Incontri

Biagiotti:«La nostra moda sempre più made in Centro»

Parla la stilista-imprenditrice, alla guida dell'azienda ereditata dalla madre Laura e rivela i suoi progetti per il nuovo decennio: «Puntiamo sulla valorizzazione del territorio, anche con il golf»

di Chiara Beghelli


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Lavinia Cigna Biagiotti, 41 anni, nel castello di Marco Simone, dove abita, edificio dell'XI secolo poco distante dal quartier generale dell'azienda

4' di lettura

I cormorani distendono le loro ali accanto al laghetto, godendo del sole e per nulla disturbati dalle ruspe che lavorano a poca distanza la terra di Guidonia Montecelio, alle porte di Roma, colline punteggiate di torri di avvistamento medievali, antiche ville, castelli. In uno di questi, chiamato Marco Simone e risalente al Mille, vive e lavora Lavinia Biagiotti Cigna, nelle stesse stanze che furono sottratte alla rovina negli anni 80 dalla madre Laura e dal padre, Gianni Cigna. Furono loro a sceglierlo come casa e quartier generale della loro azienda, con tanto di manifattura della prima linea, e che a poca distanza inaugurarono anche il Marco Simone Golf & Country Club, con le sue 27 buche.

Laura Biagiotti fu fra i primi marchi a stringere legami con lo sport. Una scelta pioneristica, come molte altre della stilista-imprenditrice, la prima a organizzare una sfilata a Pechino nel 1988, e poi a Mosca nel 1995; la prima a credere nel cashmere come fibra ideale per il pret-à-porter, la prima a farsi mecenate per i monumenti della sua città, Roma. «Siamo stati i primi, nella moda, ad avere un campo da golf - racconta Lavinia Biagiotti, seduta sotto gli affreschi trecenteschi di una delle stanze del suo castello -. Un’altra delle visioni di mia madre, che mi ha tracciato la strada lungo la quale proseguo, anche con codici attuali, perché un’impresa cambia pelle continuamente. Mia madre è stata una donna e un’imprenditrice del futuro, come mia nonna». Lavinia è direttrice creativa, presidente e ceo, nonché proprietaria dell’azienda ereditata a 38 anni da sua madre, scomparsa improvvisamente nel 2017. In estate ricorreranno i 55 anni della nascita dell’azienda: «È un tempo sufficientemente lungo per aver attraversato anche tanti modi di fare impresa, ma sempre mantenendo intatto questo dna familiare e un legame fortissimo con il territorio».

Dopo aver partecipato a Milano al primo Modit, evento che segnò il destino della città come nuova capitale della moda, Laura Biagiotti volle comunque restare a Roma: «Una scelta controcorrente, anche all’epoca. Ma lei decise di mantenere qui il cuore dell’azienda, che è soprattutto la sua produzione - prosegue l’imprenditrice -. Se ami molto un territorio non puoi lasciarlo, anzi, ci investi e contribuisci al suo sviluppo, proprio perché lo conosci. E credo che in questo momento per le imprese, in particolare per quelle del centro Italia, sia molto importante conoscersi, anche per evitare di inseguire modelli di innovazione che in realtà non appartengono e dunque non funzionano».

Nella manifattura di Laura Biagiotti, distante poche decine di metri dal castello, lavorano oggi circa 50 persone. Ma molte di più, attraverso una rete di collaboratori, danno vita alle 70 collezioni complessive del marchio, da quella di occhiali al kidswear alla linea per la casa e ai profumi. «La prima scelta che ho fatto nel nuovo decennio è stata questa: lavorare con laboratori del Centro Italia, dunque del Lazio, ma anche delle regioni messe in difficoltà dal sisma come le Marche e l’Umbria. L’80% della produzione Biagiotti sarà più di Made in Italy, sarà Made in Centro. È un impegno per la sostenibilità, bellissima e oggi diffusissima parola, non solo legata all’ambiente ma che deve coinvolgere anche le persone - prosegue -. Saremo poi davvero a km zero, perché lavoreremo con laboratori della Tiburtina Valley, la zona industriale che si estende a poca distanza da qui, un cluster di ricerca con eccellenze nel campo aerospaziale e farmaceutico. Anche questo è fare innovazione, non solo puntare sulla digitalizzazione».

Tre look dalla collezione PE 2020 di Laura Biagiotti. Il prossimo appuntamento con le passerelle , e con la collezione AI 20-21, è il 23 febbraio a Milano

Ma Lavinia Biagiotti sta lavorando anche a un altro, persino più importante progetto per il “suo” territorio: la Ryder Cup, torneo di golf biennale che contrappone Stati Uniti ed Europa, fondato nel 1927 e terzo evento sportivo più seguito al mondo dopo le Olimpiadi e i Mondiali di Calcio, nel 2022 per la prima volta sarà in Italia, ospitata proprio al Marco Simone. L’edizione 2018, che si è tenuta in Francia, ha generato un indotto di oltre 235 milioni di euro, portando nel Paese un milione di giocatori. «Al di là della moda, è il progetto più importante della mia vita, almeno finora, perché l’impatto sul territorio, come ha già calcolato Kpmg, sarà estremamente positivo. Sarà peraltro un progetto sostenibile, perché, ad esempio, pianteremo erba che necessita di pochissima acqua. E anche un progetto culturale, poiché stiamo restaurando i resti di una villa romana rivenuta all’interno del campo. Trovo che la formula che unisce impresa, sport e cultura sia molto innovativa e interessante, un modello da replicare».

D’altra parte «Designing the future» è la frase che accompagna il profilo Twitter di Lavinia Biagiotti, propensa a esplorare «what’s next» come sua madre Laura, che la portava nel backstage delle sfilate fin da piccolissima. «Nella moda le donne sono ancora troppo relegate a ruoli di mera creatività, mentre credo dovrebbero passare anche più dall’altra parte, quella della gestione aziendale. Anche se disegnare una collezione è già portare una visione strategica del proprio marchio, c’è ancora molto spazio da conquistare». Come ha fatto lei, erede di altre donne che non hanno mai avuto timore dell’innovazione, a partire da quella di se stesse.

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