LETTERA AL RISPARMIATORE

BFF Banking Group, dal software più spinta all’efficienza operativa

di Vittorio Carlini

5' di lettura

Il core business di BFF Banking Group (Bff) è legato al factoring pro-soluto. Cioè l’istituto acquista, a titolo definitivo e assumendosi il rischio dell’eventuale mancato pagamento, i crediti commerciali che aziende hanno nei confronti della Pubblica Amministrazione (PA) e dei Servizi Sanitari Nazionali (SSN). Si tratta di un’attività in cui l’efficienza esecutiva è essenziale: sia per sostenere, e incrementare, la redditività; sia per mantenere, ed aumentare, la base delle aziende-clienti (oltre che i rapporti con le medesime).

La leva tecnologica
A fronte di ciò il gruppo, rispetto all’efficacia operativa, sfrutta anche la leva della tecnologia. In Italia, ad esempio, l’istituto gestiste circa 3,6 milioni di fatture l’anno. Documenti da “ricondursi” ai vari pagamenti ricevuti (una media intorno a 400.000 ogni esercizio). Orbene: l’informatizzazione è essenziale per realizzare efficacemente l’operazione. Non solo. Le soluzioni informatiche sono sfruttate in altri settori. Tra questi l’analisi dell’eventuale ente pubblico debitore: dalla sua situazione contabile alle prospettive economiche fino ai tempi di pagamento. Un mix d’informazioni, processate all’interno di data base proprietari o pubblici, che, tra le altre cose, consentono di prezzare i portafogli dei crediti da comprare. Senza dimenticare, poi, gli algoritmi ad hoc sul factoring. Un sistema informatico scalabile che, da un lato, consente di gestire crescenti volumi di crediti senza aumentare proporzionalmente gli investimenti; e, dall’altro, permette di gestire il factoring in Paesi con caratteristiche simili all’Italia. Insomma: l’innovazione tecnologica, riguardo alla quale Bff investe 3-4 milioni l’anno, è prioritaria. Anche, e soprattutto, sul fronte dell’efficienza operativa dell’istituto.

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Sennonché uno degli indicatori tipici nel mondo bancario per valutare proprio l’efficiacia dell’attività degli istituti è rappresentato dal rapporto tra costi operativi e ricavi (il cosiddetto “cost income ratio”). Questo, nella versione adjusted pubblicata da Bff, si è assestato al 38% a fine settembre scorso (ultimo dato pubblico disponibile). È un valore in crescita sia rispetto ad un anno prima (37%) che al 30/9/2016 (35%). La dinamica, evidentemente, può segnalare una situazione in contrasto con il focus sull’efficienza operativa. Bff, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, non condivide la valutazione. L’istituto, ricordando che comunque il “ratio” rimane contenuto, sottolinea che l’andamento descritto è conseguenza dell’espansione del gruppo. In particolare, poi, il numeratore del rapporto cresce in anticipo rispetto al denominatore a causa della particolarità del business. Cioè: i costi legati all’evoluzione della banca sono contabilizzati subito, mentre i ricavi del factoring sono spalmati su più esercizi. A fronte di ciò il cost/income, è l’indicazione, nel caso di Bff ha un valore segnaletico limitato. Più utile, spiega sempre il gruppo, è guardare invece l’evoluzione del rapporto adjusted tra oneri operativi e prestiti. Orbene: al 30/9/2016 era il 2,35%; poi è sceso al 2,34% (settembre 2017) per arrivare al 2,24% del settembre scorso. In conclusione per l’istituto non ci sono particolari problemi su questo fronte.

BFF BANKING GROUP IN NUMERI

BFF BANKING GROUP IN NUMERI

Oltreconfine
Ma non è solamente una questione di software ed efficienze operative. Altro tema rilevante è la diversificazione internazionale. Proprio di recente Bff, acquistando pro soluto un portafoglio di crediti sanitari, ha fatto il suo ingresso in Croazia. Si tratta del settimo Paese al di fuori dell’Italia in cui la banca è attiva. Il gruppo è presente, con una filiale, in Spagna e Portogallo. Inoltre svolge la sua attività in Grecia (dove, analogamente alla Croazia, opera in regime di libera prestazione di servizi). Poi, attraverso Bff Polska (ex Magellan), sviluppa il suo business in Polonia. Qui, entro la prima metà del 2019, è prevista l’apertura di una “branch”. Infine copre i Paesi della Repubblica Ceca e di quella Slovacca. L’obiettivo, in generale, è da una parte consolidare e aumentare il business dove è già presente; e, dall’altro, guardare ad altri Stati soprattutto, come mostra la recente mossa in Croazia, nell’Est Europa. Il tutto anche per proseguire nell’aumentare il business oltreconfine che, al 30/9/2018, pesava circa il 31,8% dei crediti totali alla clientela.

