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Biden: sì alla sospensione dei brevetti di Big Pharma per i vaccini anti-Covid

Svolta Usa sulla protezione della proprietà intellettuale. Spinta ai negoziati in sede WTO. La WHO: un atto monumentale. La protesta delle aziende

di Marco Valsania

Discorso dei 100 giorni di Biden: l'America si è rimessa in moto

6' di lettura

L'amministrazione Biden ha preso posizione a favore di una sospensione straordinaria delle protezioni alla proprietà intellettuale quando in gioco sono i vaccini contro il Covid-19. Uno “strappo” drammatico e a sorpresa con Big Pharma ssui brevetti. Che, se avrà seguito concreto, cementerà una svolta: un cambio di passo politico, con gli Stati Uniti che dimostrano di poter abbandonare una tradizionale posizione pro-business. E ancor più un enorme rafforzamento della crociata per la salute globale, al cospetto della grave emergenza del coronavirus, perseguendo l'obiettivo di potenziare enormemente la produzione e diffusione mondiale dei vaccini aprendola ad un crescente numero di aziende e paesi.

L'annuncio è stato dato dal Rappresentante commerciale statunitense, Katherine Tai, che ha aperto così la strada a negoziati nell'ambito della World Trade Organization dove una prima proposta in questo senso è già stata presentata da India e Sudafrica. Anche se si preannunciano colloqui tesi in cerca di un'indispensabile unanimità per modificare le regole nell'ambito dell'organizzazione multilaterale, tra le ribellioni dei colossi dell'industria farmaceutica e le resistenze finora mostrate da altri grandi potenze, comprese l'Unione Europea e la Gran Bretagna. Quel che è certo è che Joe Biden ha effettuato una nuova virata verso posizioni progressiste e ha candidato Washington alla leadership su un’altra grande sfida mondiale, come già ha cercato di fare sul clima. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha salutato apertamente la scelta americana come “un atto monumentale nella lotta al Covid-19”.

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Big Pharma insorge

Gli interessi in gioco e le opinioni divergenti sono subito parsi chiari dalle reazioni. Veemente la protesta dell'associazione americana di settore, che ha dipinto un quadro poco meno che apocalittico di gravi danni al settore e alla salute. A nome della Pharmaceutical Research and Manufacturers of America, Stephen Ubl ha parlato di “un passo senza precedenti che minerà la nostra risposta globale alla pandemia e comprometterà la sicurezza. Questa decisione genererà confusione tra partner pubblici e privati, indebolirà già fragili catene di forniture e alimenterà la proliferazione di vaccini contraffatti”. Ancora, sfoderando anche toni nazionalistici: la scelta avrà l'effetto di “consegnare innovazione americana a paesi che cercano di erodere la nostra leadership nelle scoperte biomedicali”. Brent Saunders, ex ceo di Allergan, ha tradotto in termini che considera più diretti l'allarme di Big Pharma: “Chi farà il vaccino la prossima volta?”. In Borsa i titoli di case quali Moderna, NioNTech e Novavax hanno perso terreno sull'onda dei timori di ripercussioni dalla decisione di Biden. Anche se Moderna si era in realtà già detta disposta a non imporre il rispetto dei suoi brevetti a coloro che producono vaccini contro la pandemia.

Gli attivisti per la salute pubblica: spingersi oltre

Diametralmente opposte sono invece le preoccupazioni di associazioni e militanti per i diritti umani e alla salute. “E' un gesto storico che mostra come il Presidente Biden sia impegnato non solo a essere il leader dell'America ma un leader globale”, ha detto Priti Kristhel della Initiative for Medicines, Access & Knowledge al New York Times. La loro richiesta è però di spingersi oltre la sospensione delle protezioni sulla proprietà intellettuale: serve quello che definiscono un concreto e attivo transfer di tecnologia, di know how e di personale, da parte dei detentori dei brevetti per consentire la produzione necessaria, coinvolgendo realtà aziendali che vanno al di là dei gruppi oggi detentori dei segreti industriali sui vaccini. “Le azioni devono rispecchiare le parole”, ha aggiunto Asia Russell, responsabile di Health Gap pur ribadendo che “nessuno rappresentante commerciale americano aveva mai preso una simile posizione”.

Le obiezioni tecniche

Simili proposte vogliono ovviare anche alle obiezioni “tecniche” sollevate dalle imprese coinvolte: che appunto una semplice sospensione dei brevetti non supera da sola altre barriere alla produzione e alla distribuzione. Pfizer ha indicato che il suo vaccino richiede personale e attrezzature specializzate, che utilizzano 280 componenti da 86 fornitori in 19 paesi, e i suoi vertici per questo hanno criticato la mossa di Biden come inefficace ai fini di miglioramenti nella diffusione dei vaccini. Ma i difensori della mossa di Biden, accanto alla riichiesta di un autentico “technology transfer” d’urgenza, aggiungono che produttori di farmaci ovunque nel mondo, anche in paesi in via di sviluppo, hanno in realtà dimostrato in questi anni di essere in grado di offrire prodotti di alta qualità nelle corrette condizioni e che queste possono quindi essere create per il vaccino.

