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Biden propone un tax credit del 10% per rilanciare il made in Usa

Il piano fiscale del candidato democratico prevede una serie di misure per scoraggiare la delocalizzazione ed elimina le scappatoie per i paradisi offshore

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

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(AFP)

Il piano fiscale del candidato democratico prevede una serie di misure per scoraggiare la delocalizzazione ed elimina le scappatoie per i paradisi offshore


2' di lettura

NEW YORK - Sconto fiscale del 10% per il «Made in Usa». Tasse più alte del 10% per le aziende americane che producono all'estero. E la fine alle scappatoie fiscali concesse alle major nei paradisi offshore per evitare la piena tassazione degli utili. Joe Biden ha lanciato il suo piano fiscale in risposta alle battaglie commerciali a suon di dazi di Trump.
La proposta del candidato democratico per le presidenziali, oltre a un aumento dell'aliquota minima per le tasse federali alle società dal 21% al 28, prevede una serie di misure per rilanciare la produzione manifatturiera americana e penalizzare la delocalizzazione selvaggia.

Tax credit del 10%

La principale misura del piano fiscale di Biden è il “tax credit” del 10% che verrà concesso a tutte le aziende che decideranno di investire e produrre sul suolo patrio, dando lavoro agli americani. Misura pensata per rivitalizzare le fabbriche chiuse o in crisi a causa della delocalizzazione. Verranno dall'altra parte penalizzate le aziende che producono oltreoceano con una tassazione addizionale del 10%, che si aggiunge al già annunciato aumento delle aliquote al 28%: secondo un documento diffuso dal Comitato elettorale di Biden le aziende che producono beni e servizi all'estero venduti poi negli Stati Uniti, come ad esempio i call center o le software house diffusi nei paesi a lingua inglese, si ritroveranno aliquote fiscali del 30,8%.

Stop ai paradisi fiscali

Nella proposta di Biden c'è anche la creazione di un ufficio dedicato alla Casa Bianca per valutare che i prodotti con il marchio «Made in Usa» arrivino davvero dagli Stati uniti e non dalla Cina. Il piano fiscale di Biden prevede inoltre l'eliminazione delle scappatoie previste dalla riforma delle corporate tax di Trump del 2017 - quella che ha abbassato le aliquote societarie dal 35% al 21% causando un buco di bilancio in termini di minori entrate e l'aumento record del deficit - scappatoie che permettono alle società americane di spostare la sede nei paradisi fiscali per evitare la piena tassazione degli utili. Il presidente Trump da mesi parla di un piano per riportare negli Stati Uniti i posti di lavoro delocalizzati dalle aziende americane all'estero, ma non ha fornito ancora i dettagli del suo piano.

Avanti nei sondaggi di 12 punti

Da mesi Biden è avanti in tutti i sondaggi nazionali su Trump. L'ultimo sondaggio di Reuters/Ipsos diffuso ieri, effettuato tra il 3 e l'8 settembre, a due mesi dal voto, mostra un vantaggio del candidato democratico di 12 punti percentuali sul presidente repubblicano: 52% contro il 40%, con un 5% di indecisi e un 3% che voterà per un altro candidato. Secondo un altro sondaggio di Cnbc/Change Research, Biden è avanti anche in sei “swing states” su Trump, gli stati in bilico dove il distacco tra i due candidati è ridotto: Florida, Arizona, Michigan, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin. In questi sei stati che furono decisivi nel 2016 per la vittoria di Trump il «gap» tra i due rivali non è cambiato nelle ultime settimane a seguito delle convention di partito. Tuttavia Trump anche se dovesse perdere il voto popolare - come è accaduto nelle passate elezioni - potrebbe ancora vincere la presidenza grazie al conteggio dei collegi elettorali negli stati più remoti.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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