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Berlusconi e quella tentazione della Mondadori via dalla Borsa

di Simone Filippetti

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(Getty Images)


2' di lettura

Il 2019 di Silvio Berlusconi inizia con una tentazione: quella di portare via da Piazza Affari la Mondadori . Sarebbe un annuncio che ha del clamoroso: la casa editrice più famosa e importante del paese è quotata alla Borsa di Milano da 25 anni ed è uno dei cardini dell’impero mediatico del Cavaliere. Ma nei giorni di Natale, proprio a Piazza Affari, sono circolati rumor circa un possibile delisting, alimentati anche dal rally compiuto dal titolo nel corso dell’ultima settimana (+16%). Fininvest,interpellata, ha negato categoricamente qualsiasi progetto in tal senso. Dire addio alla Borsa costa circa 200 milioni (il flottante è attorno al 35%)e la cassaforte della famiglia Berlusconi, che detiene il 53%, potrebbe essere affiancata da un socio di capitale, ad esempio un fondo di private equity.

D’altronde un ipotetico addio alla Borsa di Mondadori avrebbe senso industriale: a gennaio del 2005 il titolo valeva 8,5 euro. Da allora è iniziato un calo costante, di pari passo con la crisi dell’industria dei media; e oggi Mondadori vale 1,8 euro, per una capitalizzazione di 400 milioni. La casa editrice è molto sottovalutata e Fininvest potrebbe riprendersi, con l’appoggio di un socio finanziario, a un prezzo da saldo un’azienda che vale molto di più. Ma non c’è solo l’aspetto finanziario.

L’andamento del titolo Mondadori in Borsa

Il matrimonio della Mondadori con la Rizzoli Libri, ideato e celebrato da Marina Berlusconi, ha creato il più grande editore italiano di libri, ma soprattutto ha disegnato il futuro: sempre più libri, sempre meno periodici. Il certosino lavoro fatto dall’ad Ernesto Mauri ha risanato il gruppo e portato le riviste a non perdere più soldi, ma la vendita di Panorama, lo storico settimanale fondato dalla casa editrice, è stato uno spartiacque. A breve da Segrate diranno addio, senza rimpianti, ai periodici di Mondadori France. La strada è segnata: a medio termine, Mondadori sarà una casa editrice di libri dove i magazine avranno un peso marginale. Un delisting sarebbe dunque coerente: una tale trasformazione si realizza meglio lontano dalla Borsa, che vive dell’ansia da trimestrali. Mentre a Segrate stanno seminando per i prossimi venti anni.

Ecco allora che si spiegherebbe l’arrivo di un fondo di private equity o di un partner finanziario interessato a partecipare a un turnaround per poi magari riportare a Piazza Affari una casa editrice che nel frattempo sarà diventata un «Book Publisher» paneuropeo: mentre disbosca i periodici, Mondadori vuol comprare un editore straniero di libri. E alla mente torna il caso Pirelli : la storica industria di pneumatici è stata delistata dai cinesi di ChemChina e da Marco Tronchetti Provera per poi tornare, dopo un riassetto, in Borsa meglio di prima.

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