Dai tessuti all’abbigliamento

Beste scommette su Monobi: un ex lanificio diventa hub della moda maschile

L’azienda pratese, prima contoterzista per grandi marchi, investe e punta sul design contemporaneo del marchio proprio già distribuito in Giappone e presto anche negli Stati Uniti

di Silvia Pieraccini

Il negozio all'interno della fabbrica Monobi

2' di lettura

Sono in poche, nel distretto di Prato come nel resto d'Italia, le aziende che producono sia tessuti che capi d'abbigliamento, anche perché si tratta di mestieri assai diversi, tradizionalmente in capo a due anelli della filiera. Una di queste è Beste, azienda pratese della famiglia Santi, tipico produttore di tessuti da uomo e da donna per il settore moda, che dal 2005 si è allargata alla confezione di abbigliamento contoterzi (per una quindicina di grandi marchi) e, da fine 2017, ha lanciato un proprio brand di total look maschile, Monobi, sul quale ora ha deciso di investire.

Il vecchio lanificio diventa fabbrica hi tech (con ristorante)

Il passo strategico è appena stato compiuto: un nuovo stabilimento nato dal recupero di una vecchia fabbrica degli anni Cinquanta vicina al centro di Prato, il lanificio Affortunati chiuso da più di vent'anni, che è diventato l'hub della divisione abbigliamento e, di fatto, la “casa” di Monobi, marchio dal design contemporaneo che si caratterizza per tecniche di produzione innovative come gli ultrasuoni e le saldature e nastrature performanti che rendono i capi anti-vento e anti-acqua.

Loading...

Beste ha investito quattro milioni nell'hub (3.300 metri quadrati su due piani) che unisce il sapore antico della manifattura alla modernità del design, è attento alla sostenibilità e accoglie la progettazione dei capi d'abbigliamento, i prototipi e la pianificazione della produzione, oltre a un negozio Monobi, uno spazio-eventi e, tra pochi mesi, un ristorante (si chiamerà Monosteria) guidato dallo chef Angelo Barni. Oggi Monobi fattura 1 milione di euro sui 6 milioni della divisione abbigliamento, cui si aggiunge la divisione tessile per un totale ricavi che quest'anno toccherà i 30 milioni di euro. Ma il sogno di Giovanni Santi, titolare col fratello Matteo dell'azienda partecipata al 10% dal gruppo cinese Huamao, è rovesciare le proporzioni e far diventare Monobi il marchio che identifica il gruppo.

Monobi cresce tra Giappone e Stati Uniti

E questo grazie all'espansione internazionale: «Oggi il primo mercato di Monobi è il Giappone – spiega Giovanni Santi – e dalla prossima stagione partiamo con la distribuzione negli Stati Uniti, grazie a un importatore che tratta marchi di alto livello». Il modello di riferimento resta quello di Loro Piana o Zegna, partiti dal tessile per diventare marchi globali. «Tra dieci anni – aggiunge Santi, che dall'autunno-inverno 2022 lancerà anche la linea donna – vorrei fare 30 milioni di ricavi con la divisione tessuti e 70 milioni con Monobi. Altri ci sono riusciti, perché no?».

Nel frattempo l'azienda investe sulla sostenibilità lungo tutta la filiera con un obiettivo ambizioso, finora centrato da poche aziende della moda: ottenere la certificazione BCorp – uno degli standard più elevati a livello mondiale di misurazione delle performance Esg (environmental, social, governance) – entro il 2022.

Riproduzione riservata ©

Consigli24: idee per lo shopping

Scopri tutte le offerte

Ogni volta che viene fatto un acquisto attraverso uno dei link, Il Sole 24 Ore riceve una commissione ma per l’utente non c’è alcuna variazione del prezzo finale e tutti i link all’acquisto sono accuratamente vagliati e rimandano a piattaforme sicure di acquisto online

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti