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Biden e finanza green, le prime mosse: dalla Sec alla stretta sugli inquinatori

Nuovi standard antinquinamento per automotive e centrali elettriche. E Wall Street chiede al presidente di muoversi rapidamente sul versante Esg

di Vitaliano D'Angerio

Washington, 200mila bandiere Usa per l'insediamento di Biden

Nuovi standard antinquinamento per automotive e centrali elettriche. E Wall Street chiede al presidente di muoversi rapidamente sul versante Esg


3' di lettura

Quindicimila miliardi dollari. È la stima del giro d’affari, calcolato dalla società di consulenza Bain, che verrà generato dall’economia a zero emissioni di Co2. Una tale mole di denaro poteva mai uscire dai radar degli Stati Uniti? Assolutamente no. Ecco perché le prime mosse del nuovo presidente Usa, Joe Biden, saranno all’insegna della green economy, a cominciare dal rientro nel Trattato di Parigi sul cambiamento climatico. Sicuramente c’è un’aumentata sensibilità verso i temi climatici da parte della Casa Bianca ma c’è anche la necessità, come richiesto dalla comunità d’affari statunitense, di non perdere il treno della transizione verde. Dei miliardi che verranno stanziati da Biden già si è detto in tante sedi. Qui vogliamo declinare in modo operativo le prime mosse del presidente democratico sul versante ambiente.

Stretta sugli inquinatori

Qualche elemento in più di valutazione sulle strategie green di Biden, emerge dai report di strategist e gestori. In particolare tra i ben informati sembra esserci Bonnie M. Wongtrakool, responsabile internazionale degli investimenti Esg di Western Asset Management (gruppo Franklin Templeton): «Si prevede che il governo federale utilizzerà i suoi vasti poteri di regolamentazione per migliorare il comportamento delle imprese e degli investitori. L’Epa (Agenzia Usa a tutela dell’ambiente, ndr) e il dipartimento dell’Energia, ad esempio, potrebbero alzare gli standard in molti settori, come quelli dell’automotive e delle centrali elettriche, ma anche quelli relativi all’inquinamento atmosferico e idrico e alle emissioni da parte delle compagnie petrolifere e del gas».

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Si preannuncia dunque una vera e propria stretta per chi inquina di più negli States. Con un aumento dei costi per settori come automotive ed energia. Ed ovvie ripercussioni sulle azioni di Wall Street. Ma c’è di più.

La Consob americana si tinge di verde

La Sec, la Consob americana, «potrebbe imporre alle società di pubblicare informative relative ai rischi ambientali – aggiunge Wongtrakool – e di diversificare il board e il management, oltre a richiedere agli asset manager di garantire trasparenza per quanto riguarda il loro approccio Esg e il modo in cui i loro portafogli sono esposti ai rischi climatici».

Arriva la dichiarazione non finanziaria (dnf) anche negli Usa. Sembra di leggere le norme ambientali varate dall’Europa e sempre criticate da Donald Trump. Senza dimenticare che la Sec a trazione trumpiana si era messa di traverso sull’intera filiera ambientale del risparmio gestito. Vedremo nei prossimi mesi.

A proposito di risparmio gestito sostenibile

Gary Gensler, prossimo presidente della Sec e fedelissimo di Biden, non dovrà fare tanti sforzi con la comunità finanziaria americana sul versante Esg. A Wall Street hanno già ben capito come sta cambiando il quadro degli investimenti. Anne Finucane, vice presidente di Bank of America, in un’intervista a FT, si è detta convinta che Biden darà una rapida accelerata alla lotta al cambiamento climatico, aggiungendo che, per il mercato dei capitali, gli investimenti Esg, sono una grande opportunità e gli Stati Uniti non possono perderla.

Come dargli torto. Ophélie Mortier, responsibile della strategia investimenti di Dpam
sottolinea in una sua analisi che «il 2020 è stato un anno incredibilmente positivo per gli investimenti sostenibili, sia in termini di attivi in gestione sia di progresso regolamentare a livello globale. Secondo Morningstar, gli attivi dei fondi sostenibili hanno raggiunto il livello record di 1,25 trilioni di dollari nei primi tre trimestri del 2020; di cui 1 trilione di dollari in Europa. Inoltre, diverse ricerche hanno dimostrato la migliore resilienza dei fattori Esg durante quest’anno così volatile».

Prospettive 2021 e rischi Esg

L’Europa è avanti agli Usa per sensibilità sui temi green e stavolta non ha intenzione di mollare la posizione. Anche nel 2021. E a proposito di quest’anno, il guru Esg di Dpam sottolinea che «il futuro è promettente per l’Esg e le opportunità non tarderanno a presentarsi. Tuttavia, i rischi non dovranno essere sottovalutati e un’attenta analisi di entrambi gli aspetti dovrà essere la norma». Sì perché anche quelli Esg sono investimenti e come tali da valutare con attenzione.

«Le valutazioni di mercato particolarmente alte – aggiunge Mortier a tal proposito – e quindi la possibilità di vedere performance più fiacche sono altri aspetti da considerare. Il rischio di eventuali performance inferiori alle attese di crescita per il segmento potrebbe far perdere tutto l’appeal di questa classe di attivi, che ha beneficiato di un periodo estremamente positivo dato il numero sempre crescente di emittenti e il costante aumento d’interesse per gli investimenti green. In questo contesto, è quindi essenziale un’attenta selezione, e costante rivalutazione, degli attivi in portafoglio». Ci sarà dunque l’effetto Biden sugli investimenti Esg ma bisogna sempre fare attenzione alle fregature.


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