minerarie e ambiente

Bhp Billiton abbandona la lobby del carbone

di Sissi Bellomo

(REUTERS)

2' di lettura

È tra i maggiori produttori di carbone al mondo e non intende rinunciarvi. Ma Bhp Billiton ha scelto di lasciare, non senza una punta di polemica, la World Coal Association (Wca). Il possibile abbandono della lobby carbonifera era stato anticipato a dicembre ed è stato confermato ieri in via definitiva «alla luce delle concrete differenze identificate» nell’approccio al problema del cambiamento climatico. Bhp, pur derivando un quinto dei profitti dal carbone, è schierata a favore degli Accordi di Parigi sul clima e si propone di azzerare le emissioni di Co2 delle sue attività entro la seconda metà del secolo. La mineraria australiana afferma di averle ridotte del 61% tra il 2010 e il 2016, ma resta comunque, almeno indirettamente, uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico, in quanto estrae ogni anno 30 milioni di tonnellate di carbone termico ealtre 40 milioni di carbone da coke.

La concorrente Rio Tinto ha invece abbandonato del tutto il settore – benché spinta da valutazioni economiche, più che ambientali – completando la settimana scorsa la cessione di tutte le miniere carbonifere.

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Messa sotto pressione da gruppi ecologisti, Bhp ha riesaminato l’affiliazione anche ad altri organismi, concludendo di poter restare – nonostante alcune divergenze – nella Us Chamber of Commerce, l’equivalente della nostra Confindustria.

La mineraria si giustifica affermando di non voler rinunciare a «una serie di benefici che derivano dall’attività allargata della Chamber, in particolare il patrocinio su questioni economiche come il libero commercio e la riforma fiscale». Sul clima Bhp promette che cercherà di influenzarne le posizioni «partecipando attivamente al comitato Energia e ambiente, cui è stata invitata a unirsi». Bhp Billiton alla fine non abbandonerà nemmeno il Mineral Council of Australia. Ragione di più per suscitare «delusione» da parte della World Coal Association, che non ritiene di avere differenze di opinione incolmabili con la mineraria.

«La nostra posizione è sempre stata chiara – ha commentato Benjamin Sporton, ceo della Wca – Noi siamo a favore di un approccio bilanciato, che integri le politiche su clima ed energia. Pensiamo che tale approccio non dovrebbe escludere un grado elevato di efficienza, generazione elettrica a basse emissioni e tecnologie per la cattura e il sequestro della Co2».

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