Cassazione

Bici lasciata in strada per necessità, scatta l’aggravante per il furto

Pena più severa se il furto è commesso a danno di chi lascia la bicicletta sulla via momentaneamente per sbrigare delle commissioni e non per consuetudine

di Patrizia Maciocchi

Fase 2, bonus mobilita': e' boom di vendite di biciclette

Pena più severa se il furto è commesso a danno di chi lascia la bicicletta sulla via momentaneamente per sbrigare delle commissioni e non per consuetudine


2' di lettura

Tempi duri per i ladri di biciclette, decisamente meno duri per chi incautamente le compra rubate. Per il furto della bici lasciata un attimo scatta, infatti, l’aggravante dell’esposizione alla fede pubblica per necessità, ma c’è la particolare tenuità e dunque la non punibilità, per chi compra il velocipede di sospetta provenienza.

La sentenza

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Il parcheggio Per necessità...

La Cassazione, con la sentenza 17604, conferma la condanna per furto aggravato di una bicicletta di proprietà di una signora che l’aveva parcheggiata in strada, per fare compere in un negozio. La Corte territoriale aveva fatto lievitare la pena, perché aveva ritenuto che la due ruote fosse stata lasciata sulla pubblica via per “necessità” e non per consuetudine, come aveva invece stabilito il Tribunale.

...e quello per consuetudine

Per la Suprema corte, i giudici territoriali hanno correttamente applicato la giurisprudenza in tema di reati contro il patrimonio secondo la quale, nel caso di furto di una bici lasciata sulla via, questa si deve ritenere esposta «per necessità e non già per consuetudine, alla pubblica fede quando il detentore la parcheggi per una sosta momentanea lungo la strada». Giusto il tempo di fare shopping. Diverso il caso in cui la biclicletta viene lasciata all’aperto abitualmente.

La sentenza

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Non punibile L’incauto acquisto delle bike rubate

Meno severi gli ermellini con due signori stranieri che avevano comprato un paio di city bike, a prezzi irrisori, senza verificare che il venditore fosse anche il proprietario. Il Tribunale pur riconoscendo l’incauto acquisto, previsto dall’articolo 712 del Codice penale, aveva applicato la norma sulla particolare tenuità del fatto, che consente di restare impuniti. Una decisione clemente giustificata dallo scarso valore economico dei beni e dalla condotta non particolarmente grave dei due. Scelta contro la quale fa ricorso, senza successo, il pubblico ministero, ad avviso del quale invece le city bike avevano un significativo valore commerciale, perché di marche prestigiose. In più, per la pubblica accusa, andava valorizzata la mancata identificazione dei proprietari dei beni. Ma la Cassazione conferma: il significativo valore commerciale non emerge da nessun atto. Per quanto riguarda l’identificazione dei proprietrari era già stata riconosciuta la responsabilità per l’incauto acquisto. Ma la cosa non è così grave da impedire l’applicazione della norma di favore.

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