La strade per un compromesso

Biden, qualunque l'esito della battaglia sui brevetti per i vaccini, potrebbe però aver dato una significativa spallata ai re del comparto farmaceutico. Alcuni esperti credono che la mossa della Casa Bianca alla fine possa portare le case ad accettare un compromesso sulla proprietà intellettuale. Oppure quantomeno spingere Big Pharma ad aprire le sue casseforti a vantaggio globale per diminuire le pressioni: potrebbe ad esempio moltiplicare le donazioni di dosi finora effettuate e giudicate scarse a vantaggio dei paesi poveri, cercando di migliorare la sua immagine con sforzi di maggior equità. Già nelle ultime ore l’associazione di settore ha voluto rivendicare che “i produttori biofarmaceutici sono pienamente impegnati a fornire accesso globale ai veccini contro il Covid-19 e stanno collaborando in una maniera prima inimmaginabile”.

La pressione dei drammi in India e Sudamerica

Inimmaginabili sono però anche i drammi tuttora in corso in vaste regioni del mondo. Senza le restrizioni sulla intellectual property, avvertono i fautori della decisione di Biden, può diventare possibile moltiplicare la produzione dei vaccini su scala internazionale e raggiungere anche la gran parte dei paesi poveri oggi ai margini delle campagne vaccinali, rimaste concentrate nelle nazioni più sviluppate. Tutto ciò nonostante le promesse - e a volte gli sforzi - di organizzazioni multilaterali, governi e case farmaceutiche di allargare l'accesso alle dosi. L'urgenza di spezzare la morsa dei brevetti è stata invocata da un crescente numero di voci, davanti alle tragedie da pandemia che si stanno consumando, giorno dopo giorno, dall'India al Sudamerica.

Una rottura con il passato

Per gli Stati Uniti si tratta a tutti gli effetti di un ripensamento ritenuto davvero storico, di una inversione di rotta di 180 gradi. Finora Washington era stata piuttosto alla guida dell'opposizione a simili misure anche temporanee e circoscritte, con crociate in particolare all'interno dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) dove la proposta per superare le barriere della proprietà intellettuale al fine di sfornare più vaccini ha preso forma ed è circolata con crescente insistenza. Negli stessi Stati Uniti, però, l'idea ha trovato sempre maggiori aderenti, compresi numerosi parlamentari del partito democratico del Presidente. “Siamo la nazione più potente al mondo e possiamo contribuire a por fine a questa catastrofe, non possiamo rimanere fermi, prigionieri di Big Pharma, a guardare milioni di persone morire”, ha affermato la deputata democratica Rosa DeLauro, leader di una campagna alla Camera a favore della sospensione dei brevetti.

La svolta affidata al Rappresentante commerciale Tai

La decisione formale dell’amministrazione di appoggiare un “congelamento” dei brevetti è stata resa nota dal Rappresentante commerciale statunitense Katherine Tai. Non a caso, visto appunto che l’epicentro del dibattito è la WTO. “Siamo davanti a una crisi sanitaria globale e le straordinarie circostanze della pandemia da Covid-19 richiedono provvedimenti straordinari”, ha fatto sapere Tai. E ha precisato che “l'amministrazione crede fermamente nelle protezioni della proprietà intellettuale, ma con l'obiettivo di mettere fine a questa pandemia sostiene una rinuncia a quelle protezioni per i vaccini contro il Covid-19”. Negoziati ancora “lunghi e difficili”Tai ha aggiunto che gli Stati Uniti parteciperanno a trattative in sede Wto e non ha nascosto le difficoltà da superare. “I negoziati richiederanno tempo, vista la natura dell'istituzione fondata sul consenso e la complessità delle questioni da affrontare”, ha dichiarato. India e Sudafrica si sono fatti sponsor di una proposta oggi in discussione in ambito Wto e dovrebbero presentare un piano aggiornato da considerare nei prossimi giorni e settimane.

Miti da sfatare?

I sostenitori di Biden e dello sforzo di allentare la presa dei brevetti nella lotta alla pandemia tengono a sfatare anche il mito che le innovazioni delle case farmaceutiche siano solo il frutto delle loro forze “private”. E che non esistano precedenti di simili iniziative globali per la salute pubblica. Sul primo fronte sottolineano come i vaccini sul coronavirus siano stati creati anche con l'apporto essenziale di una vasta ricerca pubblica, finanziata dal contribuente, mettendo il dubbio rivendicazioni di ingenti profitti a ogni costo: nel caso di Pfizer, ad esempio, il suo partner nel vaccino BioNtech ha ricevuto forti aiuti dal governo tedesco, dei quali si è quindi avvantaggiata indirettamente, e ha potuto contare sull'acceso, sempre grazie a BioNtech che ne ha licenza, a brevetti degli Istituti Nazionali della Sanità, un ente federale. I vaccini non sono abitualmente uno dei principali motori di utili per le società farmaceutiche, ma alcuni fanno eccezione e Pfizer ha appena riportato impennate dei profitti e delle vendite trimestrali grazie al vaccino anti-Covid, prevedendo continui e forti guadagni in bilancio. Mentre le sue donazioni di dosi a regioni disagiate sono criticate come del tutto inadeguate. Sul secondo fronte, la protezione assoluta di un brevetto e del monopolio sulla produzione di farmaci anche in casi di emergenze globali viene descritta solo come uno sviluppo recente: durante la Seconda Guerra Mondiale il governo Usa obbligò le case a condividere le “ricette” per sofisticati farmaci di allora quali gli antibiotici. Nella campagna internazionale contro il vaiolo l'Organizzazione Mondiale della Sanità creò un vero e proprio registro di tecniche manifatturiere e formule per facilitare la condivisione globale delle risorse.

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