Crisi alla frontiera Ue

Bielorussia, Minsk svuota il campo al confine, morto un bambino di un anno

Il dramma del bimbo siriano è emerso nel corso della notte, quando volontari polacchi per l’aiuto internazionale hanno compiuto un intervento con temperature gelide a seguito di una segnalazione d’emergenza

Crisi dei migranti con la Bielorussia destinata a durare mesi

2' di lettura

Si è svuotato, su pressione delle autorità locali, il campo per i migranti fatti confluire dal regime bielorusso al confine con la Polonia, accanto al varco di Kuznica, a conferma del cambio di passo di Minsk sulla crisi che il regime ha innescato. Lo sgombero è stato confermato dalle guardie di frontiera polacche, secondo il Guardian. Nel frattempo, viene registrata la 13ma vittima da quando è iniziato il massiccio trasferimento di rifugiati alla frontiera con la Polonia: è un bambino siriano di un anno. Insieme alla famiglia, denuncia il Centro polacco per l’aiuto internazionale, era rimasta nella foresta senza un ricovero per sei settimane. Non sono precisate le cause della morte.

Secondo i soccorritori polacchi, che sono intervenuti sul posto nel corso della scorsa notte, i genitori del piccolo erano entrambi feriti: il padre aveva una lesione al braccio, mentre la madre una da coltello alla gamba. Nel corso dell’intervento, aggiunge l’Ong, è stato soccorso anche un giovane in condizioni di disidratazione e denutrizione.

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Nella mattinata del 18 novembre nel campo allestito dalle forze bielorusse in tutta fretta nei giorni scorsi rimanevano solo i resti delle tende, vestiti abbandonati. Un portavoce di Aleksandr Lukashenko ha reso nota una telefonata del presidente bielorusso con la Cancelliera tedesca Angela Merkel in cui è stata concordata la creazione di un corridoio umanitario per la Germania per 2mila migranti. Minsk, in cambio, ha accettato di rimpatriare 5mila altri migranti. Il portavoce ha anche reso noto che i primi 431 migranti iracheni sono stati rimpatriati. Gli altri “si sono categoricamente rifiutati di partire”, ha aggiunto.

Unicef, l’indignazione non serve, servono i fatti

“Tutti i paesi europei hanno firmato la convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” se la notizia del bambino morto di freddo al confine tra la Polonia e la Bielorussia è confermata ora “non possono solo indignarsi, devono applicare ciò che hanno ratificato, l’Ue ha lasciato morire bambini e bambine in mare ora lasciano morire bambini e bambine di freddo. Non si può più dire ’basta’, ora ci aspettiamo un gesto concreto”. Il portavoce di Unicef Andrea Iacomini ammette di non poterne più di sentire “le parole di indignazione delle istituzioni del mondo che quando accadono queste cose riempiono i giornali di frasi circostanza” e ricorda la vicenda di Aylan, il cui corpicino riverso sulla sabbia divenne un simbolo del dramma dei migranti. Anche in quel caso tanta indignazione ma nulla di concreto.


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