni in questo senso». La Germania è l’unico Paese del G7 con un surplus di bilancio, accompagnato da un debito pubblico relativamente basso. Proprio ieri, la Commissione Ue ha messo in guardia Berlino dai rischi alla crescita, tedesca ed europea, che possono arrivare dai bassi investimenti.

Per approfondire:
Germania, i 4 candidati per la presidenza Cdu (che non valgono una Merkel)
Germania, fermo il Pil del quarto trimestre del 2019

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