ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAnalisi

Bielorussia, Ucraina, Russia: chi sono i tre vincitori del Nobel per la Pace

L’onorificenza è andata ad Ales Bialiatski e alle due Ong Centro ucraino per le libertà civili e Memorial. La scelta del comitato di Oslo è un tributo all’impegno civile, ma rappresenta - anche - un messaggio politico

di Antonella Scott

Premio Nobel per la Pace assegnato a Bialiatski, Memorial e al Centro per le libertà civili ucraino

4' di lettura

Bielorussia, Ucraina, Russia. Insieme. È un segnale molto forte quello che i membri del Comitato organizzatore hanno mandato da Oslo, annunciando di aver attribuito il Premio Nobel per la pace a un attivista per i diritti umani, Ales Bialiatski, fondatore e presidente di Viasna (primavera), in carcere in Bielorussia; al Centro ucraino per le libertà civili e a Memorial, la più nota organizzazione per i diritti umani in Russia, co-fondata da Andrej Sacharov.

Un tributo a chi lavora per rafforzare l'impegno della società civile che si richiama al rispetto della dignità umana, alla libertà, la solidarietà, lo stato di diritto, la democrazia. Elementi fondanti della pace. Basando la propria missione su questi valori, le tre organizzazioni citate si sforzano di dare voce alle vittime delle repressioni politiche.

Loading...

Il significato di «questo» Nobel

Il significato di questo riconoscimento è importantissimo. A Minsk, il regime di Aleksandr Lukashenko spalleggia Mosca nella guerra contro l'Ucraina. Ma l'impegno civile di molti va oltre i confini, e unisce quella parte delle popolazioni contrarie alla guerra. In particolare, in questa fase, quella parte di russi di opposizione – soprattutto quelli rimasti - che hanno bisogno di non essere lasciati soli, accomunati indiscriminatamente nella condanna del regime che ha deciso l'invasione e di chi la sostiene.«Il Comitato norvegese per il Nobel – ha spiegato la presidente, avvocato Berit Reiss-Andersen - desidera onorare tre grandi campioni dei diritti umani, della democrazia e della coesistenza pacifica».

Il premio, ha aggiunto, non viene mai assegnato contro qualcuno: ma forse mai come quest'anno l'applauso del mondo contrasta drammaticamente con la situazione in cui tutti e tre si trovano nei rispettivi Paesi.

«È stata una decisione molto importante – commenta da Mosca Nadezhda Azhgikhina, direttore del Centro PEN di Mosca, l'associazione che riunisce scrittori e giornalisti -. Un segno di speranza. Nella follia di discorsi pieni di odio, ma anche dei tentativi quotidiani di dividere i popoli e cancellare le culture, il Comitato del Nobel per la Pace ha onorato i valori universali della pace e della dignità umana. Una decisione che non divide ma unisce i popoli e sostiene il lavoro quotidiano di chi si impegna per i diritti umani e il dialogo. Questa decisione promuove il Partito della Pace. E' una vittoria del Partito della Pace».

Ales Bialiatski, 60 anni, è in carcere in attesa di giudizio dall'estate del 2021. Accusato di contrabbando e reati finanziari, oltre che di evasione fiscale. Aveva fondato l'associazione Viasna nel 1996, accompagnando le proteste di massa per la democrazia in Bielorussia. Condannato nel 2011 per evasione fiscale, restò rinchiuso fino al 2014. E quando l'estate del 2020 riaprì la stagione delle proteste, Bialiatski entrò a far parte del Consiglio di coordinamento di Svetlana Tikhanovskaja, secondo l'opposizione la vera vincitrice delle elezioni.

La durissima repressione che seguì – soffocando un movimento che aveva visto un'enorme partecipazione popolare - riportò in prigione anche Bialiatski, insieme ad altri rappresentanti di Viasna. Attribuendogli il Nobel, Reiss-Andersen ne ha chiesto alle autorità bielorusse la liberazione.Fondato nel 2007 a Kiev, il Centro ucraino per le libertà civili monitora le persecuzioni politiche e i crimini di guerra nella Crimea annessa alla Russia nel 2014. L'invasione del febbraio scorso ha esteso il campo d'azione ai territori ucraini «temporaneamente occupati – spiegano gli attivisti – dove gli ufficiali russi e i loro soldati rapiscono e intimidiscono cinicamente membri della società civile e cittadini comuni». Lo sforzo del Centro di Kiev è definire la mappa delle sparizioni forzate di difensori dei diritti umani, giornalisti, attivisti e rappresentanti delle amministrazioni locali.

L’auspicio: incoraggiare la missione dei tre destinatari

L'auspicio del Comitato norvegese è che il Nobel e la solidarietà che esprime – al di là del riconoscimento finanziario pari a 10 milioni di corone svedesi, circa 920.000 euro - serva da incoraggiamento e rafforzi la missione dei tre destinatari. Nel caso di Memorial, purtroppo, c'è un precedente: lo scorso anno il Premio venne attribuito per la difesa della libertà di stampa (insieme alla giornalista investigativa filippina Maria Ressa) a Dmitrij Muratov, direttore della Novaja Gazeta co-fondata da Mikhail Gorbaciov.

Il Nobel non ha scoraggiato la macchina repressiva del Cremlino, che nelle scorse settimane ha confermato la chiusura del giornale malgrado la determinazione di Muratov a proseguire il proprio lavoro. Anche Memorial, organizzazione nata nel 1987 per documentare le repressioni politiche, aiutare la riabilitazione delle vittime dello stalinismo e preservarne la memoria, è stata messa al bando in Russia. Da tempo inserita nella lista degli «agenti stranieri», con diversi suoi rappresentanti nel mirino delle autorità a partire dallo storico del Gulag Jurij Dmitriev – scopritore delle fosse comuni staliniane in Karelia, condannato a 15 anni - è stata liquidata definitivamente nel febbraio scorso. Ma non considera affatto conclusa la missione: commentando la notizia del premio, Memorial ha ricordato gli attivisti che tuttora subiscono «attacchi e repressioni indescrivibili» in Russia.«

«Un segno importante nella lotta per i diritti umani»

L'assegnazione del premio Nobel per la Pace – commenta una nota diffusa da Memorial Italia - è un segno importante per tutto l'universo di Memorial, dai primi fondatori ai volontari, da chi ha pagato con la vita il suo impegno e la sua lotta per i diritti umani a chi sta subendo il carcere per la volontà di raccontare le pagine più buie della storia sovietica. È un riconoscimento anche a tutte le vittime del Gulag e della repressione sovietica messe in silenzio, e a chi si batte per garantire la giustizia ai prigionieri politici della Russia di oggi.

Memorial Italia ringrazia il Comitato del Nobel per la Pace per la scelta di onorare il lavoro trentennale di un'associazione che nonostante sia da anni vittima della violenza e della censura dello Stato continua la sua missione democratica per tutelare la libera ricerca scientifica e i diritti fondamentali dei cittadini russi». Un onore, aggiunge Nadezhda Azhgikhina, «per tutti i russi ispirati dalla perestrojka di Mikhail Gorbaciov, e convinti che il Gulag e altri crimini del passato totalitario non debbano ripetersi mai più».

Arrivano anche le reazioni delle autorità, ma in direzione opposta. A poche ore dal verdetto, il tribunale del distretto di Tverskoi (Mosca) ha decretato l’espropriazione a favore dello stato della sede della Ong Memorial.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti