Piano di sviluppo

Bianchi punta 40 milioni di euro per quadruplicare la produzione

Al nuovo impianto da 1.000-1.500 pezzi al giorno operativo entro l'agosto 2022
si aggiunge il progetto di uno stabilimento per riportare in Italia i telai. Rientra anche la holding

di Pierangelo Soldavini

Icona celeste a due ruote. L'amministratore delegato di Bianchi Fabrizio Scalzotto nello stabilimento di Treviglio, nella Bassa bergamasca

4' di lettura

«Mai come in questo momento l’Europa ha di fronte la grande opportunità di riportare a casa la produzione e la tecnologia della bicicletta». Non ha dubbi Fabrizio Scalzotto, l’amministratore delegato di uno dei marchi più iconici del made in Italy a due ruote: da Fausto Coppi in poi il celeste della Bianchi è diventato sinonimo di qualità e di imprese eroiche, riconosciuto in tutto il mondo. Nonostante il marchio non sia più ufficialmente italiano, ha mantenuto più di un tratto di italianità, dalla proprietà – svedese, ma che fa capo a un italiano – all’autonomia di una holding a se stante che ha il quartier generale operativo a Treviglio, nella bassa Bergamasca, dove si è trasferita ormai mezzo secolo fa.

Ora le biciclette Bianchi puntano a recuperare sempre più questi tratti di italianità nel pieno della situazione paradossale del mercato della bici in cui il gruppo italiano ha visto più che raddoppiare il fatturato in tre anni, puntando a quadruplicarlo a breve, trovandosi però a fare i conti con un’enorme difficoltà operativa per il collo di bottiglia degli approvvigionamenti su scala globale. Fino agli anni Ottanta “eravamo leader nel mondo con telai in alluminio che tutto il mondo ci invidiava e brand ben radicati nella struttura industriale del Paese. I telai in carbonio non hanno mai attecchito in Italia, arrivano tutti dal Far East, come anche il grosso dei componenti, il che ci porta a una dipendenza dall’estero ormai non più sostenibile: con tempi di ordini che ormai variano tra i 500 e i 700 giorni, è il momento adatto per recuperare una leadership anche tecnologica che potrebbe essere a portata di mano», spiega Scalzotto. Il piano d’azione pronto della Bianchi a scattare, con investimento complessivi che sfiorano i 40 milioni di euro che punta tutto sull’Italia.

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Il primo mattone di questa strategia è un nuovo impianto produttivo da 10mila metri quadrati che permetterà di quadruplicare la produzione dalle 250-300 bici al giorno attuali a 1.000-1.500 pezzi con la robotica che permetterà di far lievitare la capacità produttiva, assimilando la linea di assemblaggio delle bici elettriche a quella dei cicli tradizionali. Un investimento attorno ai 30 milioni di euro già previsto che sarà operativo nell’agosto 2022, con un aumento di oltre cento dipendenti che arriveranno a circa trecento dai 180 attuali. Ma è già in pipeline il secondo step della strategia che prevede un ulteriore investimento da circa dieci milioni di euro per riportare in Italia la produzione dei telai: c’è un accordo con un produttore di robot per la fornitura di un impianto per le produzione sottovuoto dei vari strati di carbonio che occuperà circa 6mila metri quadrati. I tempi sono più lunghi, «almeno 24 mesi, tenendo conto della complessità del progetto: la difficoltà maggiore è al momento quella di trovare le competenze e la mano d’opera specializzata».

Ma la determinazione non manca, anche perché Scalzotto è convinto che «ora o mai più». Da una parte i cinesi hanno disinvestito in seguito alla guerra commerciale con Washington e sono stati costretti a delocalizzare negli altri Paesi del Far East, che però non garantiscono la stessa qualità e flessibilità. Tanto più che le difficoltà logistiche e l’aumento di costi e tempi delle spedizioni si aggiungono all’aumento di errori e difetti. Quindi sembra la congiuntura ideale per riportare a casa la capacità tecnologica, oltre a quella produttiva. Lo ha già fatto il Portogallo dove il Governo ha investito in una “Bike Valley” garantendo al Paese la leadership nei telai d’alluminio.

Parallelamente la Bianchi Holding, la cui autonomia all’interno del gruppo Grimaldi AB era già garantita da Salvatore Grimaldi, tornerà in Italia riunendosi alla sede operativa. Anzi, sarà questo il primo passo, visto che il rientro della sede è previsto entro fine anno. D’altra parte il marchio Bianchi stava già vivendo un momento di forte crescita ancora prima del ritorno della due ruote innescato dall’emergenza epidemica. La scommessa della bici elettrica di e-Omnia con un motorino integrato nel telaio che era pensato in primo luogo per il mercato tedesco e che invece è più venduto proprio in Italia è stata la mossa che ha sancito una crescita esponenziale che ha fatto lievitare il giro d’affari dai 50 milioni di euro del 2018 ai 75 milioni dell’anno della pandemia: «Per il 2021 siamo attorno ai 120 milioni e per l’anno prossimo abbiamo un budget di 200 milioni», sostiene l’ad di Bianchi forti di ordini in portafoglio che arrivano al 2023: «Già prima si vendeva a 8-12 mesi, con i chiari di luna attuali arriviamo a 18-20 mesi». Il che vuol dire quasi due anni.

Con export in sessanta Paesi e venti filiali in tutto il mondo, la bicicletta celeste, la Specialissima resa famosa da Fausto Coppi e i cui fasti sono legati anche alle imprese di Marco Pantani e, più recentemente da Simon Yates salito sul podio del Giro d’Italia 2021, punta al mercato globale, in diretta concorrenza con i big americani. Nata nel 1885 a Milano, la Bianchi rappresentava un caso unico di produttore di biciclette, motociclette e automobili: la Bianchina è stata insieme alla Cinquecento uno dei simboli della rinascita italiana del Dopoguerra. Ora la componente a motore non esiste più ed è rimasta - non a caso - solo la bicicletta, ma dal motorino elettrico della e-Omnia potrebbe scattare la nuova ripartenza nazionale.

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