New York

Biden all’Onu: lavorare insieme su pandemie, clima e diritti, uso forza ultima risorsa

Il presidente Usa debutta con il suo primo discorso all’assemblea generale delle Nazioni unite

Joe Biden (Reuters)

3' di lettura

Lavorare insieme, «come mai prima», sulle sfide globali di oggi: la pandemia di Covid e quelle che potrebbero esplodere in futuro, il contrasto al cambiamento climatico e la difesa dei diritti umani, in quello che potrebbe essere un «decennio decisivo per il mondo». È l’appello lanciato dal presidente Usa, Joe Biden, nel suo primo discorso all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

La linea dettata dal presidente Usa è quella di un cambio di modello nei rapporti internazionali, con la fine dei conflitti e il ritorno alla collaborazione su più livelli. Un annuncio che giustifica anche le scelte più recenti dalla Casa Bianca, incluso l’addio a Kabul dopo due decenni e le critiche che ne sono seguite.

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La sua amministrazione, ha aggiunto Biden, vuole inaugurare una «nuova era di diplomazia» dopo il ritiro dall’Afghanistan e usare il «potere dei nostri aiuti allo sviluppo per investire allo scopo di trovare nuovi modi di risollevare le persone in tutto il mondo, di rinnovare e difendere la democrazia, di dimostrare che per quanto impegnativi o complessi siano i problemi che dovremo affrontare, il governo da parte e per la gente è ancora il modo migliore per dare a tutti i nostri popoli».

Anche sui fronti più caldi, come quello con la Cina, Biden cerca di mantenere toni dialoganti ed escludere lo scontro frontale. «Non stiamo cercando una nuova guerra fredda», ha detto, alludendo alle tensioni crescenti con la Cina,

La Ue partner fondamentale

Biden ha insistito soprattutto sul ritorno al multilateralismo. «L’impegno della mia amministrazione», ha detto, è di lavorare con partner e alleati per un «futuro prospero per tutte le persone». In questa ottica, ha detto Biden, l’Unione europea resta un partner «fondamentale» sul doppio fronte di clima e sicurezza. Un cambio di rotta rispetto al clima di rottura che si è respirato durante la presidenza Trump, ma anche un’apertura dopo le tensioni esplose con Bruxelles e in particolare la Francia per il caso Aukus. Sempre in discontinuità con Trump, Biden ha annunciato che gli Usa sono pronti a riprendere il proprio posto al consiglio dei diritti umani dell’Onu.

Forza militare «ultima risorsa»

Il ricorso stesso alla forza militare, ha detto Biden, deve essere considerato una «ultima risorsa» rispetto a tutte le opzioni diplomatiche. «Gli Stati Uniti continueranno a difendere sé stessi e gli alleati dagli attacchi, compresi quelli terroristici - ha detto - ma la missione deve essere chiara, raggiungibile, e quando possibile in partnership con alleati».

Fondi raddoppiati sul clima e dosi di vaccino ai paesi poveri

Il cambio di rotta nell’approccio militare dipende, anche, dall’obiettivo di «fissare gli occhi» da «conflitti del passato» alle nuove sfide che si annunciano per «il futuro collettivo». È il caso di climate change e la pandemia di Covid, «crisi urgenti»che «il mondo deve affrontare insieme». Sul fronte climatico, in particolare, gli Usa si impegneranno a raddoppiare i fondi a beneficio dei paesi a basso-medio reddito per il contrasto al climate change (rispetto al budget di 5,6 miliardi di dollari fissato lo scorso aprile). Un impegno simile verrà destinato al contrasto alla fame nel mondo, con un investimento americano nell’ordine dei 10 miliardi di dollari.

Sul fronte della guerra alla pandemia di Covid, la Casa Bianca guarda soprattutto all’invio di dosi «senza condizioni» ai paesi sprovvisti di una campagna di vaccinazioni efficace. L’obiettivo è «avanzare la lotta al Covid e considerarci tutti responsabili di tre principi chiave: salvare vite ora, vaccinare il mondo e ricostruire meglio».

L’attesa per il primo discorso al Palazzo di Vetro

L’intervento di Biden arriva in un momento tutt’altro che disteso, per i rapporti internazionali degli Usa e la sua stessa presidenza. Washington è reduce dal lancio di un’intesa a tre con Regno Unito e Australia in chiave anti-cinese, Aukus, capace di far scoppiare un caso diplomatico con la Francia e irritare Bruxelles per l’assenza di qualsiasi coinvolgimento. Sullo scacchiere medio-orientale, il ritiro dall’Afhganistan e la nuova ascesa dei taliban sono costati alla Casa Bianca le ire della comunità internazionale per il proprio «disimpegno» dopo due decenni di missione.

Xi: dialogo nel rispetto reciproco

In serata è stata la volta del presidente cinese. La Cina è per il dialogo e il confronto con tutti gli altri Paesi al fine di perseguire la pace e lo sviluppo globale nello spirito del multilateralismo, ha detto Xi Jinping intervenendo all’Assemblea generale. «Le differenze tra i Paesi - ha affermato - si possono affrontare con il reciproco rispetto e nel segno dell’uguaglianza. Il successo di un Paese non deve coincidere col fallimento di un altro Paese».

«La Cina non invaderà ne bullizzerà mai gli altri, né cercherà l’egemonia. La Cina è un costruttore di pace mondiale, un contributore allo sviluppo globale, difensore dell’ordine internazionale e fornitore di beni pubblici», ha aggiunto Xi , sottolineando come «la Cina continuerà a portare al mondo nuove opportunità attraverso il suo sviluppo».

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