1994-2019

Berlusconi 25 anni in politica, da rivoluzionario a rottamato

di Barbara Fiammeri


Silvio Berlusconi: ogni tanto manderei a quel paese Salvini

2' di lettura

Era marzo anche allora. Il 27 anziché il 4. Venticinque anni fa Silvio Berlusconi a sorpresa vince le elezioni sconfiggendo la gioiosa macchina da guerra guidata dagli antesignani dell'attuale Pd. Un evento destinato a cambiare radicalmente la storia dell'Italia - che fino ad allora aveva visto protagonisti i partiti usciti vittoriosi dalla battaglia contro il fascismo - e anche e soprattutto gli italiani.
Berlusconi vince grazie a un mix di coraggio e spregiudicatezza. Sdogana gli ex missini guidati da Giancarlo Fini e traslocati nel frattempo in Alleanza nazionale alleandosi con loro nel Centro-Sud, in quello che viene battezzato il Patto del Buon governo mentre al Nord costituisce assieme alla Lega di Umberto Bossi il Polo delle Libertà. Due coalizioni distinte per un unico obiettivo: arrivare al governo.

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C'è infatti una nuova legge elettorale, il Mattarellum, che per il 75% assegna i seggi con il sistema maggioritario, vale a dire che vince il candidato che prendete più voti nella sua circoscrizione, mentre per il restante 25% l'assegnazione resta proporzionale.Una rivoluzione che Berlusconi sfrutta al massimo anche grazie alla potenza mediatica delle sue televisioni. Ma non solo.

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Il Cavaliere concentra su di sé l'attenzione come mai nessuno prima. Per molti italiani è la scoperta della leadership. Forza Italia con il 21% conquista il primato e grazie alla doppia alleanza - con Fini al Sud e Bossi al Nord - Berlusconi ottiene la maggioranza parlamentare e un mese dopo, il 28 aprile, riceve l'incarico dal Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro per la formazione del suo primo governo.

Durerà poco. Lo scontro sul decreto Biondi con i magistrati di Mani Pulite (in seguito sottoposti anche a indagini da parte dell'allora ministro della Giustizia), l'avviso di garanzia notificatogli a novembre durante la conferenza Onu ma soprattutto la rottura con Bossi sulla riforma delle pensioni lo portarono poco prima di Natale a rassegnare le sue dimissioni.

Berlusconi tornera al Governo nel 2001. Ma il cambiamento era ormai in atto e non si arrestò con la sua uscita da Palazzo Chigi: era nata la Seconda Repubblica, gli italiani avevano scoperto il bipolarismo.

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Venticinque anni dopo l'impressione è di trovarci di nuovo di fronte a un cambiamento epocale con Berlusconi però nel ruolo dello sconfitto, del superato assieme a un'intera classe dirigente. A sostituirla ecco i “Rottamatori”, impersonati prima da Matteo Renzi e oggi da Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Si è detto che il governo gialloverde rappresenta l'atto di nascita della Terza Repubblica, ma su quanto durerà al momento nessuno, neppure i diretti interessati, sembrano pronti a scommettere. Un tempo che non coincide necessariamente con la durata del governo e proprio i 25 anni dell'epopea berlusconiana ne sono la conferma.

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