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Bernie Sanders in fuga per la nomination democratica, un socialista per la Casa Bianca

Il vecchio senatore del Vermont è il candidato con maggiore consenso tra i progressisti. Decisivo il risultato del Super Martedì

di Riccardo Barlaam

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Il vecchio senatore del Vermont è il candidato con maggiore consenso tra i progressisti. Decisivo il risultato del Super Martedì


6' di lettura

NEW YORK - Bernie Sanders è in fuga di dieci punti nei sondaggi su base nazionale per conquistare la nomination democratica alle elezioni presidenziali del 3 novembre. E negli ultimi caucuses in Nevada il senatore del Vermont ha distanziato di oltre 20 punti percentuali Joe Biden, in testa nei sondaggi fino a gennaio.

Il K.O. a Biden
Il giorno dopo alcuni giornali parlano di “knock out”. Il colpo decisivo che ha mandato al tappeto il vice presidente di Obama, che era il candidato dell'establishment democratico. Le sue ambizioni di arrivare a sfidare Trump che sembrano ormai destinate a sfumare. In Nevada Sanders ha riportato il 46,8% dei consensi, Biden il 20,4%. Il giovane emergente moderato Pete Buttigieg si è fermato al 13,9%, Elizabeth Warren al 9,8% e Amy Klobuchar, l'altra candidata moderata, è scesa addirittura al 4,2%.

Primo nella conta dei delegati
Nella conta dei delegati per il congresso nazionale Sanders è in testa con 35 delegati, seguito da Buttigieg con 24 e Biden con 10. La vittoria in Nevada per il vecchio senatore del Vermont segue quella del New Hampshire, e il buon risultato nell'Iowa. Tre stati su tre.

Favorito per il Super Martedì
I sondaggi danno vincente Sanders anche nelle primarie in South Carolina sabato prossimo – dove aveva perso malamente nelle primarie del 2016 - e soprattutto nel Supermartedì del 3 marzo, quando si voterà in 15 stati, tra cui California e Texas gli stati più popolosi che mettono in palio un terzo dei quattromila delegati che alla convention democratica di luglio in Wisconsin sceglieranno ufficialmente il candidato che sfiderà Trump per la Casa Bianca.

I moderati divisi e deboli
Il fronte moderato dei democratici è debole al momento, diviso tra troppi candidati: Biden, Buttigieg, Klobuchar. E rischia di esserlo ancora di più con la discesa in campo di Michael Bloomberg tra due settimane nel Super Tuesday.

Nove giorni decisivi
I prossimi nove giorni saranno decisivi e potrebbero determinare effettivamente la nomination, e anche il futuro di molti candidati ormai a corto di risorse finanziarie, oltreché di voti. A partire dal dibattito televisivo di martedì 25 febbraio prima del voto della South Carolina e del Super Martedì.

Alla ricerca dell’anti-Sanders
I rivali di Sanders di trovano davanti alla sfida di limitare la frammentazione del fronte centrista e identificare un candidato unico anti-Sanders, mentre il senatore del Vermont cercherà di consolidare il suo vantaggio politico, sfruttando la scia del “momentum” favorevole che gli è stato riconosciuto apertamente anche da Biden, il quale invece ogni giorno che passa vede sgonfiarsi la sua candidatura.

Il “nonno rivoluzionario”
Sanders nonostante i suoi 78 anni – è il candidato più vecchio coetaneo di Bloomberg – è quello che ha il maggior seguito popolare e che ha raccolto maggiori finanziamenti, oltre 120 milioni di dollari con micro-donazioni a partire da pochi dollari. Piace ai giovani, agli afroamericani, alle donne, ai Latino's e a tutti quelli che in America vogliono un cambiamento non solo rispetto al presidente Trump e alle sue politiche ma anche nel partito democratico di cui Sanders rappresenta l'ala più radicale, in qualche modo estranea alle dinamiche di potere del partito, perché è stato a lungo nelle file degli indipendenti.

I voti dei latini decisivi
In Nevada Sanders ha vinto con il 29% dei voti bianchi, il 51% dei voti degli ispanici, e il 27% dei voti degli afroamericani, secondo gli exit poll ai seggi. E' riuscito a conquistare il voto dei Latinos grazie a una imponente campagna di pubblicità in spagnolo nelle tv, nelle radio, nei social media e anche nei servizi di streaming musicali come Spotify e Pandora.

I festeggiamenti con Jane Sanders
Dopo la vittoria ha festeggiato con la moglie Jane, sua più stretta consigliera politica, bevendo vino bianco sull'aereo privato che li ha portati in Texas, dove ha in alcuni comizi nei quali ha insistito sul concetto che può battere Trump in un eventuale scontro diretto e ha attaccato i candidati miliardari per la Casa Bianca, il presidente e Bloomberg che si profila come il suo avversario nella corsa per la nomination.

