30 anni fa la caduta del muro

Berlino, il passaggio stretto del 9 novembre

Una data fatale, non solo per la caduta del Muro, nella storia della Germania: le celebrazioni arrivano nel momento in cui cresce la migrazione verso l'Ovest.

di Giulio Busi


default onloading pic

3' di lettura

Ce n’è per tutte le tasche. Da un frammento minuscolo, a soli quattro euro, fino a una porzione di tre metri e mezzo di altezza e circa quattro tonnellate di peso, con tanto di graffito originale, a firma di un artista piuttosto noto. Il prezzo? Quarantacinque mila euro, non trattabili. Il mercato della nostalgia è fiorente, e in ebay fioccano le offerte di avanzi del muro di Berlino. Centosei chilometri, metro più o meno, era lungo il vecchio manufatto di cemento. Quanto ne rimane ancora, nelle menti e nei cuori, di quel muro durato dal 1961 al 1989?

I pomeriggi di Berlino sono sempre più scuri. È un declino inesorabile: diciassette ore di luce a giugno, otto a novembre. L’eccitazione delle notti brevissime dell’estate ha lasciato il posto alla fioca sopravvivenza autunnale. Eppure, buio o non buio, le autostrade che si dipartono dalla città sono stracolme di traffico in ogni direzione. Pendolari, mezzi pesanti, moltissime targhe estere.

Trent’anni fa, appena lasciata Berlino, le automobili si facevano sempre più rare. Ora si ha l’impressione che la capitale sia innervata in una regione vitale, produttiva. Ma è una sensazione ingannevole. Lunghe barriere di alberi nascondono alla vista le campagne del Brandeburgo. Affollate, nervose, le strade di scorrimento veloce. Intorpidita, estranea, la terra tutt’attorno. Buona parte del Brandeburgo si sta svuotando. Così come la maggioranza della Germania orientale.

Berlino, il Muro 30 anni dopo diventa un’opera in 3D

Berlino, il Muro 30 anni dopo diventa un’opera in 3D

Photogallery39 foto

Visualizza

Un recente studio statistico mette a nudo una realtà impietosa. Il numero degli abitanti dell’Est è tornato quello del 1905. Mentre i Länder occidentali hanno aumentato negli ultimi decenni la loro popolazione, nemmeno le città più importanti dell’ex Ddr, come Lipsia e Dresda, pur in lieve saldo positivo, riescono agganciare l’espansione delle metropoli maggiori, come Monaco di Baviera.

Unica eccezione Berlino, che ha sempre avuto un suo specialissimo destino e un proprio profilo, sociale e demografico, e che sembra destinata a toccare fra breve i quattro milioni di abitanti. Nel 1961, il muro fu costruito per frenare l’emorragia di popolazione verso Ovest. Silenziosamente, nell’impotenza della politica, la fuga è ripresa implacabile. A grandi numeri, subito dopo il crollo dello Stato comunista. Più discreta ma non meno letale, negli ultimi anni, quando il riequilibrio tra le due parti sembrava, se non riuscito, almeno ben avviato.

La spina demografica brucia ed è motivo d’imbarazzo nelle celebrazioni del trentennale. Ed è anche causa di affanno e di preoccupazioni politiche. Uno dei motivi della popolarità della Afd nelle regioni tedesche orientali – in Brandeburgo, in Sassonia-Anhalt, in Turingia – si deve proprio al senso di progressiva desertificazione di molti luoghi: chiudono le scuole, i negozi, gli ospedali, mentre il governo (questa è la narrazione populista) sembra curarsi solo degli immigrati dall’estero.

È vero che il nodo dell’immigrazione ha radici antiche. La Ddr non beneficiò del flusso migratorio degli anni Sessanta e Settanta, che accompagnò il balzo economico della Repubblica federale, ed è restata sostanzialmente estranea anche agli arrivi dall’estero degli anni recenti, che a Ovest hanno bilanciato l’endemico calo delle nascite.

Nella Storia della Germania c’è una data fatale. Il 9 novembre è detto “Schicksaltag der Deutschen”, il “giorno del destino dei tedeschi”. La serie di coincidenze è davvero sorprendente. Dalla proclamazione della Repubblica, nel 1918, al putsch di Hitler, nel 1923, ai pogrom antiebraici del 1938 fino alla caduta del muro nel 1989. Ogni volta, il 9 novembre ha segnato un passaggio stretto, arrischiato, gravido di conseguenze.

Pochi ricordano oggi che i nazisti avevano fatto del 9 novembre un giorno di esaltazione del regime, in memoria del fallito colpo di Stato a Monaco di Baviera, con cui Hitler salì per la prima volta alla ribalta politica. Un destino duplice, quello tedesco, che bene si riassume in questa data, di volta in volta tragica o liberatoria. Nella cascata di appuntamenti, che animeranno Berlino tra domani e il 10 novembre (https://mauerfall30.berlin), ci sarà anche un itinerario, presso il Deutsches Historisches Museum (Dhm) di Unter den Linden, dedicato al significato simbolico dei vari 9 novembre per l’identità tedesca.

Certo, in fatto di glamour, questo sobrio appuntamento storiografico non può reggere il confronto con la grande kermesse della Brandenburger Tor, che si aprirà, ovviamente il 9 novembre, con il concerto della Staatskapelle Berlin, diretta da Daniel Barenboin, e nemmeno con l’animazione dei Dj in ventisette locali notturni berlinesi.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...