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Bezos riapre la partita spaziale per la Luna. Settimana prossima la decisione

Il patron di Amazon dona due miliardi di dollari alla Nasa per convincere a riaprire il bando del progetto Artemis, assegnato alla SpaceX di Elon Musk

di Leopoldo Benacchio

Bezos: "Sbalordito dalla bellezza e la fragilità" della Terra

5' di lettura

Al “povero” Jeff Bezos ne va una bene e una storta, ma lui non si deprime di sicuro e anzi raddoppia la posta, e ci mette un sacco di soldi per il bene degli Stati Uniti d'America: 2 miliardi di dollari che donerà a Nasa per il suo progetto Artemis per la Luna, altrimenti in pericolo.

Proposta strana, in un contesto strano, ma seria. Ma come ci siamo arrivati e che significa? Il patron di Amazon, dopo anni di lavoro e soldi spesi con la sua ottima industria spaziale Blue Origin, messa in piedi per portare i terrestri a fare del turismo non ovvio, ossia all'inizio dello spazio, era pronto per essere il primo a varcare la mitica, e del tutto arbitraria, linea di Karman che segna l'inizio ufficiale dello spazio, 100 chilometri circa dal suolo terrestre.

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La data, e le date contano, era il 20 luglio, a 52 anni dal primo sbarco sulla luna. Intanto Sir Richard Branson ci si mette di mezzo e gelosamente fa lo sgambetto, e, rischiando un po', parte con il suo aereo-razzo nove giorni prima, rimanendo però sotto i 100 chilometri e giocando un po’ sporco, perché per il 4 % scarso dell'umanità, cioè sostanzialmente alcune forze aeree, lo spazio inizia al piano sotto, fra 80 e 90.

Il patentino da astronauta

Pare una barzelletta, ma Bezos si dimostra un gentleman più del britannico Sir Richard: «Sono il 570º uomo a salire nello spazio, sono felice così, era un mio sogno», si limita a dire. Modestia a parte, è uno che le cose le sa fare e dire ma ancora non gli va tutto bene.

La potente Faa, l’agenzia federale per l'aviazione, dice che non darà le sospirate ali di astronauta, un distintivo da quattro soldi ma ultra-esclusivo, che peraltro dispensa a larghe mani ai militari per molto meno, perché i due super ricchi in competizione non hanno fatto nulla di buono per l'umanità: per averle bisogna fare ricerca o cose simili mentre si è nello spazio.

Comunque, andare a vedere la Terra dall'alto al prezzo di 200-300mila dollari non sembra una cosa da studiosi o patrioti o comunque astronauti per la Faa. Il che apre un mercato di costosi distintivi per turisti spaziali: visto che in America si vendono anche i nomi delle stelle non tarderanno ad arrivare iniziative.

Figuriamoci se uno o una che spende 200mila dollari per undici minuti di volo non tira fuori dal portafoglio 2mila dollari per un distintivo in platino con zaffiro color del cielo da portarsi a casa.

Le critiche impazzano

Ci sono stati anche tanti commenti negativi su questo suo volo, come su quello di Richard Branson per la verità: «È un divertimento per soli ricchi, uno scempio di risorse», il leitmotiv che ricorda tanto la frase che accompagnò a fine ‘800 la comparsa dell'automobile.

Sembra di essere tornati agli anni '60, quando i progetti spaziali venivano accusati di essere un gigantesco spreco di fondi, come se si trattasse di mettere un pallet di dollari o rubli sulla cima di un razzo per poi spararlo verso il cielo. La critica di base era che «con quei soldi», che mai venivano quantificati dai critici, si sarebbero potuti costruire pozzi in Africa per le assetate popolazioni che ne avevano bisogno.

Il lander di Blue Origin sulla Luna in un rendering

Si trattava soprattutto di proteste di persone che vedevano violato il regno delle stelle, se non quello degli Dei, o di sovietici e loro emissari che volevano danneggiare gli Usa. Che ricambiavano.

Certe idee sono dure a morire e continuano a vivacchiare sottotraccia e così, come allora a nessuno venne in mente che si potevano sia fare i pozzi in Africa che i Saturn per andare sulla Luna, o che i milioni spesi da Bezos e da Branson sono privati e che un'industria del lusso, specie per noi italiani, è da molti considerata una benedizione, visti i posti di lavoro che procura.