«Stiamo unendo gli americani»
«Trump e i suoi amici – ha detto Sanders a San Antonio - pensano che vinceranno le elezioni dividendo le persone, per il colore della pelle per il luogo dove sono nati, per la loro religione o il loro orientamento sessuale. Invece vinceremo noi perché facciamo esattamente il contrario. Noi stiamo unendo le persone – neri e bianchi e Latino, nativi americani, americani di origine asiatica, omosessuali ed etero. Siamo unendo le persone attorno a un'agenda pensata per la classe lavoratrice di questo paese».

La stessa energia della campagna di Trump
Qualche osservatore ha scritto che l'ascesa di Sanders e il suo consenso popolare nei comizi in giro per gli Stati Uniti ricordano l'energia che è emersa nel 2016 attorno alla campagna che ha portato Donald Trump a conquistare la presidenza contro tutte le previsioni, anche nel suo partito. Ma il programma di Sanders è agli antipodi rispetto a quello di Trump.

Il suo programma: una lunga lista di riforme liberal
Sanders ha una lunga lista di riforme liberal, si definisce un democratico socialista, propone un Green New Deal per combattere il cambiamento climatico, vuole cancellare il debito degli studenti universitari con una tassa sulle transazioni finanziarie, aumentare il salario minimo federale a 15 dollari l'ora, nominare dei rappresentanti liberali alla Corte Suprema, proteggere il diritto di aborto e creare un sistema sanitario pubblico universale e gratuito sul modello europeo e canadese.

L’endorsement di Jesse Jackson
Al momento è l'unico candidato democratico che è riuscito a creare una vera coalizione popolare inter generazionale e inter razziale. Dopo l'endorsement di Alexandra Ocasio-Cortez e del sindaco di New York Bill de Blasio, anche il reverendo Jesse L. Jackson senior che aveva corso alle nomination presidenziali nel 1984 e nel 1988, ha espresso la sua scelta per Bernie Sanders, per il suo programma politico contro “la violenza economica”: «Rappresentano la direzione del partito – ha detto di recente parlando di Sanders e Warren, l'altra candidata progressista – parlano dei problemi e delle difficoltà che vivono le persone. E i democratici cominciano a capire che socialismo democratico non significa comunismo, il socialismo dell'Est Europa». Un altro apprezzamento per Sanders è arrivato da Randi Weingarten, il presidente dell'Associazione degli insegnanti americani, che ha comparato lo spostamento a sinistra del partito democratico di quest'anno al movimento di centro destra dei tea party nel 2010.

Anche a Wall Street i pro Bernie
Anche a Wall Street ci sono sostenitori di Sanders. Il candidato che vuole tassare i grandi patrimoni e aumentare le regolamentazioni nell'industria finanziaria e bancaria fa paura ai più, ma ci sono molte voci a favore di una sua candidatura. L'ex ceo di Goldman Sachs Lloyd Blankfein vede come il fumo degli occhi Sanders, candidato divisivo e polarizzato come Trump. L'hedge fund manager miliardario Leon Cooperman lo ha definito «un comunista» e una «grande minaccia per i mercati come il coronavirus».

I giovani trader tutti per il vecchio socialista
Altri finanzieri al contrario vedono con favore una candidatura di Sanders: «Io non sono Blankfein, il lavoro con i piccoli risparmiatori e ogni mese come tanti americani mi trovo il conto dell'assicurazione sanitaria da pagare», dice Wade Black della società di investimento Scarsdale Equities, secondo cui Wall Street è meno conservatrice di quello che sembra, anche grazie ai tanti giovani trader che lavorano nel floor e nelle società finanziarie. Un'opinione condivisa da Dal Alpert, co-fondatore dell'investiment bank Westwood Capital. «Wall Street è diventata più giovane. E tu non puoi sapere che cosa pensato i giovani trader davvero perché non lo dicono, indossano la museruola».

I fondi dalla finanza e dal real estate
Non ci sono sondaggi che indicano la percentuale di sostegno di cui gode Sanders al momento nel settore della finanza e delle banche. Ma stando al Center for Responsive Politics, che raccoglie i dati delle donazioni elettorali oltre i 200 dollari, Sanders ha ricevuto 1,7 milioni di dollari dai settori della finanza, assicurazione e real estate dal lancio della sua campagna per le elezioni 2020. Su un totale di oltre 120 milioni di dollari di finanziamenti raccolti dal senatore del Vermont. Buttigieg è il candidato dem che ha raccolto più fondi con 4,4 milioni di dollari, seguito da Biden con 2,7 milioni. Per dire: Trump ha raccolto 2,7 milioni di dollari dagli stessi settori. Sanders in ogni caso si vanta di non aver raccolto niente da hedge funds, fondi di investimento o venture capital , ma ricorda sempre che gran parte della sua campagna è finanziata da piccole donazioni. Dal basso per cambiare l’America.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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