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La squadra di Biden: Yellen verso il Tesoro, l’ispanico Mayorkas agli Interni. Blinken segretario di Stato e Kerry inviato speciale per il clima

Da sempre collaboratore del Presidente eletto, è un veterano pragmatico di diplomazia e sicurezza nazionale (con la passione della chitarra)

di Marco Valsania

Biden lavora alla squadra, scelto segretario Stato

6' di lettura

Sarà Antony Blinken, diplomatico di lungo corso con la passione per la chitarra, il Segretario di Stato americano di Joe Biden. Il Presidente eletto ha scelto il suo più stretto collaboratore di politica estera, e già ex vicesegretario di Stato sotto Barack Obama, per la missione di ricucire i rapporti con gli alleati e ridare fiato al multilateralismo dopo l'era del nazionalismo unilaterale di America First di Donald Trump. L'annuncio ufficiale, hanno rivelato i media statunitensi citando fonti vicine a Biden, potrebbe arrivare entro martedì.

Inizio settimana intenso quello del prossimo presidente Usa, che ha chiamato al telefono il re di Giordania Abdullah II – la prima a un leader arabo – e ha parlato con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. A quest’ultimo Biden «ha sottolineato l'importanza dell'Alleanza Atlantica per la sicurezza Usa ed europea e ha evidenziato il duraturo impegno degli Stati Uniti verso la Nato, compreso il principio basilare della sua difesa collettiva in base all'art.5, nonché il suo desiderio di consultarsi con gli alleati su tutta la gamma delle questioni della sicurezza transatlantica» riferisce lo staff di Biden. L'articolo 5 sulla mutua difesa era stato piu' volte messo in discussione da Donald Trump.

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Nella serata di lunedì, inoltre, il Wall Street Journal ha riferito che Biden avrebbe scelto l'ex presidente della Fed, Janet Yellen, per la guida del Tesoro.

Janet Yellen per rilanciare l’economia in crisi

Yellen sarà la prima donna nella storia a ricoprire tale incarico dopo essere stata la prima donna presidente della Fed. Joe Biden - secondo quanto riporta il Wall Street Journal - l'ha scelta per il dopo Steven Mnuchin e per rilanciare l'economia americana alle prese con la peggiore crisi dalla Grande Depressione. Yellen, la “dura di Brooklyn”, è una “colomba” esperta nella disoccupazione, e per questo voluta dall'ala più a sinistra del partito democratico, che ha premuto per una figura attenta e sensibile al lato sociale e non solo a quello prettamente economico.

Yellen è una sostenitrice di azioni forti da parte della Fed per combattere la disoccupazione. Nata a Brooklyn da genitori che hanno vissuto la Grande depressione, Yellen ha frequentato il liceo Fort Hamilton e si è scoperta interessata all'economia durante i suoi anni all'università. Mentre era infatti alla Brown University ha avuto modo di incontrare James Tobin, professore di Yale, consigliere dei presidenti John Fitzgerald Kennedy e Lyndon Johnson, che dopo qualche anno avrebbe vinto il premio Nobel all'Economia.

Nel 1997 è stata presidente del Consiglio degli advisor economici del presidente Bill Clinton. Poi è rientrata alla Federal Reserve come presidente della Fed di San Francisco ed è stata una delle prime voci a mettere in guardia sul boom immobiliare che poi è sfociato nella crisi del 2008. Nel 2013, Obama la nominò presidente della Fed.

Sarà una donna a guidare gli 007 Usa

Accanto al 58enne Blinken, Biden dovrebbe nominare Jake Sullivan, 43 anni ed ex stretto collaboratore di Hillary Clinton, quale consigliere per sicurezza nazionale. Due nomine che danno corpo a una politica estera affidata a mani esperte, con caratteristiche sia di pragmatismo e moderazione che di impegno globale, nel segno di una profonda rottura, di sostanza e d’immagine, con la Casa Bianca di Trump e lo State Department di Mike Pompeo. Tra le varie nomine rilanciate dalle agenzie lunedì, anche quella dell’ex segretario di Stato Usa John Kerry, come inviato speciale per il clima, quella di Avril Haines, ex vice direttrice della Cia ed ex vice consigliera per la sicurezza nazionale, che sarà nominata come capo della National Intelligence, prima donna a guidare la comunità degli 007, e quella di Alejandro Mayorkas, ex vicesegretario del dipartimento per la sicurezza interna, confermato tre volte dal Senato nella sua carriera, sarà il primo ispanico e immigrato a diventare segretario del dipartimento per la Homeland Security (corrispondente sostanzialmente al ministero degli Interni).

Linda Thomas-Greenfield all’Onu

Dopo le indiscrezioni, è arrivata la conferma: il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, ha scelto un’altra donna, Linda Thomas-Greenfield come ambasciatrice alle Nazioni Unite. Thomas-Greenfield, 68 anni, diplomatica di carriera, si era ritirata nel 2017 dopo 35 anni al servizio del Paese. È stata ambasciatrice in Liberia e alla missione statunitense alle Nazioni Unite in Svizzera, tra i tanti incarichi ricoperti. Sotto l'amministrazione Obama, è stata assistente del segretario di Stato per gli Affari africani.

