INNOVAZIONE

Big dell’elettronica in coda per l’hi-tech made in Lecco

di Luca Orlando

2' di lettura

Dividendi zero, e non certo per mancanza di risorse. Ma la regola della casa in Technoprobe è questa, un reimpiego integrale degli utili in azienda per finanziare lo sviluppo, attività del resto necessaria alla luce delle performance recenti. Sviluppo stellare quello delle Pmi lecchese della microelettronica, focalizzata nella produzione di schede di test per microchip, nicchia ad altissima tecnologia dove l’azienda nata nel 1995 è stata in grado di arrampicarsi fino alla terza posizione mondiale.

«Ma in futuro - ci racconta sorridendo il vicepresidente Roberto Crippa - ci piacerebbe diventare primi». Obiettivo sfidante, non certo da libro dei sogni osservando il trend recente, culminato con ricavi in Italia moltiplicati per cinque dal 2012, oltre 100 milioni di vendite (125 il bilancio consolidato previsto nel 2017) realizzate quasi interamente grazie all’export, avendo per clienti finali i colossi dell’elettronica globale, telefonia in primis.

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«E con quelli - commenta Crippa - se sgarri sulle consegne sono guai, ti fanno quasi la “pelle». Dopo aver rapidamente saturato i nuovi spazi produttivi aggiunti nel 2011, l’azienda si è vista “costretta” ad un rilancio ulteriore, investendo così oltre 30 milioni di euro per un nuovo impianto 4.0 da più di 6mila metri quadri, in parte dedicati ad una clean room. «Pur lavorando su due turni dal lunedì al sabato - spiega Crippa - negli ultimi tempi abbiamo dovuto fare i salti mortali per soddisfare la domanda: con il nuovo investimento riusciremo a crescere ancora, pianificando al meglio l’attività».

Il prodotto

L’oggetto del desiderio, quello per cui le multinazionali dell’hi-tech si mettono in fila a Cernusco Lombardone, è una massa di circuiti che sta in un palmo di mano. Per nulla banale tuttavia, e non solo per i costi, che arrivano a 200mila dollari. Perché su quel meccanismo di test si gioca la qualità di interi processi produttivi, con le migliaia di sonde di contatto prodotte a valutare il buon funzionamento di circuiti integrati che devono poi attivare cellulari e smartphone, ma anche componenti hi-tech dell’industria automotive. Con un invidiabile Roe del 31% e un costante reinvestimento dei profitti, Technoprobe ha deciso di lavorare esclusivamente con risorse proprie, grazie alle quali realizza anche l’ultimo investimento: alla voce debiti bancari, il bilancio indica la cifra zero. «Cosa vuole - spiega Crippa - siamo della vecchia scuola, non ci piace fare debiti, questa da sempre è la scelta della famiglia».

L’organico

Nel mondo gli addetti sono oltre 600, di cui la metà in Italia, anche grazie al rafforzamento recente dell’organico. «Nell’ultimo anno qui in Italia sono entrate 100 persone - spiega Crippa - e altre assunzioni sono previste a breve: ingegneri e periti per alimentare il nostro tasso di innovazione che vede una produzione annua di una ventina di brevetti. In fondo, puntando sulla microelettronica, è come se avessimo portato qui un pezzo di Silicon Valley». L’investimento lecchese, inauguratio ieri, riguarda per circa 12 milioni macchinari e impianti, acquistati quasi interamente sfruttando i bonus di super e iperammortamento.

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