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Biden, lungo vertice con Putin: pesanti sanzioni in caso di invasione dell’Ucraina

È durato due ore il delicato vertice virtuale bilaterale. La Casa Bianca annuncia anche un boicottaggio politico delle Olimpiadi invernali di Pechino. Rabbia cinese

di Marco Valsania

Usa, Biden: "Non accetto linee rosse da Mosca sull'Ucraina"

3' di lettura

La Casa Bianca alza la pressione su Russia e Cina: nel vertice virtuale con Vladimir Putin iniziato martedì intorno alle 16 ora italiana e terminato dopo circa due ore, il Presidente Joe Biden ha cercato strade per una de-escalation della crisi in Ucraina, lanciando tuttavia al leader di Mosca un monito a non ordinare invasioni del Paese. Pena gravi sanzioni economiche che taglierebbero la Russia fuori dal sistema finanziario internazionale e potrebbero colpire le più grandi banche russe e la capacità di Mosca di convertire i rubli in dollari.

Al termine del colloquio il presidente americano aveva in programma di informare dell’esito i leader di Francia, Germania, Italia e Regno Unito.

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Il boicottaggio delle Olimpiadi

L'amministrazione, su un altro delicato fronte di politica estera con un rivale strategico, ha anche annunciato un boicottaggio politico delle Olimpiadi invernali di Pechino il prossimo febbraio. Non invierà, ha annunciato, alcuna delegazione ufficiale. Gli atleti statunitensi potranno partecipare e verranno sostenuti da casa, ha aggiunto il portavoce di Biden, Jen Psaki. L'azione è stata decisa in riposta al “continuo genocidio” nello Xinjiang, ai danni della minoranza degli Uiguri. L'amministrazione è ai ferri corti con Pechino anche per le minacce militari a Taiwan e la repressione a Hong Kong.

La rabbia cinese

Non si è fatta attendere la reazione cinese. Con la rabbia manifestata dopo l’annuncio del “boicottaggio diplomatico” delle Olimpiadi invernali. Il portavoce della diplomazia cinese Zhao Lijian ha accusato gli Usa di aver violato il principio di neutralità politica nello sport. «Il tentativo degli Stati Uniti di interrompere le Olimpiadi invernali di Pechino, basato su pregiudizi ideologici e bugie, esporrà a tutti solo le intenzioni maligne degli Stati Uniti», ha detto.

L’incontro sulla democrazia

Biden vuole infine rilanciare nei prossimi giorni più in generale la leadership di Washington sul palcoscenico mondiale, in un guanto di sfida a Mosca e Pechino, con un grande incontro per la democrazia, il Summit for Democracy, organizzato per giovedì e venerdì. L'evento vedrà oltre cento partecipanti in collegamento remoto, tra esponenti governativi e della società civile, con un’agenda dedicata a contrastare l'autoritarismo. Cina e Russia non sono invitate. Il Tesoro Usa dovrebbe per l'ccasione anche annunciare nuove sanzioni contro individui ritenuti responsabili di violazioni dei diritti umani.

Crisi ucraina, clima da guerra fredda

Ma è l'appuntamento tra Biden e Putin a essere senza dubbio il più drammatico per l'elevata e ravvicinata posta in gioco. Il Presidente americano dovrebbe invocare l’esistenza di piste diplomatiche. Allo stesso tempo, però, pur senza impegni a interventi militari diretti a fianco delle forze di Kiev vuole evocare un chiaro e fermo sostegno a Kiev. E, soprattutto, lo spettro di drastiche misure contro Mosca in caso di nuove aggressioni russe. A questo scopo la Casa Bianca sta lavorando ai fianchi la nazioni europee per mostrare un fronte comune più duro con Mosca, evitando eccessive cautele alimentate da timori di ritorsioni russe quali riduzioni delle forniture di gas.

Mosca, che nel 2014 aveva invaso e poi annesso la penisola di Crimea, ha di sicuro intensificato l'assedio del Paese ammassando truppe al confine (a gennaio saranno 175.000 dalle centomila odierne, stando al Pentagono). E ha moltiplicato le campagne di disinformazione e destabilizzazione del governo di Kiev. Putin non ha fatto inoltre mistero di considerare l'Ucraina parte di una grande Russia e i due popoli identici per legami storici, nonostante una chiara maggioranza di ucraini che vuole maggiori legami con l'Occidente.

Il colloquio con i leader europei

Il presidente Usa Biden lunedì sera si è sentito intanto con i leader europei Mario Draghi, Emmanuel Macron, Angela Merkel e Boris Johnson. I leader hanno condiviso preoccupazione per l’incremento del dispositivo militare russo ai confini con l’Ucraina, concordando sull’esigenza che quest’ultima si adoperi per una distensione e ribadendo che la diplomazia resta l’unica via per risolvere il conflitto nel Donbass dando attuazione agli Accordi di Minsk. Da Palazzo Chigi fanno sapere che «è stato reiterato il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina» e che i rispettivi staff rimarranno in stretto contatto, anche nel quadro di consultazioni con gli alleati della Nato e i partner Ue, ai fini di una risposta coordinata e complessiva.

La Russia minimizza

Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, nelle ultime ore ha minimizzato la minaccia di una invasione definendole il frutto della “retorica ostile” dell'Occidente. E ha aggiunto che Putin, dal vertice, attende “proposte concrete” con “grande interesse” sull'Ucraina e su una potenziale “riduzione delle tensioni”, come sulle “garanzie di sicurezza nel lungo periodo” per la Russia in Europa orientale. La Casa Bianca teme che Putin voglia chiedere non solo che Kiev non entri mai nella Nato ma anche allentamenti dei suoi rapporti con l'Occidente, a cominciare da ogni cooperazione militare, per assicurare un ritorno dell'influenza di Mosca.


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