Biden: torniamo a capo tavola nel mondo

«Non abbiamo tempo da perdere quando si tratta della nostra sicurezza nazionale e della nostra politica estera. Ho bisogno di un team pronto sin dal primo giorno ad aiutarmi a reclamare il posto dell'America a capo tavola, radunare il mondo per essere all'altezza delle grandissime sfide che abbiamo davanti e far avanzare la sicurezza, la prosperità e i valori. Questo è il punto cruciale di tale team»: così Joe Biden ha commentato la sua prima tornata di nomine del futuro governo.

Un'agenda fitta

In agenda, con urgenza, per il team di politica estera di Biden ci sarà il recupero di relazioni costruttive con l'Europa e il rilancio del ruolo della Nato. Ancora: tra gli obiettivi prioritari emerge la necessità di contrastare la Cina e la sua crescente influenza mondiale ma di farlo costruendo alleanze e intese.

Torneranno al centro dell’azione di Washington le istituzioni internazionali quali l'Onu e le sfide globali quali il cambiamento climatico, con un rientro negli accordi di Parigi. Rientro eccellente anche nell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che Trump aveva abbandonato, per combattere le pandemie e altre emergenze di salute pubblica.

Tra le operazioni più complesse ci sarà un recupero dell'accordo internazionale sul nucleare con l'ran, che era stato strappato da Trump ma è ancora tenuto in vita dall'Europa. Sullivan potrebbe qui offrire un contributo particolare: era stato consigliere senior del governo Usa durante gli originali negoziati per l'accordo.

Blinken, diplomazia e chitarra

Ma i riflettori sono puntati anzitutto su Blinken: è un veterano di amministrazione democratiche. Il suo battesimo del fuoco quale alto funzionario della diplomazia americana lo aveva avuto negli anni Novanta di Bill Clinton, all’’interno dell'ufficio per la politica europea.

La politica estera non è la sua sola passione: Blinken si è fatto notare anche come talentuoso chitarrista coltivando una passione particolare per i Beatles. Il suo curriculum accademico e di governo, nell’arco di decenni, è tuttavia ineccapibile: lauree a Harvard e a Columbia (Law School) e poi ingresso in politica, non si era fermato neppure una volta finita la sua ultima esperienza con la Casa Bianca di Obama. Aveva fondato la società di consulenza strategica WestExec Advisors assieme a Michele Flournoy, ex alto funzionario del Pentagono adesso in pole position per diventare il primo Segretario alla Difesa donna sotto Biden.

Una dottrina centrista

Ideologicamente Blinken è considerato un centrista, con però una vena di interventismo. Conscio, secondo gli osservatori, della forza e dell’impatto dell’America ma allo stesso tempo dei limiti del suo potere. Durante l'amministrazione Obama aveva svolto un ruolo cruciale nella creazione di una coalizione di 60 paesi per combattere Isis in Siria e Iraq. Formalmente era stato sottosegretario di Stato tra il 2015 e il 2017, dopo esser stato viceconsigliere per la sicurezza nazionale nei due anni precedenti.

Il ritorno della leadership all'estero

Non tutte le sue idee, negli anni, sono andate a buon fine: fu ad esempio controversa e bocciata una sua proposta, quando era consigliere di Biden al Senato, di dividere l'Iraq in tre zone su base etnica.

E' tuttavia da sempre un fautore convinto della leadership statunitense nel mondo, morale oltre che politica. In un discorso nel 2015 aveva messo nero su bianco la sua visione: ”In tempi di crisi il mondo si rivolge agli Stati Uniti, non perché abbiamo sempre ragione o perché siamo universalmente ammirati o perché possiamo imporre risultati, ma perché ci sforziamo di allineare le nostre azioni con i nostri principi, e perché la leadership americana ha la capacità unica di mobilitare altri e fare la differenza”.

Particolare interesse Blinken ha anche mostrato per affrontare il dramma dei rifugiati, per aumentarne l'accesso negli Stati Uniti drasticamente tagliato da Trump, e fare i conti collettivamente con i problemi sollevati dai flussi migratori nel mondo. Sotto Trump i nuovi rifugiati ammessi negli Usa sono stati ridotti a 15.000 l'anno da oltre centomila.

L'amicizia con Biden

Con Biden, Blinken vanta una lunga familiarità che ha giocato un ruolo importante nella scelta quanto l'affinità politica. Era stato il suo principale consigliere quando era ancora senatore, in particolare quando aveva la guida della Commissione Esteri della Camera Alta.

In seguito, con Biden divenuto vicepresidente di Obama, Blinken era diventato inizialmente il suo braccio destro su questioni internazionali nei panni di consigliere di sicurezza nazionale. In quella posizione aveva seguito con particolare attenzione le crisi mediorientali.

Durante l’ultima campagna elettorale era stato al suo fianco e ora era tra gli esponenti chiave della sua squadra per la transizione.

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