Seconde generazioni

Bertelli jr e la svolta inclusiva di Prada

di Giulia Crivelli

Nel futuro.II logo del progetto Sea Beyond, frutto della collaborazione con l’Unesco, per la tutela degli oceani

4' di lettura

Non è scritto nella pietra che le passioni e i talenti si tramandino di generazione in generazione. Se però il passaggio accade all’interno di un’azienda – piccola o grande, privata o quotata, poco importa – possono innescarsi circoli virtuosi per tutti.

Al rispetto e all’ammirazione per ciò che madri e padri hanno fatto, figlie e figli possono aggiungere linfa vitale e sguardo lungo sul futuro, oltre che, naturalmente, desiderio di preservare e rafforzare quanto già costruito. Le nuove generazioni, specie se native digitali, sono in grado di colmare le lacune, inevitabili, di chi è nato o ha iniziato a lavorare prima della rivoluzione portata da internet e dall’accelerazione che vediamo nella comunicazione.Non ci sono ricette per il successo dei passaggi generazionali, per la cooptazione di membri più giovani delle famiglie fondatrici di grandi o piccole aziende.

Loading...

Per fortuna però le transizioni “morbide” capitano, in Italia meno che altrove, ma capitano. Sembra essere il caso di Lorenzo Bertelli, primogenito di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, fondatori del gruppo Prada, leader italiano nel settore della moda, con un fatturato 2020 di 2,42 miliardi e quattro marchi in portafoglio (Prada, Miu Miu, Church’s e Car Shoe), ai quali si aggiunge Pasticceria Marchesi. Alla fine di maggio Lorenzo Bertelli ha partecipato al suo primo consiglio di amministrazione da membro del board, ruolo che si aggiunge a quelli già ricoperti di head of marketing e head of corporate social responsibility (Csr) del gruppo Prada. Nato a Milano nel 1988, si colloca a metà – volendo usare etichette fin troppo diffuse – tra i Millennial o Gen Y (coloro che hanno compiuto 18 anni nel 2000) e la generazione Z, la più digitale e connessa di sempre.

Il suo percorso di studi e di lavoro, prima di approdare in Prada, nel 2017, è a dir poco originale, analogico, potremmo dire. Laureato in filosofia con Massimo Cacciari all’università San Raffaele di Milano, fino a quattro anni fa Lorenzo Bertelli si è dedicato alla passione per il rally. La prima corsa da “professionista” risale al 2010 con il debutto nel campionato italiano asfalto alla guida di una Fiat Abarth R3T 500 e nel 2016 arrivò a gareggiare nel Wrc, il campionato mondiale di rally. Un anno più tardi sentì il richiamo delle sirene del business di famiglia, forse anche perché proprio in quel periodo la moda e in particolare l’alta gamma – alla quale i marchi del gruppo appartengono – iniziò ad abbracciare la digitalizzazione (che va ben oltre l’e-commerce) e i temi dell’inclusività e diversità, cuore della sostenibilità sociale e della Csr, accanto all’attenzione all’ambiente.

Se c’è una frase che racchiude lo spirito di un giovane manager come Lorenzo Bertelli è questa: «Sono convinto che ci sia più valore aggiunto nella collaborazione che nella competizione». L’ha detta commentando la nascita di Aura Blockchain Consortium, progetto congiunto di Lvmh, il più grande gruppo del lusso al mondo, Richemont, con in particolare la sua maison Cartier, e, appunto, il gruppo Prada. Aura è un esempio di digitalizzazione “oltre l’e-commerce” sulla quale l’industria globale della moda e del lusso sta investendo. Ma il fatto che tre rivali dell’assai competitiva arena dell’alta gamma uniscano le forze non può che essere legata alla linfa vitale di un Millennial. «Aura non nasce per generare profitti: quelli che ci saranno, verranno reinvestiti nel progetto, perché per definizione ogni tecnologia va continuamente aggiornata e migliorata - spiega Bertelli junior –. Aura è una struttura flessibile, in grado di supportare aziende di varie dimensioni e di adattarsi alle esigenze dei singoli, non solo di maison grandi e strutturate». Che inedite collaborazione fossero congeniali a Lorenzo Bertelli si era capito il 23 febbraio 2020, quando la madre, Miuccia Prada, annunciò a sorpresa di aver scelto come “co-direttore creativo” Raf Simons, che per anni era apparso come il suo rivale su molti filoni, come minimalismo ed essenzialità. Quel giorno accanto alla stilista c’erano il marito e il figlio, che dei due era apparso sicuramente il più entusiasta di una scelta mai vista, fino a quel momento, nella moda.

La sfilata Prada del febbraio 2021

Lorenzo Bertelli è impegnato inoltre sul fronte della sostenibilità sociale, partendo dal Paese dove più si sta lavorando su questi temi, gli Stati Uniti. Il 7 maggio ha presentato nuove iniziative per favorire la formazione e l’ingresso nel sistema moda – e in Prada – di rappresentanti di minoranze, a partire dalla comunità Lgbt+. Lo ha fatto insieme a Malika Savell, chief diversity, equity & inclusion officer di Prada. Last but not least, l’ambiente: dopo anni di ricerche il gruppo ha messo a punto un tessuto in nylon ecosostenibile con le stesse qualità di quello tradizionale. Ma ci sono progetti che vanno aldilà della dimensione aziendale: l’8 giugno, giornata mondiale degli oceani, Prada ha annunciato i nuovi obiettivi di Sea Beyond, lanciato in collaborazione con l’Unesco. «Vogliamo andare oltre i programmi per le scuole, puntiamo a un’audience globale per sensibilizzare comunità locali alla tutela degli oceani, con azioni di tutti i giorni e a tutti livelli».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti