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Beuys e la lezione tra pensare e fare

Si suol dire che un pensiero ne rincorra un altro, ma faccia fatica a tradursi nel fare

di Piero Formica

(dpa Picture-Alliance via AFP)

3' di lettura

Si suol dire che un pensiero ne rincorra un altro, ma faccia fatica a tradursi nel fare. Eppure, si arresta la creatività se pensare e agire sono disgiunti. Al riguardo, una lezione fondamentale l'ha impartita l'artista tedesco Joseph Beuys cui è dedicata a Venezia una mostra personale a Palazzo Cini. Già negli anni Settanta Beuys sosteneva che il lavoro è pensiero. Egli si esprimeva contro una netta separazione tra lavoro, arte e scienza, affermando che siamo tutti artisti il cui pensiero è la materia invisibile che valorizza il lavoro e lo riconcilia con la natura e con la scienza che non è destinata ad essere un nemico spietato dell’umanità, come paventava lo scrittore vittoriano George Gissing. Nel nostro campo di vita, ognuno di noi non può più tracciare un solco preciso e lineare di decisioni che inizia nella scuola, continua nell’attività professionale e finisce con la pensione. Nel suo Piano energetico per l’uomo occidentale, Beuys scriveva che «”L’arte è l’unica possibilità di evoluzione, l’unica possibilità di cambiare la situazione del mondo. Ma allora bisogna allargare l’idea di arte per includere tutta la creatività. E se si fa questo, ne consegue logicamente che ogni essere vivente è un artista – un artista nel senso che può sviluppare la propria capacità. E quindi è necessario che la società si preoccupi del sistema educativo, che sia garantita l’uguaglianza di opportunità per potersi autorealizzare».

In stretta connessione con la nascente scienza antropocenica, Beuys mise in discussione l’impatto dell’umanità sul pianeta, battendosi per una riorganizzazione comportamentale e sociale fondata sulla consapevolezza ecologica. La sua attività ha contribuito ad allargare e approfondire lo studio della biodiversità dell’Amazzonia, alla realizzazione di installazioni di arte e scienza sulla crisi ambientale nel mondo industrializzato, e a missioni esplorative in Antartide e altri luoghi che hanno dato voce alla transizione ecologica. Nella visione di Beuys tutti possono diventare artisti trasformando fenomeni e azioni quotidiane in arte. La disciplina della “scultura sociale” o “architettura sociale” permette all’arte di operare come un potente strumento politico nel modellare la società umana.

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Queste idee furono esemplificate in opere di Beuys, dalle 6 lavagne tematiche di Perugia alle 7000 Querce di Kassel. Con queste creazioni, Beuys ci ha invitato a trasformare le nostre azioni, unendoci in uno sforzo comune verso uno stadio evolutivo dell’umanità fondato su una visione olistica della società e della natura. Nel manifesto della Free International University di Berlino, pubblicato nel 1972, Beuys incoraggiava un approccio collettivo alla creatività tramite azioni innovative dirompenti, usando materiali e ingredienti già noti ma rinvenendo idee, forme e ricette alternative. Troviamo qui l’essenza del paradigma dell’innovazione aperta che dovrebbe essere alla base di gran parte del rinnovamento e della trasformazione aziendale, sociale e ambientale.

Avventurarsi nella prateria senza confini di Beuys è un’azione che mette in sintonia il fare con il pensare attento, il coltivare idee innovative e il criticare propositivo. Non c’è una mappa che mostri la strada; non c’è una direzione di viaggio predeterminata. Coloro che si avventurano nell'esplorazione ritagliano percorsi apprezzando la transdisciplinarietà e la bellezza dell’imperfezione ricercata da Beuys. Gli esploratori si porranno delle domande e troveranno le risposte attraverso l’immaginazione e l'arte che non sono orpelli decorativi. La mostra a Palazzo Cini è un ulteriore passo in avanti dell’essere umano nel viaggio di riconciliazione con la natura e di raccordo tra il pensare e il fare. È dalle persone impegnate nel pensiero critico, nella ricerca e nella riflessione sulla realtà della società che ci attendiamo soluzioni dipinte con colori pastello rasseneranti per un mondo che oggi appare nero.

piero.formica@gmail.com

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