Ciò detto il mercato domestico rimane rilevante. Una situazione che, a fronte delle problematiche economico-finanziarie del Belpaese, crea dei dubbi. Certo: lo stress sul debito, dopo l’accordo tra Roma e Bruxelles sulla legge di bilancio, è diminuito. Tuttavia, anche a causa del rallentamento dell’economia globale, la congiuntura dell’Italia è peggiorata. Il che induce a ipotizzare un impatto sull’attività di Bff.

L’istituto, ricordando la peculiarità del suo core business, rigetta il timore. In realtà, spiega la banca, il crescere dell’incertezza costituisce un’opportunità di espansione. In periodi simili, viene spiegato, da un lato le grandi società, tradizionali clienti del gruppo, hanno una maggiore propensione a cedere i loro crediti verso PA e SNN. E, dall’altro, le stesse banche nazionali, improntate a più prudenza, non mettono in campo una reale concorrenza. Peraltro, aggiunge Bff, il settore è ancora sottopenetrato e quindi esiste lo spazio per crescere.

Al di là di ciò, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che il “rischio Italia” potrebbe, seppure nessuno lo auspica, indurre situazioni d’insolvenza in capo all’emittente-debitore. Vero, dice Bff. E però l’istituto, come già indicato nella precedente “Lettera al risparmiatore”, sottolinea che la sua attività riguarda lo shopping di crediti verso la PA il SSN. Realtà cioè, afferma sempre il gruppo, non riconducibili ad una situazione di fallimento. Eventualmente può concretizzarsi il dissesto. Il quale, comunque, non prevede il mancato pagamento del credito ma se del caso l’ampliarsi dei tempi dell’incasso. È questo, in realtà, il vero possibile tema. Con riferimento al quale però Bff ricorda di avere circa 500 milioni di raccolta inutilizzata quale “cuscinetto” di emergenza. Pertanto, conclude l’istituto, con riguardo al tema del non vede particolari difficoltà.

Fin qui alcune considerazioni sull’efficienza operativa e l’internazionalizzazione del business. Quali però le dinamiche della raccolta? Il funding utilizzato, sempre al 30/9/2018, era di 2,525 miliardi (3,070 quello disponibile). In media l’istituto, nell’ultimo trimestre di ogni esercizio, incrementa la raccolta di 300-400 milioni. Così, seppure Bff dà nessuna indicazione, non è fantafinanza ipotizzare un aumento in quell’ordine di grandezza.

Il funding, a ben vedere, può ricondursi per una grande parte (795 milioni) ai conti depositi vincolati online; ci sono poi bond emessi (561 milioni) cui si aggiungono 100 milioni di Tier2. Il resto è appannaggio delle linee di credito con le banche. Si tratta di una raccolta che, da un lato, è diversificata rispetto ai canali; e, dall’altro, è ben articolata al di fuori dell’Italia. Tanto che la stessa Bff ricorda come, al 31 ottobre, i conti depositi on line siano saliti a 871 milioni grazie ad una campagna marketing in Spagna.

Infine il portafoglio di Titoli di Stato. Questo, al 30 settembre 2018, era di 1,119 miliardi in diminuzione rispetto allo stock 1,5 miliardi di due anni prima. Dei governativi italiani in possesso 962 milioni sono “Held to collect” e, come tali, non sono soggetti al “mark to market”. Di conseguenza non incidono sul capitale. I rimanenti 157 milioni (“Held to Collect and Sell”), al contrario, hanno un loro impatto. Ma, a fronte dell’ammontare limitato, non sono considerati una problematica da parte di Bff.

Ciò detto la banca, va ricordato, nei primi 9 mesi del 2018 è stata contraddistinta da redditività netta reported in calo (58 milioni rispetto ai 68,3 milioni di un anno prima) ma dall’utile netto rettificato in aumento (+6%). Il gruppo, come di consueto, non offre guideline rispetto alla chiusura dell’anno.

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