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Biden: «Vinceremo le elezioni ma ci vuole pazienza. Siamo una sola America»

Il candidato democratico già al lavoro per il piano contro il Covid che varerà dal Day One. Il secret service predispone già la protezione presidenziale

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

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Joe Biden

Il candidato democratico già al lavoro per il piano contro il Covid che varerà dal Day One. Il secret service predispone già la protezione presidenziale


4' di lettura

NEW YORK - Joe Biden a un passo dalla vittoria ha parlato nella notte da Wilmington, la sua città in Delaware, con accanto Kamala Harris e lo sfondo delle bandiere americane. Ha usato toni presidenziali. Un appello a unire il paese e ad avere pazienza e fiducia nel lavoro degli scruttatori che stanno portando a vanti lo spoglio delle schede rallentato nell'anno della pandemia dalla grande mole di voti postali.

“I numeri sono chiari - ha detto Biden – stiamo per vincere le elezioni e vinceremo. Con una grande maggioranza”. Ma non ha rivendicato la vittoria, come ha fatto Trump martedì notte. Non ancora, almeno. A scrutini quasi completati Biden sta vincendo in quattro stati chiave. Pensylvania, Arizona, Georgia e Nevada. Gli basta poco per superare i 270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca. Si saprà nelle prossime 24 ore, secondo lui.

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Biden ha rassicurato i sostenitori sui meccanismi della democrazia americana. “La democrazia funziona in questo paese - ha detto - ogni voto verrà contato, ma è un processo lento e ci vuole tempo. Riferito al presidente Trump che continua a denunciare senza prove frodi elettorali Biden ha teso la mano: “Non siamo nemici, siamo avversari. Siamo americani. Quando sarò presidente rappresenterò tutta la nazione, chi mi ha votato e chi ha votato contro di me.

Con Harris e il team economico, ha detto, hanno lavorato ieri per mettere a punto il piano contro il Coronavirus verrà varato nel primo giorno della sua presidenza. Ieri record negli Stati Uniti con 121mila nuovi casi in 24 ore. Biden ha ricordato che sono morte 240mila persone. “240mila sedie che sono rimaste vuote nei tavoli delle cucine. Ci sono 20 milioni di disoccupati e milioni di persone che fanno fatica a mettere il cibo in tavola. Dobbiamo mettere l'odio dietro di noi. Noi siamo gli Stati uniti d'America e ce la faremo insieme”.

Il quasi presidente eletto Biden insomma non festeggerà fino a quando non sarà contato l'ultimo voto. Nancy Pelosi, la speaker della Camera, terza carica dello Stato, lo chiama già «il presidente eletto”. E da ieri il secret service ha predisposto una protezione presidenziale per Biden: le istituzioni americane lo considerano già presidente eletto.

Con 253 grandi elettori già sicuri sui 270 che servono per vincere la Casa Bianca, il candidato democratico è avanti secondo le proiezioni in Arizona (11 grandi elettori), Nevada (6) e soprattutto Georgia (16), determinanti per sancire il vantaggio definitivo su Trump. Biden è passato in vantaggio anche in Pennsylvania a scrutini ancora in corso, roccaforte democratica conquistata per un soffio, lo 0,6%, dal presidente repubblicano nel 2016 che sta passando di mano con un ampio margine destinato ad allargarsi.

La Pennsylvania mette in palio 20 grandi elettori: ieri è scaduto il termine per il ricevimento dei voti postali. Con il 96% dei voti scrutinati Biden è al 49,5% con 29mila voti in più su Trump, sceso al 49,3%. Si è passati a contare le schede postali della grande area di Philadelphia, i sobborghi a maggioranza afroamericana nei quali si prevede che la maggior parte delle preferenze favorisca i democratici.

Anche in Georgia, al fotofinish con la conta dei voti postali, Biden è passato in vantaggio di 2.500 voti, meno dello 0,5% con il 98% dei voti scrutinati. La segretaria generale dello stato, che è una repubblicana, ha chiesto il riconteggio dei voti, forse per non scontentare subito il suo “capo” e rimandare il verdetto. Niente di strano. Procedura elettorale normale negli Stati Uniti quando i margini tra due candidati sono stretti. Di solito il riconteggio sposta poche centinaia di voti.

Trump, che ha solo 213 grandi elettori sicuri, sta per aggiudicarsi la North Carolina (15 voti) e stando alle proiezioni vincerà facilmente l'Alaska (3 voti). Ma matematicamente per rimanere alla Casa Bianca avrebbe bisogno dei voti degli altri quattro stati. Finora non ci sono prove di frodi o di leggi violate. Lo sostengono anche gli osservatori internazionali dell'Osce che controllano lo svolgimento delle elezioni in tutto il mondo e sono qui per certificare che gli Stati Uniti non sono diventati improvvisamente come lo Zimbabwe di Mugabe. Trump continua a battersi e assicura che «non è finita». Il comitato di Trump e il presidente stesso continuano nella loro linea comunicativa delle denunce di brogli, attaccandosi a fake news, come quella sui maggiori voti in alcuni stati rispetto al numero dei votanti.

Nonostante i messaggi eversivi del presidente e del suo cerchio magico - il figlio Eric vuole dichiarare «una guerra totale» a difesa degli Stati Uniti - non c'è da dubitare della solidità delle istituzioni democratiche. Ci sono ricorsi pendenti presentati dal team legale di Trump in Nevada e Pennsylvania. Ma il team degli avvocati di Biden sostiene non ci siano elementi di merito.

Alla Casa Bianca, dietro le scene, tra i collaboratori di Trump aumenta la frustrazione per i risultati. «Nessuno gli vuole dire la verità», ha confidato uno di loro a un giornalista del pool presidenziale. Mentre la campagna elettorale di Trump continua a insistere sulla linea delle frodi, il capo dello staff presidenziale ha detto: «Ho consigliato la transizione pacifica e lo farà. Combatterà fino all'ultimo. Ma se Biden vince accetterà la sconfitta».

Sono state le elezioni con la maggiore partecipazione popolare della storia, una sfida sentita come mai dalle due anime dell'America. Riguardo al voto popolare su base nazionale il ticket Biden-Harris è quello più votato della storia americana con già 73,9 milioni di voti (50,5%). Le proiezioni finali parlano di oltre 78 milioni e si potrebbe arrivare vicino a 80 con tutti i voti della California. Con oltre 4 milioni di voti in più rispetto a Trump che ne ha ricevuti 69,8 milioni finora (47,7%), cinque milioni più del 2016, segno del grande seguito di cui gode.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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