Giustizia

Berlusconi, le 10 domande della Corte europea all’Italia sulla condanna del 2013

A 8 anni dalla sentenza della Cassazione su Silvio Berlusconi che rese definitiva la condanna per frode fiscale, e che gli costò la decadenza dalla carica di senatore, la Corte europea dei diritti dell'uomo interroga l'Italia: l'ex premier ha avuto un processo equo?

di Giovanni Negri

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2' di lettura

Sono 10 le domande che la Corte dei diritti dell'uomo fa al Governo italiano per verificare l'equità del processo che ha condotto, era il 2013, alla condanna definitiva di Silvio Berlusconi per frode fiscale. Rivitalizzando un fascicolo giacente dal 2014, i giudici della Corte europea ora sollecitano dall'Italia una serie di risposte, da fornire entro il prossimo 15 settembre, a domande che vanno dall'indipendenza del collegio che ha giudicato il leader di Forza Italia, alla possibile violazione del principio del ne bis idem in materia penale, al rispetto dei diritti di difesa nell'audizione di testimoni e nella traduzione di documenti, al riconoscimento delle attenuanti nella determinazione della condanna.

La condanna a 4 anni, 3 vennero poi coperti da indulto e 1 scontato ai servizi sociali, è costata a Berlusconi l'incandidabilità al Parlamento italiano sulla base della legge Severino. E tuttavia, dopo l'avvenuta riabilitazione, il leader di Forza Italia è stato eletto al parlamento europeo.

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Le domande della Corte dei diritti dell’uomo

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Il collegio difensivo dell'ex premier, nel quale trova un po' sorprendentemente posto anche il segretario dei laburisti inglesi sir Keir Sturmer (avvocato certo con competenza specifica nella tutela dei diritti umani, ma che, da leader della sinistra del Regno Unito dopo Corbyn, non ci si aspetterebbe di vedere tra i difensori dell'ex capo di governi di centrodestra), aveva sottolineato, ricorda ora la Corte europea, anche altri elementi come l'applicazione retroattiva di norme penali, 5 rifiuti incassati in materia di legittimo impedimento alla partecipazione alle udienze, l'utilizzo delle dichiarazioni di un testimone, la mancata imparzialità di un giudice per dichiarazioni fatte alla stampa, il no a perizie richieste.

La decadenza da senatore, effetto della condanna, era stata immediatamente contestata da Berlusconi davanti alla Corte dei diritti dell'uomo, ma dopo una prima discussione, la contestazione era stata ritirata per l'avvenuta riabilitazione. Comprensibile la valutazione sull'inutilità di rischiare una pronuncia contraria a fronte di un interesse ormai nullo. Diversa invece la valutazione tuttora sottostante alla richiesta di riconoscimento dell'iniquità della condanna, secondo i canoni della convenzione dei diritti dell'uomo sul giusto processo.

Perché in Italia, per esempio, ancora pochi giorni fa, il 20 aprile, le Sezioni unite della cassazione hanno riconosciuto la legittimità della decisione di Banca d'Italia di congelare e convogliare in un trust a fini di vendita delle quote in Mediolanum detenute da Fininvest oltre il limite del 9,99 per cento. Decisione motivata con la perdita da parte di Berlusconi dei requisiti di onorabilità per effetto della condanna.

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