Cassazione

Biancaneve e Fantasia, la Disney mantiene il diritto d’autore

Confermata la retroattività delle norme che hanno esteso il copyright a 70 anni dalla morte dell’ultimo coautore, per alcuni film pubblicati tra il 1930 e il 1948 i diritti scadranno nel 2060

di Patrizia Maciocchi

Disney, l’arte di raccontare storie senza tempo

2' di lettura

Restano in mano alla Disney i diritti d’autore di film d’animazione, pubblicati tra il 1930 e il 1948, come Biancaneve e i sette nani, Fantasia o i Tre porcellini. La Cassazione (sentenza 33598) ha infatti confermato la retroattività della norma (legge 52/1996, articolo 17) che prolunga il copyright fino a 70 anni dalla morte, in caso di opere comuni, «dell’ultima persona sopravvissuta tra le seguenti: il direttore artistico, gli autori della sceneggiatura, ivi compreso l’autore del dialogo, e l’autore della musica specificamente creata per essere utilizzata nell’opera cinematografica assimilata». Una dilatazione del diritto “trascinata” nella legge del ’41 che tutela le opere dell’ingegno.

Per la Suprema corte gli interventi sono retroattivi perché tesi a recuperare la protezione anche per le opere e per i diritti già caduti in pubblico dominio. Al centro della decisione della Cassazione una querelle ultra ventennale contro la company californiana e un produttore cinematografico che aveva battuto la Disney in Cassazione nel luglio del 2007.

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Lo sfruttamento economico dei classici per bambini

In quell’occasione era stato considerato legittimo lo sfruttamento economico di lungometraggi come “Biancaneve”, “Fantasia” “Bambi”, “Pinocchio”, “Dumbo”, e cortometraggi quali le serie di cartoons di “Topolino”, “Saludos Amigos”, “Silly Simphonies” in quanto caduti nel “pubblico dominio”, prima dell’intervento che ha fatto rivivere i diritti d’autore. Era stata dunque lecita la commercializzazione dei film in videocassetta nei primi anni ’90, prima dello stop imposto dalla magistratura, che aveva portato al sequestro di videocassette per oltre sette miliardi delle vecchie lire. Con l’ultima sentenza però la Suprema corte ha respinto la richiesta del produttore di un risarcimento da parte del colosso americano, anche per i danni all’immagine.

La mancata commercializzazione delle video cassette

I giudici di legittimità, aderendo alla conclusione raggiunta nel 2018 dalla Corte territoriale, hanno sottolineato che la mancata commercializzazione delle videocassette, con tutte le ricadute economiche sulla società, non è stato il risultato di un’iniziativa illegittima della Disney, ma di un sequestro, frutto di una decisione soppesata dell’autorità giudiziaria.

Escluso anche il danno all’immagine, anche in questo caso, derivato da un’iniziativa giudiziaria del colosso americano, considerata legittima. Il pregiudizio, precisano i giudici, non era direttamente riconducibile alla company statunitense, ma al tenore degli articoli pubblicati da alcuni giornali, la cui responsabilità era dei redattori e del direttore delle testate. La Suprema corte ha avallato la decisione con la quale i giudici di merito hanno escluso anche un atteggiamento persecutorio della Disney come un abuso del suo diritto di agire in giudizio.

Infine, la Suprema corte ha escluso l’efficacia di giudicato della sentenza 49783/2009 emessa dalle Sezioni unite e della n.30036/2011, in merito alla caduta nel pubblico dominio agli inizi degli anni ’90 delle opere oggetto di contesa, perché, ad avviso dei giudici di legittimità, non sono intervenute sulla persistenza del diritto d’autore.

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