Poi le critiche ci stanno, anche quelle americane, dove Bezos non è amato troppo. Ma un leader è uno che sa scegliere e Bezos lo è eccome: un altro si sarebbe potuto arrabbiare, ma lui no. Prima regala 100 milioni, in più tranche, sostanzialmente in beneficenza e poi scrive direttamente alla Nasa perché vuole regalare, avete letto bene, 2 miliardi di dollari se e solo se Nasa riammetterà la sua Blue Origin nel progetto Artemis, per riportare l'umanità sulla Luna e questa volta per starci pare.

La sfida lunare con Musk

È successo che Nasa aveva prima indetto una gara per la realizzazione del modulo di allunaggio aperto a più imprese, ma poi, per la conclamata carenza di fondi provocata dai tagli del Congresso americano sul bilancio dell'Agenzia, aveva deciso di ammettere alla prosecuzione del progetto Artemis solo SpaceX di Elon Musk, per un impegno di 2,9 miliardi di dollari, lasciando a secco gli altri contendenti, primo fra tutti proprio Bezos con Blue Origin e altri partecipanti a fianco di Bezos, gente di primo piano e usuali fornitori di Nasa, come Northrop Grumman e Lockheed Martin, fornitori usuali di Nasa.

Ovvio il ricorso di Blue Origin dato che inizialmente si era parlato di due proposte che sarebbero passate, per avere competizione e scelta finale fra le due. Il ricorso è accettato, la decisione favorevole a SpaceX congelata e proprio fra pochi giorni si aspetta la decisione sul ricorso stesso.

Poi lunedì scorso la proposta formale di Bezos, con lettera all'amministratore di Nasa, l'ex astronauta Bill Nelson, di assorbire i costi per la realizzazione di quanto proposta dalla gara sul bilancio di due anni, garantendo sui tempi e non mettendo in conto eventuali sforamenti di bilancio, normali nel mondo dello spazio.

Un'offerta decisamente incredibile che Nasa farà molta fatica a valutare dato che è un esempio unico nella storia dell'industria aerospaziale, e probabilmente non solo. Bezos ha dichiarato senza mezzi termini che, se non ci sarà competizione, il programma lunare rischia di perdere il proprio mordente, ripetere le lungaggini e gli insuccessi di altri sofferti programmi come il gigantesco lanciatore Sls che è stato proposto, progettato, realizzato in parte, poi sospeso, poi ripreso, insomma un disastro rispetto ai tempi della conquista della Luna.

La questione è interessante, neppure John Nash con la sua Teoria dei giochi si è trovato una situazione del genere e i progetti dei due team leader, SpaceX e Blue Origin avevano avuto valutazione tecniche e manageriali simili, anche se leggermente favorevoli alla compagnia di Musk. Il prezzo minore fatto da SpaceX è stata la molla che ha atto decidere per questa compagnia.

E su questo ora Bezos ci ha messo una pezza, costosa ma forse efficace. La speranza è che tutto si risolva con una conciliazione fra Nasa, SpaceX e Blue Origin. Il programma Artemis è bello e importante e anche noi italiani con le nostre industrie spaziali di punta siamo della partita.

Certo non è più possibile pensare di portare la prima donna sulla Luna per il 2024, come voleva Trump, ma si potrebbe anche non andare troppo in là se le decisioni giuste verranno prese.

Intanto, fra le disgrazie di Bezos ma anche potenzialmente nostre, un oscuro deputato della Camera degli Usa, rappresentante dell'Oregon, tale Earl Blumenauer dal cognome che tradisce l'origine tedesca, ha fatto sapere che intende proporre una tassa per i ricchi che intendono andare nello spazio per piacere. Mica siamo matti, ha detto in sostanza, si pagano le tasse per andare in aereo figuriamoci per andare undici minuti nello spazio.

Sembra insomma che andare oltre il limite imposto dalla natura e imporre tasse siano due insopprimibili sentimenti umani. Ma di due ben diverse parti dell'umanità.

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