Russia e Stati Uniti

Putin rilancia la sfida a Biden: «Discutiamo, in pubblico». E intanto festeggia la Crimea

Il presidente russo ha commentato con apparente ironia le dichiarazioni del capo della Casa Bianca rigirando l’accusa di essere un killer

di Antonella Scott

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Distanziamento? Lo stadio Luzhniki di Mosca al completo per l’intervento di Vladimir Putin nel 7° anniversario della «riunione» con la Crimea

I punti chiave

  • La risposta del Cremlino alla Casa Bianca è la celebrazione della “riunificazione”
  • Putin a Biden: «Io un killer? Chi lo dice da di esserlo»
  • In arrivo nuove sanzioni, Blinken cita Nord Stream 2

4' di lettura

È come se le parole di Joe Biden, che in tv si è detto convinto che Vladimir Putin sia un killer, abbiano rinvigorito il presidente russo. Che ha trascorso la giornata a rispondergli, in modi e con accenti diversi. Ironico, minaccioso, beffardo. E propositivo, alla fine: «Continuiamo la nostra discussione - ha suggerito Putin - ma in prima serata, per così dire, online. Una discussione aperta, diretta. Sarebbe interessante per i russi e per gli americani».

Quest’ultimo invito, Putin lo ha mandato alla Casa Bianca appena uscito dallo stadio Luzhniki di Mosca, intervistato dalla tv nazionale. Alle sue spalle, sul muro, la scritta “I giorni della Crimea a Mosca”, e anche questo faceva parte del messaggio. Perché il 18 marzo 2021 per la Russia è il 7° anniversario della “riunificazione”, il ritorno della Crimea tra le braccia della Federazione. È stato questo il filo conduttore della giornata di Putin, la vera risposta all’accusa di Biden.

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Stadio pieno al Luzhniki

La chiave è nelle parole rivolte da Putin ai giovani assiepati in uno stadio che può contenere più di 80.000 persone: in tempi normali, in realtà. «Le ultime disposizioni anti-Covid delle autorità - spiegano da Mosca - prevedono che alle partite del campionato russo gli spettatori non superino il 50% della capacità degli stadi. Ma il Luzhniki così pieno io me lo ricordo solo durante i Mondiali del 2018, sono davvero sotto shock». «Dove hanno il cervello?», sbotta un altro moscovita, commentando le pochissime mascherine visibili tra il pubblico.

La pandemia sembra svanita anche per Putin, che da mesi vive isolato in quello che chiamano “bunker”. Ma oggi la priorità è celebrare la Crimea, Sebastopoli e la Russia, un “ritorno” avvenuto senza il consenso dell’Ucraina e che per buona parte del resto del mondo è stato una violazione delle leggi internazionali: «Non lo riconosceremo mai», avvertono i Paesi del G7. Per il Cremlino, invece, basta il referendum organizzato in tutta fretta che otto anni fa che, ha detto giovedì Putin allo stadio, «ha ristabilito la giustizia storica», poiché le radici stesse della Russia sono lì, nella penisola sul mar Nero. «È un luogo sacro per noi!», proclama Putin che poi invita i ragazzi a fare un gran respiro per poi rispondere a questa domanda: «Amiamo la Russia? È questo amore che ci fa forti!».

Le radici del gelo

La Crimea è stata all’origine del grande gelo sceso nel 2014 nei rapporti tra la Russia e l’Occidente; la Crimea aveva reso possibile allora un balzo di popolarità che ora Putin vorrebbe recuperare, mentre lancia la sfida a Biden, e non solo a lui: «Brava Russia! Che tutto il mondo ascolti!», si entusiasma il presentatore mentre Putin lascia il palco e le luci bianco-rosso-blu ai protagonisti del concerto.

È da questa posizione di forza che Putin è disposto a incontrare Biden. «Gli Stati Uniti - aveva detto in mattinata - basano le loro relazioni con noi sulle questioni di loro interesse, alle loro condizioni. Pensano che noi siamo uguali, ma non è così: noi abbiamo un codice genetico, culturale e morale diverso, ma sappiamo difendere i nostri interessi. Lavoreremo con loro, ma sui fronti che ci interessano e alle condizioni che riteniamo vantaggiose per noi. Dovranno tenerne conto, malgrado facciano di tutto per bloccare il nostro sviluppo. Malgrado le sanzioni, e le offese, dovranno tenerne conto».

Il punto di non ritorno

Da Washington, la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ribadisce l’intenzione degli Stati Uniti di «continuare a cercare» di lavorare con la Russia sui fronti segnati da interesse reciproco. Ma in un rapporto franco, in cui Biden non intende nascondere le divergenze e le preoccupazioni. E se Mosca ha richiamato il proprio ambasciatore Anatoly Antonov da Washington per consultazioni, John Sullivan resterà a Mosca, ha spiegato Psaki: «Continuiamo a credere che la diplomazia debba essere il primo passo, il nostro obiettivo nelle relazioni anche con i nostri avversari».

La prossima settimana dovrebbero essere annunciate nuove sanzioni americane per le interferenze russe nelle presidenziali di novembre, il segretario di Stato Antony Blinken torna a fare il nome di Nord Stream 2: un passo che segnerebbe un vero punto di non ritorno nei legami bilaterali. L’offerta di Putin di un confronto con Biden punta quindi ad accelerare i tempi, venerdì o lunedì. A caldo, e in apparenza senza offesa: anche perché il presidente russo, nella mattinata di giovedì, ha rinviato l’accusa di essere un killer al mittente: «Chi lo dice sa di esserlo, dicevamo da bambini in cortile quando litigavamo», ha esclamato Putin facendo notare che il senso di quel che sembra un semplice scherzo infantile in realtà è profondo e psicologico.

«Noi vediamo sempre nell’altro le nostre stesse qualità - ha detto Putin rievocando i massacri delle popolazioni indigene durante la conquista del continente americano, il periodo della schiavitù e oggi le discriminazioni che stanno dietro il movimento afroamericano di Black Lives Matter -, e pensiamo che quello siamo noi. E partendo da ciò giudichiamo le sue azioni».

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