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Berlino, l’impegno al femminile di Isabel Coixet con «The Bookshop»

di Andrea Chimento

2' di lettura

Isabel Coixet torna a Berlino con un nuovo dramma impegnato al femminile: tre anni dopo «Nobody Wants the Night» (che era stato scelto come film d'apertura del Festival 2015), la regista spagnola presenta nella capitale tedesca «The Bookshop», pellicola che affronta diverse tematiche già da lei sviluppate in passato.

Proposto all'interno della sezione Berlinale Special, il film è ambientato in una cittadina dell'Inghilterra di fine anni Cinquanta e vede protagonista una giovane vedova, Florence Green (interpretata da Emily Mortimer), che decide di lasciarsi alle spalle il passato e aprire una libreria. Il progetto, però, sarà particolarmente difficile da portare a termine: non solo Florence si troverà a combattere contro il pregiudizio degli abitanti, ma anche le alte sfere cercheranno di metterle i bastoni tra le ruote.

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Tratto dal romanzo omonimo di Penelope Fitzgerald del 1978, «The Bookshop» è una pellicola che celebra la passione per la letteratura e ci ricorda quanto i libri possano essere un'arma sociopolitica in grado di risvegliare le coscienze.

Con questa vedova dallo spirito libero, Isabel Coixet ha dipinto un personaggio perfettamente attuale, pronto a combattere la mentalità bigotta di chi la circonda attraverso la vendita di romanzi che generano scandalo, da «Lolita» di Nabokov a «Fahrenheit 451» di Ray Bradbury.

Dopo la parentesi fantascientifica di «Proyecto tiempo», uscito lo scorso anno, la regista spagnola è così tornata ai toni realistici che l'hanno reso celebre: fattasi conoscere nel 1996 con «Le cose che non ti ho mai detto», è diventata ancor più popolare con «La vita segreta delle parole» del 2005 (presentato alla Mostra di Venezia) e «Lezioni d'amore» del 2008 (proiettato per la prima volta sempre al Festival di Berlino).

Più incisivo nei contenuti che nella forma, «The Bookshop» è un'interessante metafora della crisi culturale odierna, valorizzata da un personaggio principale con cui non si farà fatica a empatizzare.
Se i messaggi messi in campo sono importanti, meno significativa è una sceneggiatura ripetitiva e un po' prolissa, che finisce per rendere il ritmo troppo statico, soprattutto nella parte centrale.

Inizialmente delicata, la regia di Coixet si fa troppo retorica nella conclusione e in diversi passaggi inserisce il pilota automatico senza regalare reali guizzi da ricordare al termine della visione.
Menzione positiva per Emily Mortimer in un ruolo non semplice, ma anche il resto del cast fa egregiamente il suo lavoro. Tra gli attori di contorno si segnalano Bill Nighy e Patricia Clarkson, attrice quest'ultima al momento nelle sale italiane con «The Party» di Sally Potter, film che era stato presentato un anno fa proprio a Berlino.

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